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di AMDuemila
La mamma Paola chiede il ritiro dell’ambasciatore italiano a Il Cairo: “Non ci risponde da tempo, evidentemente persegue altri obiettivi”
I genitori sentiti davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del giovane ricercatore

“Ci sono zone grigie sia dal governo egiziano, che è recalcitrante e non collabora come dovrebbe, ed anche da parte italiana, che non ha ancora ritirato il nostro ambasciatore al Cairo”. E’ stanca la famiglia Regeni. A distanza di 4 anni dal ritrovamento del corpo martoriato di Giulio in un fosso a bordo dell’autostrada di Alessandria, i genitori del giovane studente chiedono con forza verità e giustizia sollecitando, ancora una volta, il governo italiano e le autorità competenti a un maggiore impegno. "Se la politica non collabora a costruire un quadro favorevole, la procura di Roma non riesce ad andare avanti”, ha detto la mamma Paola Deffendi poche ore fa davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte del giovane ricercatore ucciso in Egitto nel 2016. Nel corso dell’audizione i genitori si sono concentrati sulle reticenze dei rappresentanti delle istituzioni e i vari ritardi nei lavori di indagine. "L'ambasciatore italiano al Cairo Cantini da molto tempo non ci risponde, evidentemente persegue altri obiettivi rispetto a verità e giustizia, mentre porta avanti con successo iniziative su affari e scambi commerciali tra i due Paesi”. E ancora “le persone che credono nelle istituzioni hanno creduto fosse una buona strategia quella di mandare Cantini (l’ambasciatore inviato al tempo dall’ex ministro degli Esteri Angelino Alfano al posto di Maurizio Massari, ndr) invece si è rivelata una fuffa velenosa”. Parole dure anche nei confronti del ministro dell’Interno egiziano. “La sera del 31 gennaio 2016 l'ambasciatore Massari ci conferma di aver incontrato il ministro dell'Interno egiziano senza aver avuto informazioni utili sulla scomparsa di Giulio. Anzi, ci dice che il ministro aveva avuto nei suoi confronti un atteggiamento non collaborativo e sprezzante. Per questo - ha detto Claudio Regeni, padre di Giulio - era giusto dare alla stampa la notizia della scomparsa di Giulio. L'avrebbe data lui stesso, ma noi avremmo dovuto avvisare i nostri parenti".
Intervento durissimo anche nei confronti dei Guardasigilli del governo italiano sinora succedutisi dall’anno della scomparsa del giovane di Fiumicello ad oggi. "I ministri dell'Interno che si sono succeduti sono stati Alfano, Minniti e Salvini, attori principali che noi non abbiamo mai incontrato”, ha sentenziato la famiglia.
Paola Deffendi ha infine rivolto un appello alla commissione d’inchiesta presieduta da Erasmo Palazzotto (LEU), sperando che non si riveli l’ennesimo grido nel deserto. "Dalla commissione abbiamo l'aspettativa che voi smuoviate la politica”. Bisogna "scegliere da che parte stare".

