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di AMDuemila
M5s e Pd hanno sei mesi per trovare un accordo e modificare la legge
Dal Ministero fanno sapere: “L’inserimento della proroga è stata effettuata in via meramente cautelativa per difficoltà tecniche

Altra proroga di sei mesi. La riforma dell’ex Guardasigilli Andrea Orlando sulle intercettazioni che distingue tra ascolti "rilevanti" da trascrivere e "irrilevanti" da non trascrivere (e di cui ne è vietata la pubblicazione), ha subito l’ennesimo rinvio. La scadenza era prevista per fine anno ma ora se ne riparlerà al 30 giugno prossimo. La proroga, inserita all’interno del provvedimento Milleproroghe che potrebbe entrare in manovra, è stata decisa in via meramente cautelativa, fanno sapere dal ministero, considerate le difficoltà tecniche che avrebbe comportato per le procure un’entrata in vigore dal 1° gennaio. Infatti nei giorni scorsi i magistrati delle principali procure italiane (Roma, Napoli, Milano, Palermo e Firenze) avevano iniziato a scrivere una lettera da inviare al Ministero della Giustizia per chiedere chiarimenti in merito ad alcuni nodi presenti all’interno della riforma. Come ad esempio l’assenza di un regime transitorio e di apparecchiature elettroniche e altri mezzi di cui gli uffici giudiziari non sono stati dotati. Ora però, data la notizia della proroga, la lettera non sarà spedita in quanto per il momento si continua con il vecchio regime.
Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede aveva inviato venerdì scorso a palazzo Chigi una richiesta di proroga della legge Orlando. La proroga era da inserire nel decreto Milleproroghe. Richiesta obbligata per via di un tetto temporale, il 6 dicembre appunto, per tutte le richieste dei ministri che vogliono proroghe. Ieri la notizia è uscita sulle agenzie stampa scatenando l’ira di alcuni parlamentari del Partito Democratico che si sono lamentati di aver saputo della proroga a cose fatte. Altri invece, come riporta il Fatto Quotidiano, avevano detto che sulla prevedibile proroga non ci sarebbe stato alcun muro del Pd “ma questa volta non può esserci un semplice rinvio. Vogliamo capire cosa vuole tenere il ministro della riforma e cosa vuole modificare”. La delicata questione verrà dunque affrontata in maniera approfondita tra le parti nel 2020.

Foto © Imagoeconomica

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