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di Karim El Sadi
Dopo le dimissioni di Basentini è arrivato all’Antimafia il dossier riservato
Bonafede vuole rimediare e annuncia: "Li riporteremo in carcere"

Finora erano stati resi noti solo i nomi, più o meno conosciuti, accompagnati dai loro curriculum criminali. Ma adesso, con i numeri e le cifre alla mano, il fenomeno delle scarcerazioni di boss di cui si discute animatamente da settimane, assume tutt’altra dimensione. Ancora più sconcertante di quanto già non fosse. Come riporta La Repubblica, secondo il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) negli ultimi 50 giorni le porte delle carceri sono state aperte a 376 fra mafiosi e trafficanti di droga. Di cui 61 a Palermo, 67 a Napoli, 44 a Roma, 41 a Catanzaro, 38 a Milano e 16 a Torino. Un dossier riservato, questo, consegnato dagli uffici del Dap alla Commissione Antimafia solo la settimana scorsa, a seguito delle dimissioni dell’ex numero uno Francesco Basentini, più volte sollecitato a trasmetterlo.
Le motivazioni delle scarcerazioni sono sempre le stesse: rischi di contagio da Covid-19. A poco sono valse le opposizioni dei magistrati della Dda che continuano a far presente, sulla base di numeri e valutazioni scientifiche, come in realtà i rischi di contagio sono nettamente inferiori all’interno delle strutture penitenziarie che all’esterno. Specie per chi si trova rinchiuso al 41 bis, che per definizione è totalmente isolato. Sollecitando piuttosto il trasferimento in centri medici penitenziari, che peraltro sono strutture di eccellenza della sanità italiana. “Il diritto alla salute è sacrosanto - hanno ribadito nei giorni scorsi i pm di Palermo in un’udienza in cui si discuteva dell’ennesima richiesta di scarcerazione - ma i domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità”.
Dalle cinque pagine della lista del Dap emergono nomi di primo piano della realtà mafiosa palermitana.
Tra questi figura Francesco Bonura, il “colonnello” di Bernardo Provenzano, di cui abbiamo parlato settimane fa, ma anche Antonino Sacco, reggente del potente mandamento di Brancaccio, feudo dei boss stragisti Giuseppe e Filippo Graviano. Tra gli altri 376 nomi spicca anche quello di Gino Bontempo, uno dei padrini della mafia dei pascoli che fino a pochi mesi fa dettava legge sui Nebrodi, e Francesco Ventrici, uno dei più importanti broker del traffico internazionale di cocaina. Insieme a loro si trovano anche capi mafia di primo piano di camorra e ‘ndrangheta come Pasquale Zagaria e Vincenzo Iannazzo.
Ora la Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Nicola Morra, sta vagliando attentamente la lista, anche perché molti uomini finiti ai domiciliari conservano dei segreti. E il ritorno a casa potrebbe rappresentare un duro colpo a danno dell’antimafia tutta, in quanto questi segreti potrebbero essere stimolo per una riorganizzazione dei clan. Come assicura il consigliere togato del Csm, già capo dell'Ufficio Centrale Detenuti e Trattamento al Dap, Sebastiano Ardita.
Ma c’è altro. Nella lista viene svelata un’altra verità scomoda. A quanto risulta per 63 detenuti all’alta sicurezza sono stati i direttori degli istituti penitenziari a sollecitare la Magistratura a prendere dei provvedimenti, sulla base della “circolare della discordia” del Dap del 21 marzo. Criticata da gran parte dell’antimafia. Grazie alla quale, in assenza di un piano di trasferimenti predisposto dal Dap nei centri medici penitenziari, i giudici si sono visti costretti a disporre i domiciliari per tutti. Un altro dato, questo, che quasi certamente sarà destinato ad alimentare le polemiche nei giorni a venire.

La promessa del ministro
Nel frattempo qualche ora fa il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha annunciato un nuovo dl durante il "question time", durato una manciata di minuti alla Camera. "E' in cantiere un decreto legge che permetterà ai giudici, alla luce del nuovo quadro sanitario, di rivalutare l'attuale persistenza dei presupposti per le scarcerazioni di detenuti di alta sicurezza e al 41 bis", ha dichiarato il Guardasigilli.

Foto © Imagoeconomica

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