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di AMDuemila
Ieri la sentenza con 3 ergastoli, un totale di 17 condanne e 7 assoluzioni. In totale inflitti 147 anni di carcere

Non è un'invenzione della stampa o di qualche attivista. Ad Ostia la mafia esiste ed ora c'è anche una sentenza che lo dimostra. Ieri sera i giudici della Terza Corte d'Assise, nel maxiprocesso sul clan Spada, dopo oltre dieci ore di camera di consiglio, con la sentenza hanno riconosciuto l'associazione a delinquere di stampo mafioso per il clan del litorale romano. Diciassette le condanne e sette le assoluzioni per un totale di 147 anni di carcere.
Così come lo scorso 9 settembre avevano chiesto i due pm della Dda, Mario Palazzi e Ilaria Calò sono stati inflitti tre ergastoli a Carmine Spada, detto Romoletto, Roberto Spada (in foto), già condannato per la testata a Ostia al giornalista della Rai Daniele Piervincenzi, e Ottavio Spada, detto Marco. Condannato, inoltre, a 16 anni di carcere Ottavio Spada, detto Maciste, a 9 anni Nando De Silvio, detto Focanera, mentre Ruben Alvez del Puerto, anche lui coinvolto nell'aggressione al giornalista Daniele Piervincenzi, è stato condannato a 10 anni di carcere.
Assolti invece Armando Spada, Enrico Spada, Roberto Spada detto Zibba, Francesco De Silvio, Sami Serour, Stefano De Dominicis e Roberto Sassi. Gli imputati hanno seguito la lettura della sentenza collegati in videoconferenza. Il procedimento della Dda di Roma è legato agli arresti avvenuti il 25 gennaio 2018 nel corso dell'operazione ''Eclissi''.
Le accuse, a vario titolo, andavano dall'associazione di stampo mafioso, all'omicidio, l'estorsione, l'usura, la detenzione e porto di armi e di esplosivi, incendio e danneggiamento aggravati, ed altri crimini contro la persona, oltre al traffico di stupefacenti, l'attribuzione fittizia di beni e l'acquisizione, in modo diretto e indiretto, della gestione e il controllo di attività economiche, e appalti legati a stabilimenti balneari, sale giochi e negozi.
Alla lettura della sentenza, nell'aula bunker di Rebibbia, erano presenti anche la sindaca Virginia Raggi insieme al presidente della commissione antimafia Nicola Morra. "Questa sentenza - ha commentato il primo cittadino di Roma - riconosce che sul litorale di Roma c'è la mafia. Si può parlare di mafia a Roma. Ringrazio magistratura e forze dell'ordine e soprattutto quei cittadini che denunciano la criminalità. Io sono qui per stare accanto a quei cittadini. Restituire fiducia ai cittadini onesti che per troppo tempo hanno avuto paura". "Il termine mafia che prima era declinato al singolare va ora declinato al plurale" ha aggiunto il presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra.
Anche la cronista di Repubblica, Federica Angeli, nota per le sue inchieste sulla mafia di Ostia, sotto scorta dal 2013, ha commentato la sentenza: "E' innanzi tutto un grande riconoscimento del lavoro giornalistico. La nostra categoria è sempre nel mirino, criticata, però su Ostia ha tenuto la barra dritta ed è riuscita a tenere acceso un tale riflettore mediatico che alla fine la procura è arrivata dopo ma ci ha dato ragione". "Da madre - ha aggiunto - sono contenta perché uno dei boss a cui hanno dato l'ergastolo, Carmine, è quello che ha fatto il segno della croce a mio figlio. Vedere che è stato riconosciuto come boss mafioso quando sei anni fa lo dicevo e mi dicevano vabbè, lascia stare... Ora, da madre, saperlo in carcere mi fa tirare un sospiro di sollievo".

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