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di AMDuemila
Le dichiarazioni dell’ex giudice della corte d’Appello di Catanzaro, in parte ritrattate, su due vicende di corruzione con l’ex FI

Ci sarebbero anche due vicende di corruzione a mettere nei guai Giancarlo Pittelli, ex parlamentare di Forza Italia e imputato principale (anche se la sua posizione è stata stralciata e viene trattata con rito abbreviato) nel maxi processo Rinascita-Scott per la sua funzione di "ponte" tra le cosche vibonesi e la massoneria. A riferire dei due casi di corruzione è il giudice della Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini, il quale lo scorso 5 febbraio ha dichiarato ai pm di Salerno (che lo avevano arrestato), che Pittelli gli aveva proposto 2500 euro per una sua sentenza favorevole. “Ammetto di aver accettato la promessa di ricevere la somma di 2.500 euro dall’avvocato Giancarlo Pittelli in cambio dell’assoluzione dell’imputato da lui assistito”. I magistrati della Dda di Catanzaro hanno inserito il verbale del giudice, oggi sospeso, nei faldoni del maxi processo “Rinascita Scott”, iniziato la scorsa settimana. Petrini ha spiegato ai magistrati campani che l’ex senatore di Forza Italia, dopo la sentenza a lui favorevole, non lo ha pagato. Tuttavia la corruzione comunque ci sarebbe stata. Ad affermarlo è lo stesso Petrini: “La proposta corruttiva fattami personalmente dall’avvocato Giancarlo Pittelli avvenne nei locali della Corte d’Appello. Colloco l’episodio, se ben ricordo, in epoca successiva alla sua cessazione della carica parlamentare. Dopo la decisione favorevole il Pittelli non mi ha versato la somma promessa”. L’episodio in questione, che Petrini illustrerà in maniera più precisa solo venti giorni dopo con un nuovo interrogatorio, riguarda il caso di Nicolas Sia, che accoltellò a morte Marco Gentile per un debito di droga. “All’imputato, - ha spiegato Petrini - la Corte ridusse su mia proposta la pena da 18 a 12 anni. Ribadisco che io ero il relatore. La somma promessami da Pitelli non mi fu poi mai consegnata”. 2500 euro, quindi, per uno sconto di pena di 6 anni. Ma quello per il delitto di Gentile non è l’unica vicenda corruttiva che confessa Marco Petrini e che lo lega all’avvocato Pittelli. il 18 dicembre, il giorno prima dell’arresto di quest’ultimo nell’ambito dell’operazione della Dda di Catanzaro Rinascita-Scott, i due avevano trattato un altro processo per il quale l’ex forzista aveva promesso denaro al magistrato. Era quello a carico di Rocco Delfino, imprenditore ritenuto vicino alle cosche di Gioia Tauro e anch’egli imputato in “Rinascita-Scott”. “Per il procedimento Delfino - ha detto Petrini ai pm - mi fu promesso denaro ugualmente da Pittelli, si trattava di un procedimento di prevenzione patrimoniale per il quale si chiedeva la revoca di un provvedimento di confisca definitivo emesso dal Tribunale di Reggio Calabria ai sensi dell’articolo 28 del codice Antimafia. Ricordo che il processo fu trattato alla presenza dell’avvocato Pittelli e dello stesso Delfino il giorno precedente l’arresto di entrambi da parte della Dda di Catanzaro. Per questa vicenda la decisione non è stata adottata. La promessa della somma di denaro per revisionare il provvedimento di confisca patrimoniale di Delfino mi fu fatta dall’avvocato Pittelli nel novembre 2019 in Corte d’Appello. Ciò lo ricordo perché era in corso di trattazione il processo penale a carico di Nicholas Sia. Nel caso Delfino, Pittelli non mi quantificò la somma di denaro che mi aveva promesso in cambio di una revoca della confisca del suo assistito”. Tuttavia dopo aver tirato in ballo un vasto numero di colleghi, penalisti, imprenditori e politici, nelle settimane a venire Petrini si è rimangiato una parte delle sue dichiarazioni che però sono comunque confluite nel maxi processo che si sta celebrando provvisoriamente a Roma.

Pittelli e la massoneria nelle parole di Cosimo Virgiglio

A metà giugno i pm campani hanno interrogato anche il pentito Cosimo Virgiglio, una volta grande imprenditore massone al servizio della cosca Molé di Gioia Tauro e custode di molti segreti delle logge massoniche. Anche lui parla di Giancarlo Pittelli, definito dalla Dda di Catanzaro “la cerniera tra i due mondi”. “L’avvocato Pittelli, intendo il noto politico, - ha affermato Virgiglio - nasce in ambito massonico nelle logge regolari della zona jonica. Poi entra nel sistema ‘parallelo’”.
Il pentito ha ribadito ai pm che “la carriera politica dell’avvocato Pittelli fu decisa nell’ambito massonico comprensivo del sistema parallelo, perché lo stesso era particolarmente abile nelle relazioni personali”. “Pittelli nasce come persona onesta - ha aggiunto il collaboratore - Tuttavia aveva anche il compito di intrattenere rapporti con i magistrati in maniera occulta”. L’ambiente era quello del Grande Oriente d’Italia e, in particolare, della loggia Pitagora di cui Virgilio era maestro venerabile e di cui “faceva parte anche l’avvocato Pittelli”. “Questi - ha continuato il pentito - era presente durante un incontro a cui prese parte il Goi. Era il mese di agosto nel 2004 e l’avvocato Pittelli aspirava ad essere eletto senatore. Pittelli faceva parte di una loggia regolare, successivamente egli entrò a far parte anche di logge coperte, in modo da potere, da un lato, rimanere ‘pulito’ come esponente di logge legali, dall’altro, attraverso i legami con la massoneria occulta, avere rapporti anche con i canali criminali”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

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