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di AMDuemila
Ex pm Alfonso Sabella al Fatto Quotidiano: "Rischio effetto domino su Bagarella"

Avanti un altro. Ieri la notizia della concessione dei domiciliari per il boss dell'Uditore Francesco Bonura, ormai ex detenuto al 41 bis nel carcere opera di Milano. Oggi la notizia, pubblicata dall'edizione palermitana di La Repubblica, sul provvedimento emesso dal tribunale del Riesame di Palermo nei confronti di un altro capomafia, l'ex "vicino di casa" di Totò Riina nel complesso di via Bernini, Pino Sansone (in foto).
Anche lui appartenente alla famiglia dell'Uditore, si trovava recluso presso il carcere di Voghera (provincia di Pavia) dallo scorso luglio. Secondo quanto riportato dal quotidiano secondo il giudice sarebbe a "rischio Coronavirus" in quanto, nei giorni scorsi, in quell'istituto è morto un detenuto proprio a causa del Covid-19.
Vano il tentativo di opposizione ai domiciliari, rappresentato dal sostituto procuratore della Dda di Palermo, Amelia Luise.
Sansone, infatti, pur avendo già scontato una condanna per mafia, secondo gli inquirenti è un soggetto di spessore all'interno della famiglia. Secondo quanto rigettato dal collaboratore di giustizia Sergio Macaluso, fu lui a "spingere" per la nomina a reggente del mandamento di San Lorenzo di Giuseppe Biondino.
E indagini più recenti hanno mostrato gli incontri con altri esponenti, come Baldassare Baldo Migliore o gli "ex scappati", Matteo Inzerillo e Alfonso Gambino o Settimio Mineo, l'anziano capomafia di Pagliarelli impegnato nella ricostruzione della Cupola nel dopo Riina, anche lui in attesa di scarcerazione.
Ma l'elenco, come è stato ricordato in più occasioni, è davvero vasto e vi figurano boss di primissimo piano come Nitto Santapaola o Leoluca Bagarella.

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Alfonso Sabella © Imagoeconomica


Quest'ultimo fu arrestato negli anni Novanta grazie all'impegno di un magistrato come Alfonso Sabella, oggi al Riesame di Napoli. Sabella, in un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, ha commentato le scarcerazioni lanciando un grido d'allarme anche per la sicurezza di molti magistrati: "Stiamo creando dei bersagli. Queste decisioni, anche per urgenze, andrebbero prese in modo collegiale, come avevo segnalato subito dopo le ultime sentenze delle Cedu e della Corte costituzionale. E non da organo monocratico, il singolo giudice di sorveglianza in attesa della ratifica del tribunale, come nel caso del boss Bonura". Secondo Sabella, qualora Bagarella presentasse istanza di scarcerazione e detenzione domiciliare, il giudice di sorveglianza a Sassari potrebbe anche essere "condizionato" dalla decisione del collega di Milano che ieri ha emesso l'ordinanza nei confronti di Bonura. Non solo: "In caso si rifiutasse di far uscire Bagarella, dopo il precedente, il giudice di Sassari diventerebbe un bersaglio mobile esposto a rischi enormi. Lo Stato italiano sta creando bersagli mobili".
Secondo l'ex magistrato vi è "un problema globale" che parte anche dal documento del Dap, in cui si invita a segnalare all'autorità giudiziaria i nomi dei boss aventi determinate malattie ed oltre i settant'anni. "Quella circolare - ha aggiunto - rende possibile di fatto il ritorno a casa dei detenuti al 41-bis, che sarebbero esclusi dai benefici penitenziari. Crea una situazione di pericolo generale molto grave rischiando di non tutelare neppure la salute del boss mafioso scarcerato. Paradossalmente l’emergenza sanitaria per il coronavirus dovrebbe essere limitata quasi a zero in una situazione di detenzione come quella del 41-bis. Dovrebbe essere evitato qualsiasi tipo di rischio sanitario. Chi viene spedito a casa è posto in una situazione dove il rischio di contagio è molto superiore, come per tutti noi".

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