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di Emiliano Federico Caruso - Video
Dietro l'omicidio di Fabrizio "Diabolik" Piscitelli, ucciso da un colpo di pistola il 7 agosto scorso, ci sarebbe la storia, finita male, di un contrabbando di tre tonnellate di oro dall'Africa.
Queste, almeno, sono le dichiarazioni di Fabio "Rommel" Gaudenzi, ultrà dell'estrema destra già condannato a due anni e otto mesi nell'ambito dell'inchiesta "Mondo di mezzo", quella che ha scoperchiato i protagonisti e le dinamiche di Mafia Capitale. Dichiarazioni iniziate con un video pubblicato dallo stesso Gaudenzi il 2 settembre scorso su Youtube dove, in perfetto stile Isis con tanto di passamontagna e pistola di grosso calibro in mano, rivela di essere a conoscenza dei nomi e delle motivazioni dei mandanti.
Ma facciamo un passo indietro di qualche anno. Il 25 settembre del 2013 le Fiamme Gialle arrestano quattro personaggi coinvolti in un grosso traffico di droga tra Spagna e Italia: Simone Serafinelli, Sergio Campana, Rocco Gallo e Patrick Tarola. Gli indagati, però, erano sette: mancano all'arresto Paolo Diana (che si costituirà pochi giorni dopo, il 7 ottobre), Luca Mulas e Fabrizio Piscitelli. Nomi grossi nella criminalità organizzata della Capitale, alcuni dei quali sembrano collegati a Michele "O' pazzo" Senese, boss indiscusso dell'omonimo clan e uno dei "Re di Roma" del Mondo di mezzo. In quell'occasione vennero anche sequestrati 5 quintali di hashish, dal valore in pazza di cinque milioni di euro.
Piscitelli, in particolare, nel variegato panorama della criminalità romana non è uno qualsiasi. Negli anni '80 inizia a farsi un nome grosso nell'ambiente degli ultras della Lazio, fino a diventare in poco tempo il capo degli "Irriducibili", l'ala più estrema della destra più estrema del tifo biancoceleste. Gente che, tanto per dirne una, il 30 gennaio del 2000, in occasione di una partita Lazio-Bari, espose uno striscione che inneggiava a Zeljko Raznatovic, capo delle famigerate Tigri di Arkan, e nel 2017 appiccicò in giro degli adesivi raffiguranti Anna Frank con la maglia giallorossa (la faccenda verrà poi attribuita a Franco Costantino, "luogotenente" di Piscitelli).
Nei primi anni '90 Diabolik diventa il riferimento di Michele Senese nei rapporti con il clan Abate, che a quell'epoca spadroneggiava nella zona di San Giorgio a Cremano, nella provincia di Napoli, con lo scopo di organizzare il traffico di eroina dalla Turchia e di hashish dalla Spagna.
Diventato il boss della batteria di Ponte Milvio, viene poi coinvolto in numerose inchieste legate allo spaccio di droga ed episodi di violenza, e con la crisi di Sergio Cragnotti tenta di piazzare giorgio Chinaglia come presidente al posto di Claudio Lotito. Varie inchieste successive, che sottolineano come Diabolik tenga un tenore di vita sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati (ufficialmente commercia in gadget della Lazio) porteranno al sequestro a luglio del 2014 di 2,3 milioni di euro in beni riconducibili a lui, alla sua famiglia e a vari prestanome.
Tra le altre cose in cui è coinvolto, che sono veramente tante, il capo ultrà è presidente dell'associazione culturale "Mr Enrich" (che tra l'altro vantava, per così dire, altri due vertici degli "Irriducibili" nel consiglio direttivo), detiene il 70% delle quote della "Fans Edition" e, nel poco tempo libero che gli lascia la sua carriera criminale, riesce persino a trovarsi un posto nelle inchieste di Mafia Capitale.
Ma torniamo a quel settembre del 2013. Diabolik, grazie ai legami con la criminalità romana, riesce a procurarsi dei documenti nuovi e cambia identità, sparisce dalla circolazione. Ma la sua latitanza dura poco. Passa un mese esatto, e il 25 ottobre viene arrestato nel suo appartamento in zona Casalotti, a Roma, mentre assiste a una partita tra la Apollon Limassol e la sua amata Lazio. Nel rifugio vengono anche trovate spade, mazze, sfollagente, Jammer (disturbatori di radiofrequenze, ndr) e reti UMTS/GSM portatili. Gli investigatori lo rintracciano controllando i movimenti dei suoi sodali, in particolare del fidato Alessandro Telich (poi arrestato), che effettuava lunghi giri in macchina anche per andare a comprare una semplice pizza, parcheggiando poi a diversi isolati di distanza dal covo di Piscitelli. Viene poi condannato in primo grado, insieme ad altri tre capi ultrà della Curva Nord, a tre anni e sei mesi per il tentativo di scalata alla Lazio.
