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di AMDuemila
Dichiarazioni spontanee dell’ex giudice: “Agito con piena trasparenza, altri no”

Il processo sul “sistema Saguto”, che vede come principale imputata per corruzione l’ex giudice e presidente della sezione misura e prevenzione del Tribunale di Palermo, Silvana Saguto, ritenuta dai magistrati la "registra" del sistema illegale di gestione dei beni, è entrato nella sua fase finale. A distanza di due anni dalla prima udienza è stato dichiarato chiuso il dibattimento del processo. Il pubblico ministero Maurizio Bonaccorso, che con Claudia Pasciuti rappresenta l’accusa, ha preso la parola per dare inizio alla requisitoria, che proseguirà per sei udienze anche mercoledì, poi lunedì prossimo, quindi il 22, il 27 e il 28 gennaio, quando verranno avanzate le richieste di condanna. Secondo il pm Bonaccorso le indagini hanno portato alla luce “un sistema perverso e paradossalmente tentacolare creato e gestito dalla dottoressa Saguto che ha strutturato e mortificato il suo ruolo di magistrato”. “Ci troviamo in presenza di pubblici ufficiali - ha proseguito - che sono chiamati a rispondere di reati gravissimi che hanno recato un danno irreparabile e incalcolabile all’immagine dell’amministrazione della giustizia”.
Nel proseguo della requisitoria, il pm ha spiegato che “questo processo è stato definito, con una espressione infelice, il processo all'antimafia. Niente di più sbagliato. Questo è un processo a carico di pubblici ufficiali, magistrati, amministratori giudiziari, avvocati, che hanno strumentalizzato il loro ruolo importante”. Una premessa necessaria prima di affrontare il tema della perdita di credibilità della magistratura. “Venti anni fa la magistratura italiana era ancora considerata unico baluardo in un paese dominato dalla corruzione e flagellato dalle consorterie mafiose. - ha detto - Oggi non è più così e dobbiamo dire grazie a quei magistrati che sono imputati in questo processo, dobbiamo dire grazie a quei magistrati che sono indagati attualmente dalla Procura di Perugia, dobbiamo dire grazie ai magistrati che sono stati coinvolti dall'indagine sul Palermo calcio”. E poi ha citato un’intercettazione in cui un “magistrato calabrese dice 'se rinasco voglio fare il mafioso'. Noi oggi dobbiamo dire grazie a questi magistrati se oggi la magistratura italiana non ha più la credibilità che aveva venti anni fa".
Il magistrato ha poi annunciato che alla fine della requisitoria “chiederò delle pene molto pesanti” e di voler trasmettere gli atti “perché si proceda per falsa testimonianza nei confronti di una serie di magistrati, avvocati, amministratori giudiziari, coadiutori e alcuni di coloro che hanno fatto da testimoni in questo processo”.

Le dichiarazioni spontanee della Saguto
Prima che il pm Bonaccorso iniziasse la requisitoria, l’ex giudice Silvana Saguto, imputata insieme ad altre 14 persone, si è difesa questa mattina rendendo delle dichiarazioni spontanee. “Gli errori sono sempre possibili, ma io ho dato tutto quello che ho potuto e ho gestito con il massimo della diligenza possibile. - ha detto - Quello che noi guardavamo era il buon andamento generale e comunque nel massimo della trasparenza. I miei provvedimenti sono tutti motivati".
Nell’aula bunker di Caltanissetta, l’ex presidente della sezione misure di prevenzione ha preso la parola, puntando il dito contro i suoi accusatori: "Io motivavo sempre le mie decisioni, quella che non motivava mai era la dottoressa Rosini. Anche se la Rosini dice di mostrarsi dispiaciuta del lavoro che svolgevamo, il marito aveva tre incarichi ed è rimasto fino a quando io me ne sono andata". E ancora: "Io con Rappa non c'entro nulla. Ho saputo soltanto da Fabio Licata che aveva avuto una lettera di encomio da parte della concessionaria che avevano aumentato le vendite. E basta".
L’autodifesa dell’ex giudice è passata anche dalla condivisione delle responsabilità: “Più volte mi è stato contestato di essere stata l'artefice di provvedimenti. I provvedimenti giudiziari si fanno in tre. Non avevo degli sprovveduti accanto. Tutte le persone che portavano un curriculum avevo interesse a nominarli considerato che li vagliavamo in tre”.
Per tutti i 40 minuti, la Saguto ha mostrato la famosa agendina azzurra, contenente i nomi che le avrebbero suggerito "magistrati e avvocati" per le nomine di amministrazioni giudiziarie. "Ho portato la famosa agendina di cui si è tanto parlato", ha proseguito l’ex presidente del Tribunale delle misure di prevenzione, che poi ha sostenuto di essere pronta a depositare il libretto, ma alla fine, nonostante la reiterata richiesta del pm Maurizio Bonaccorso, non la deposita agli atti. “Non l'ho prodotta soltanto per evitare ulteriori gossip. Sono tutte le persone che mi annotavo come persone di fiducia, brave, che già si erano occupate di attività simili. - ha spiegato - Ma Tommaso Virga non mi ha manifestato l'intenzione di far nominare il figlio. L'unica cosa che mi ha manifestato è che ci ha pregato di toglierlo. L'unica volta in cui ho parlato con Tommaso Virga di suo figlio è quando mi ha detto 'per favore fatelo dimettere'. Io lo definisco un ragazzino da niente perché non ha retto, rispetto agli altri, l'impatto mediatico".
La sentenza del collegio, presieduto da Andrea Catalano, potrebbe arrivare già a fine marzo.

Foto © Imagoeconomica

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