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di Karim El Sadi
Un’altra storia di mafia”. Intervista alla preside ecologista Maria De Biase

C’era una area fortemente avvelenata a Giugliano in Campania, terra dei fuochi. Poi c’era un progetto di bonifica, come tanti altri, tanti milioni di euro, denaro pubblico. Ne sarebbe risultato un lavoro enorme, di asportazione di terra e veleno per portarlo chissà dove, con costi enormi che avrebbe arricchito solo la camorra”. Iniziava così una lettera inviata agli organi stampa da Maria De Biase, preside dell’istituto comprensivo Santa Marina / Policastro nel Cilento. La dirigente scolastica da tempo interessata a quest’area geografica chiede alla società civile e alle istituzioni di intervenire il prima possibile. Lo scopo è evitare che il terreno bonificato e strappato alla mafia con coraggio e tanti sacrifici dal commissario alle bonifiche ed un gruppo di studiosi della facoltà di agraria dell’università di Napoli, coordinato dal prof. Massimo Fagnano, venga lasciato a se stesso. Per saperne di più abbiamo contattato la preside, da tempo promotrice di progetti in difesa dell’ambiente per i suoi studenti, che ci ha spiegato l’importanza sia ecologica che culturale di questi siti bonificati in una terra soffocata dall’inquinamento e dalla malavita.

Cosa è successo e di quale zona stiamo parlando?
Si tratta della zona dell’Agro giuglianese, a nord-ovest da Napoli, una zona molto compromessa comunemente definita ‘terra dei fuochi’ con un degrado ambientale pazzesco nell’indifferenza generale. Qui si trovava la famosa discarica ‘Resit’, una delle discariche legali più famigerate d’Europa. La ‘Resit’ ha ospitato rifiuti tossici da tutta Italia e dal resto del continente. Inoltre erano intervenute anche le organizzazioni camorristiche locali che hanno sversato senza alcuna tutela altre sostanze nocive. L’altra discarica, ma abusiva, è quella situata a San Giuseppiello, non lontano dalla 'Resit', nella quale erano stati sotterrati fanghi tossici.

Quali erano i pericoli per l’ambiente?
La pioggia che alimenta la formazione del percolato avrebbe potuto infiltrarsi nella falda acquifera inquinandola. Sarebbe stata un’ecatombe.

Invece cosa è accaduto?
Sono state fatte due buone pratiche. La discarica 'Resit' è stata affidata al commissario De Biase che con un lavoro di una complessità enorme è riuscito ad isolare con dei teli l’area inquinata. Inoltre sono intervenuti dei tecnici, sono stati fatti dei pozzi, è stato estratto il percolato e il biogas, poi è stata coperta l’area e riposto del terreno vegetale sul quale sono stati piantati 20.000 pioppi, le cui radici stanno assorbendo i metalli pesanti in profondità. Lo stesso è stato fatto nel sito a San Giuseppiello per il quale il custode giudiziario ha assegnato all’università di Napoli il compito di manutenzione e gestione. Anche lì si è proceduto con la bonifica, ed è nato questo progetto sperimentale, riconosciuto come buona pratica da tutte le autorità scientifiche. Anche a San Giuseppiello sono stati piantati i pioppi oltre ad essere stati distribuiti dei batteri ecodigestori appositamente allevati presso l’università di Portici.

de biase maria bambini

La dirigente scolastica Maria De Biase e i suoi piccoli alunni


Oggi le immagini dei droni mostrano un grande polmone verde, si fatica a credere che al suo posto una volta ci fossero solo rifiuti.

Sì, oggi la discarica si è trasformata in un bellissimo parco. In questi anni gli alberi sono diventati un bel bosco, sono ritornati gli animali selvatici e gli uccelli, le macchine monitorano la diminuzione dei veleni, un vero miracolo.

Qual è allora la questione?
Il problema è che queste due buone pratiche, soprattutto la prima, rischiano di essere negate. L’area non è stata affidata, il commissario è da settimane in pensione e la Regione Campania non ha ancora individuato né il successore né un organismo a cui affidare il bene bonificato. Poiché si tratta di beni confiscati alla mafia non vengono acquisiti né dalla Regione né dal Ministero che fanno da scaricabarile: “Tocca a te, tocca a me”. Io ho allertato l’opinione pubblica con numerosi incontri insieme ai responsabili. E’ assurdo che in quella terra, una pratica ottima di quel livello venga disconosciuta e negata in qualche modo perché nessuno se ne prende cura. Questa operazione di bonifica è costata troppo poco rispetto ai vari preventivi che erano stati offerti. Il commissario nell’effettuare questa messa in sicurezza ha risparmiato 28 milioni di euro sul budget che gli era stato affidato. Ora è chiaro che quei soldi fanno gola e quindi il nostro timore è che l’area non verrà affidata a una società o una cooperativa ma a qualcuno che guarda a quei 28 milioni come un bottino da spartirsi.
Nella nostra zona è la mafia che gestisce le discariche ed è sempre la mafia che tenta di gestire le bonifiche e la messa in sicurezza. Qui la mafia è stata fatta fuori per queste due operazioni. Tutti temiamo adesso che si possa ritornare al punto di partenza perché non c’è nessun interesse che questa area venga acquisita come buona pratica da seguire. Per loro di questo progetto non deve restare nulla, bisogna cancellarne la memoria non può essere da esempio per altre realtà.

Nel frattempo però le organizzazioni criminali hanno danneggiato pesantemente la struttura
Purtroppo è così. Ci sono stati già dei raid presso gli uffici. Se la zona non è vigilata è chiaro che nel giro di qualche mese possa venire completamente distrutta. Inoltre uno dei rischi, con l’approssimarsi della stagione calda, sono gli incendi. E se ciò dovesse accadere verrebbero vanificati anni di sforzi perché si brucia il telo e tutto il resto. Un progetto del genere dovrebbe essere un fiore all’occhiello e andrebbe indicato come strada da seguire, e invece.

I Suoi alunni hanno fatto visita al parco?
Sì, ho portato i bambini a visitare queste aree. Anche il liceo artistico di Napoli ha visitato il parco e la struttura portando delle opere artistiche che però sono state prontamente distrutte.

Dalla Camorra?
Si, ma anche dai dirigenti della Sogesid, una ramificazione del ministero che vorrebbe mettere mano sulla gestione.

Voi avete più volte sollecitato le istituzioni a un pronto intervento, qual è stata la risposta?
Solo promesse, giusto perché incalzati. Per giunta scaricando sempre la responsabilità su altri organi. Il ministro Costa scarica sulla Regione e la Regione scarica su Costa. Io non voglio puntare il dito ma le istituzioni sono perfettamente consapevoli delle possibili conseguenze e della gravità della situazione, purtroppo però non fanno nulla. Quindi ciò significa che sono quantomeno corresponsabili. La nostra è una brutta storia di mafia, una delle tante purtroppo.

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