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di AMDuemila
La detenzione domiciliare per i detenuti che abbiano una pena che arriva fino a 18 mesi, condizionata all'utilizzo dei braccialetti elettronici che sono di fatto indisponibili, è un provvedimento "inadeguato a conseguire le finalità di una riduzione del sovraffollamento carcerario nell'ottica di contenere l'elevato rischio di un diffuso contagio all'interno degli istituiti penitenziari e di una migliore gestione dell'emergenza sanitaria". E’ quanto ha sostenuto la Commissione del Consiglio superiore della magistratura in un parere riguardo il provvedimento del decreto “Cura Italia, varato dal Consiglio dei Ministri, che sarà discusso proprio domani davanti al plenum straordinario dell’organo di autogoverno della magistratura. Il parere, di cui sono relatori il presidente della Commissione del Csm, il togato di Autonomia&Indipendenza Giuseppe Marra, e il vicepresidente, il laico di Forza Italia Alessio Lanzi, si articola in due parti: la prima, che riguarda le misure sul funzionamento degli uffici giudiziari, è stata approvata all'unanimità. La seconda, che riguarda l'intervento sulle carceri, ha avuto il voto favorevole, oltre che dei relatori, della togata di Mi Paola Braggion. Si sono astenuti Giovanni Zaccaro di Area e Fulvio Gigliotti, laico M5S. "L'esigenza di assicurare negli istituti penitenziari la tutela del diritto alla salute dei detenuti, degli appartenenti alla polizia penitenziaria, - si legge nel parere - degli operatori e di tutto il personale che vi opera, l'eccezionale gravità della situazione epidemiologica del Paese che rende concreto il rischio di una diffusione del contagio all'interno degli istituti di pena, la necessità di scongiurare scelte ben più radicali e drammatiche che si imporrebbero in quest'ultimo caso, rendono indifferibile l'adozione di soluzioni atte a ridurre le condizioni di sovraffollamento carcerario”.
Per la Commissione di Palazzo dei Marescialli servono "interventi tesi a differire l'ingresso in carcere di condannati a pene brevi per reati non gravi, per il solo periodo corrispondente alla durata dell'emergenza". Quanto all'accesso alla detenzione domiciliare "una parte numericamente non esigua della popolazione detenuta non potrà avere accesso alla misura per l'indisponibilità di un effettivo domicilio", mentre "per i detenuti che potranno fruirne, l'incisività dell'intervento risulterà invece fortemente depotenziata dalla indisponibilità degli strumenti di controllo elettronici, la cui carenza, non da oggi, costituisce una delle maggiori criticità del nostro sistema".
Il parere si esprime anche per gli effetti della misura del decreto sulla magistratura di sorveglianza. "In difetto di un significativo mutamento di prospettiva da parte del legislatore, la magistratura di sorveglianza si troverà a svolgere un difficile ruolo di supplenza, con l'assunzione di gravi responsabilità", ha osservato la Commissione del Csm. I giudici di sorveglianza, infatti, "dovranno ricercare soluzioni adeguate a contemperare la sicurezza collettiva con l'esigenza di garantire la massima tutela della salute dei detenuti e di tutti coloro che operano all'interno degli istituti penitenziari, muovendosi in un quadro normativo che non offre strumenti per risolvere il problema strutturale del sovraffollamento che, in considerazione dei gravi rischi che determina per la salute collettiva, richiede precise e urgenti scelte da parte del legislatore".

Foto © Imagoeconomica

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