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di AMDuemila
Aumentate le truffe online. Non arretra la corruzione

Con l’emergenza del Coronavirus la criminalità organizzata vive tempi duri. Infatti, dallo scorso 9 marzo, reati come rapine, furti e spaccio di droga sono crollati oltre l’80%. In tutta Italia le forze dell’ordine, nella maggior parte dei report di carabinieri e polizia di Stato, registrano per giorni pochi reati legati alla criminalità comune.
Non solo. Anche le mafie attraversano momenti di difficoltà. Proprio nei giorni scorsi, anche a causa del decreto governativo “Resto a casa”, i carabinieri di Reggio Calabria hanno identificato a Bruzzano Zeffirio (nella Locride) il latitante di ‘Ndrangheta, Cesare Antonio Cordì, sfuggito 8 mesi fa all’operazione “Riscatto”. Gli investigatori, prima di procedere all'arresto, avevano fermato un uomo con delle buste della spesa e lo avevano interrogato per avere delle spiegazioni sui suoi spostamenti. La persona non era riuscita a fornire argomenti validi giustificandosi in modo generico, dicendo che stava portando la spesa ad un amico ammalato. Così sono arrivati al latitante.
Ieri un altro boss, Cosimo Borghetto, è stato sorpreso in compagnia di un altro pregiudicato. Entrambi sono stati denunciati per aver violato le restrizioni previste per il decreto anticoronavirus. Al contempo Borghetto è finito agli arresti domiciliari per la violazione della sorveglianza speciale a cui era sottoposto. Ma in queste settimane sono stati numerosi anche gli arresti per attività di spaccio di stupefacenti. Un settore, quello della droga, che vede leader proprio la criminalità organizzata calabrese.
“Le attività della ’Ndrangheta sono rallentate a causa dei provvedimenti presi per contrastare l’emergenza Coronavirus - ha spiegato un investigatore calabrese - Le cosche hanno meno facilità di movimento e i loro traffici sono rallentati. Incluse le estorsioni. Come fanno a prenderla l’estorsione se i negozi sono chiusi? Meno persone sulle strade e più controlli: è chiaro che anche lo spaccio di droga è più rallentato. Grazie alle intercettazioni”.
A “cadere” sotto i decreti dell’emergenza Coronavirus è stato anche un esponente di spicco del traffico di droga del clan camorrista Nuvoletta. Questi, però, è stato arrestato non per spaccio, ma per aver contrabbandato zeppole per la festa del papà. L’uomo le avrebbe vendute a domicilio per conto di un pasticcere che, dopo aver pubblicizzato l’iniziativa sul suo profilo Facebook, è stato incastrato dai carabinieri di Marano.
Tempi duri anche per i pusher di strada della Camorra che ora sono stati costretti a "trasferirsi" sulle chat di Telegram, scoperte grazie ai trojan. Così le strade delle periferie e del centro storico di Napoli sono divenute deserte. Le chat dello spaccio prendono nomi che vanno dai calciatori del Napoli, al cantante neomelodico, allo slogan della curva del San Paolo. Lì arriva l’ordine che poi viene consegnato a domicilio. “È il venditore, di solito un gregario del clan, che si assume il rischio di uscire di casa - ha confermato un carabiniere al giornale “Il Fatto Quotidiano” -. Anche tra i tossicodipendenti è scattata la sindrome da approvvigionamento simile a quella delle file notturne nei supermarket. Lo spacciatore si muove con carichi di droga superiori alla media dei giorni prima dell’emergenza, lo abbiamo appurato in qualche recentissimo sequestro. Perché i clienti ora acquistano il doppio, il triplo alla volta”.
Visto l’aumento di apparecchi tecnologici da parte della Camorra, per la Dda di Napoli è ancora più semplice avviare indagini. “I camorristi stanno usando di più il telefono - ha spiegato il magistrato inquirente - e le intercettazioni in corso possono scoprire con maggiore facilità le loro strategie criminali”. “I clan sono sostanzialmente fermi, lavorano con la droga, stanno provando a reinventare un business nelle mascherine e nei gel disinfettanti - ha evidenziato un pm che indaga sui clan dei vicoli napoletani - perché non possono più fare estorsioni a negozi e pizzerie chiusi. Temo che quando l’emergenza sarà finita, i camorristi usciranno dalle loro tane affamati come lupi”.
Se da un lato numerosi reati si sono abbassati, dall’altro aumentano le truffe online. Del resto oggi molte più persone sono davanti a un computer. Un’occasione ghiotta per i truffatori.
Anche reati come la corruzione non sembrano soffrire dell’emergenza Coronavirus. La Guardia di finanza, due giorni fa, ha arrestato un dipendente del Comune di Nichelino (Torino) e un dipendente di una ditta di pulizia. Le Fiamme Gialle indagavano sull’affidamento delle attività di sanificazione e disinfezione di immobili comunali. Sono stati sequestrati 8mila euro in due mazzette, da 5 e 3mila euro, per l’aggiudicazione di contratti per servizi di pulizia.

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