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di Mattia Fossati
La guerra del narcotraffico nella frontiera più pericolosa del Cono Sul

In Paraguay si parla portoghese. Non negli uffici o nei palazzi del potere ma in strada e nelle zone di frontiera, luoghi tenuti sotto scacco dal Primeiro Comando da Capital, la prima mafia del Brasile. I piranhas di San Paolo, come la stampa gli ha soprannominati, hanno esteso il loro impero del male nello Stato più povero dell’America Latina per poter controllare il traffico di droga verso il paese verde oro.
Avere in pugno il confine tra il Paranà e il Paraguay equivale a possedere le chiavi delle rotte della cocaina nel Cono Sul. Un titolo che ha attirato come api sul miele i mafiosi del PCC.
Tutto era iniziato nel 2005 con Rafaat Toumani, il signore della droga a capo di una trentina di narcos paraguaiani che trafficavano in cocaina tra Juan Pedro Caballero e Ponta Pora, due città a cavallo fra Paraguay e Brasile separate solo dalla linea di confine. Privo di altri competitors, Toumani diventa il controllore di quel fazzoletto di frontiera. Le autorità non disturbano le sue attività e proprio in quel periodo si trasferisce a Ponta Porã Fahd Jamil Georges detto il Padrino, un narcotrafficante legato alla giunta militare brasiliana e alla dittatura di Stroessner in Paraguay. Un dispaccio dell’Ambasciata statunitense ad Asuncion (reso pubblico da WikiLeaks) lo definisce “un barone della droga”. L’oscura ombra di Fahd contribuisce all’ascesa di Toumani, il quale vive scortato da una squadra di mercenari armati di Ak47.
Il suo impero attira presto l’attenzione dei gruppi criminali brasiliani. Si crea così una joint venture tra il Primeiro Comando da Capital e il Comando Vermelho (la fazione criminale che domina le favelas di Rio de Janeiro) per fare fuori Toumani. “Il patto tra le due compagini - spiega un agente della Policia Federal - prevedeva una spartizione della frontiera fra i due gruppi. Così entrambi avrebbero avuto il controllo della droga diretta in Brasile”.
Detto fatto. Il 15 giugno 2016, un commando del PCC uccide Rafaat crivellando di colpi la sua macchina con una mitragliatrice M2 50. Nel gruppo di fuoco vi era pure Sergio Lima dos Santos, un ex soldato dell’esercito brasiliano molto vicino al Comando Vermelho e ciò è la prova della comunione di interesse fra i due gruppi. La morte di Toumani sposta gli equilibri sulla frontiera. Il PCC si rimangia la parola data alla fazione carioca e piazza a Ponta Porã un suo uomo: Charvis Pavão. Il “nuovo Pablo Escobar” lo ha soprannomina Celso Tres, il Procuratore di Novo Hamburgo. In effetti il suo metodo di trasportare la cocaina è degno de el Patron. Gli aerei del trafficante del PCC decollano dall’aeroporto Amambay e volando a bassa quota riescono ad arrivare in Brasile senza farsi intercettare dai radar.
Altre macchine, invece, oltrepassano il confine grazie alla compiacenza dell’EPP, l’esercito di guerriglieri comunisti in guerra da dieci anni con il governo di Asuncion. Ed è in questo modo che, come scrive un report delle autorità statunitensi del 2016, “il Primeiro Comando da Capital ha iniziato a sfruttare a proprio vantaggio le debolezze del Paraguay per controllare le rotte del traffico di droga e sui funzionari pubblici corrotti in significative aree dello Stato”.
Il regno di Pavão dura meno del previsto poiché a luglio del 2016 viene arrestato e rinchiuso al Tacumbù, il carcere della capitale paraguaiana. Dalla sua cella faraonica, con tanto di parquet, computer, cellulare e connessione ad internet, il re organizza i propri business dando ordini ai propri scagnozzi in libertà. Il boss però non ha più la forza di una volta. Ormai è bruciato, così il PCC lo sostituisce con Minotauro, un giovane narcotrafficante cresciuto nella zona di Santos. Pavão, del resto, rimane al centro del mirino dei narcos del clan Alderete, originario di Ypejhù, altra cittadina tra Brasile e Paraguay. Difatti, nei mesi seguenti l’arresto del boss, diverse figure del suo cerchio magico hanno perso la vita. A novembre 2018, il suo avvocato Laura Casuso è stata uccisa con un agguato sotto la propria abitazione a Pedro Juan Caballero, poco prima che i giudici dessero il via libera alla sua estradizione in Brasile. Stessa sorta è toccata allo zio e al braccio destro di Pavão, entrambi eliminati in circostanze misteriose ad inizio dell’anno.
È stata una mossa del PCC per mettere alla porta un leader troppo ingombrante come Pavão oppure è in procinto una nuova guerra per il controllo di quello spicchio di terra?

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