Anomalie
Nel caso Regeni stranezze, anomalie e misteri si trovano ovunque si posi lo sguardo. Alcune di queste sono state riportate stamani durante l’audizione da mamma e papà Regeni. "La denuncia di scomparsa di Giulio fu fatta nella persona del braccio destro dell'ambasciatore Massari, 24 ore dopo perché così è la prassi. Quindi se la scomparsa è del 25 gennaio la denuncia alla polizia avviene il 26 e in tarda notte dove viene trattato in malo modo dalla polizia egiziana" ha affermato Claudio Regeni. Il collaboratore dell'ambasciatore infatti ”ha fatto fatica a farsi dare conferma di denuncia scritta: c'erano già dei segnali". Tra le altre anomalie, i genitori hanno aggiunto: “Fin dall'inizio avevamo chiesto all'ambasciatore sia le immagini delle telecamere sia la geolocalizzazione del telefono, secondo noi non è stato fatto nulla di tutto questo”. Di stranezze i coniugi hanno parlato anche riguardo al colloquio avuto con l’allora presidente del consiglio Matteo Renzi. "Abbiamo incontrato l'allora premier Matteo Renzi per la prima volta il 7 marzo 2016 e ci ha detto di andare da lui senza legali. Una cosa molto strana. Ci ha detto che aveva una strategia per smuovere gli egiziani e subito dopo è apparsa un'intervista del presidente egiziano al Sisi a Repubblica”, ha rammentato il padre del giovane ricercatore. "Al secondo incontro - ha proseguito Claudio Regeni - Renzi ci ha fatto un discorso come se fossero già in Italia i famosi video delle telecamere di sorveglianza della metro del Cairo, cosa che a quel tempo ufficialmente non era ancora avvenuta". Stranezze anche per quanto riguarda l’insegnante di Giulio che il giorno del funerale “sembrava indispettita”. “Un atteggiamento che ha mantenuto sia quando siamo andati alla cerimonia del college sia con gli inquirenti ai quali ha detto di accettare solo domande scritte alle quali ha sempre risposto non so e non ricordo". Sempre riguardo alle anomalie l’avvocato dei Regeni, Alessandra Ballerini, ha fatto presente nel corso dell’audizione di essere stati spiati e controllati. “Noi anche qui siamo spiati costantemente. Abbiamo fatto un esposto alla Digos di Genova". Il legale ha raccontato di casi in cui le comunicazioni con i consulenti e i collaboratori sono state intercettate. "Le nostre telefonate vengono ascoltate", ha osservato l'avvocato alla quale ha risposto il presidente della commissione d’inchiesta Palazzotto assicurando che "sarà mia premura, come parlamentare, chiedere alle autorità di verificare se ci sono delle attività di questo tipo, che non sono consentite".

Domande senza risposta
Tanti sono i perché sulla fine di Giulio Regeni, come ha sottolineato l’avvocato Ballerini, “ma la ricerca che stava conducendo non è la risposta". "Giulio non è stato preso, torturato e ucciso per la sua ricerca. E' stato ucciso perché si trovava in un regime dove tutto può succedere", ha continuato il legale. "Ci sono amici o pseudo amici di Giulio che facevano ricerche più pericolose della sua, ma che non hanno avuto problemi", ha osservato l'avvocato. "Il perché" della fine di Giulio "ci divora da quattro anni - ha sottolineato l'avvocato - I nostri consulenti in Egitto mi rispondono: 'I 'perché ci faranno impazzire perche voi siete nativi democratici, da noi la vita umana vale zero quindi non ci poniamo 'perché'. Tre quattro persone al giorno fanno la fine di Giulio". "E' evidente - ha continuato l’avvocato - che Giulio è stato preso dagli apparati egiziani, tanto che Massari si attivò parlando con il ministro degli Interni e le stazioni di polizia". Massari, secondo il legale, si è mosso così "perché ce lo hanno ribadito altre persone, Giulio non è il primo italiano preso: è il primo che viene torturato e ucciso, ma altri italiani sono stati presi, e in un caso uno è stato molto maltrattato". "Per questo motivo - ha sostenuto - Massari ha usato una strategia sotto traccia, una strategia già collaudata nel tempo e funzionante per altri casi di italiani". Italiani che, dopo essere stati rilasciati, "sono così terrorizzati che non parlano. Uno ci ha contattato, pentito per non aver parlato perché ci ha detto che magari si sarebbe saputo che l'Egitto non è un paese sicuro". Resta da capire per quale motivo un meccanismo "oliato" nel caso di "Giulio non ha funzionato". Se si sapesse il motivo del rapimento, ha poi detto la mamma Paola, “Giulio siederebbe magari lì con voi, in un posto che meritava".

In foto da sinistra: Claudio Regeni, Paola Deffendi, Alessandra Ballerini ed Erasmo Palazzotto © Imagoeconomica

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