Arriviamo al 7 agosto di quest'anno, Piscitelli ha ormai 53 anni, si sta rilassando in pantaloncini corti e maglietta su una panchina del parco degli Acquedotti, all'altezza del civico 273 di via Lemonia. Sono quasi le 19 di sera, e non si accorge di una figura a volto coperto che gli si avvicina alle spalle e gli spara un colpo di calibro 7,65 in testa. Diabolik muore sul colpo, riverso su quella panchina che, nei giorni successivi, diventerà meta di pellegrinaggio per molti tifosi biancocelesti ed esponenti della Destra romana, mentre il suo assassino non è ancora stato identificato. Vengono subito fatte ipotesi, talvolta vere e proprie speculazioni, sulle motivazioni dell'omicidio. La pista più probabile è quella di un regolamento di conti legato al traffico di droga, ma il curriculum criminale di Piscitelli è talmente lungo e vario che non è possibile trovare una pista certa.
E si arriva a questi giorni e a un altro nome legato a Diabolik, quello di Fabio Gaudenzi, detto "Rommel" per le sue simpatie di estrema destra e considerato nientemeno che il braccio destro di carminati. Il 2 settembre "Rommel" posta due video su Youtube in cui, tra le varie dichiarazioni, se ne esce con una molto interessante, là dove dichiara di essere a conoscenza dei nomi e delle motivazioni dietro l'omicidio di Piscitelli.
La storia di cui parla Gaudenzi nasce il 3 aprile 2014 (a dicembre dello stesso anno esploderà l'inchiesta di Mafia Capitale), quando l'imprenditore Filippo Maria Macchi lo coinvolge nel progetto di trasportare, in forma clandestina, tre quintali d'oro dall'Africa all'Italia. L'inizio di un giro di affari che avrebbe dovuto fruttare una media di 20 milioni di euro all'anno. In cambio del suo coinvolgimento nel traffico, Gaudenzi avrebbe promesso all'imprenditore un appalto di 250mila euro nel restauro della sua villa alle Bahamas. C'è solo un problema: mancano i soldi per finanziare la parte iniziale del traffico. Diabolik si fa quindi garante, tramite Riccardo Brugia, per chiedere un prestito a Massimo Carminati e agli "Amici di san Giovanni", ovvero i fratelli Bracci. I soldi escono fuori, e Macchi si reca in Africa insieme a Rommel per organizzare la parte iniziale del traffico, ma tornano a mani vuote, l'affare non va in porto, e ne escono più indebitati di prima. Del traffico, troncato sul nascere, sarebbe stato a conoscenza anche un amico di Gaudenzi: Maurizio Terminali, altro nome che compare spesso nelle inchieste di Mafia Capitale, poi morto in circostanze mai chiarite a Brescia pochi giorni prima dell'omicidio di Dabolik. Terminali, insieme a Piscitelli, sarebbe infatti stato incaricato di recuperare il credito concesso a Macchi.
Arriviamo così all'estate di quest'anno. Morto Maurizio Terminali e assassinato Fabrizio Piscitelli, Gaudenzi inizia ad avere il sospetto che qualcuno stia ammazzando i nomi coinvolti nel fallimento del traffico di oro, ed è convinto che lui sia il terzo della lista. Registra quindi i due famosi video, e subito dopo si costituisce. L'accusa principale con cui lo mettono dentro è detenzione di armi.
E lì Rommel inizia subito a parlare. Interrogato per cinque ore dai Pm Giovanni Musarò e Nadia Plastina (che hanno poi secretato il verbale), vuota il sacco e, giusto per far capire che non sta inventando nulla, tira fuori anche fotografie di viaggi in aereo e cita con esattezza riferimenti temporali, nomi, cognomi e collegamenti. Non è pentito, Rommel, e ci tiene a specificarlo tramite il suo legale, fa così con il solo di vendicare la morte di Terminali e Piscitelli. Tra le altre cose, parla di un gruppo elitario di estrema Destra, chiamato Fascisti di Roma nord, del quale avrebbero fatto parte anche Carminati, Piscitelli, Fabrizio "Er Mortadella" Carroccia, il fratello Luca Carroccia, Riccardo Brugia e Maurizio Boccacci. Ora, nonostante Carminati e Boccacci abbiano preso subito le distanze dalle dichiarazioni di Rommel, rimane il fatto che il lungo curriculum criminale di Gaudenzi può effettivamente averlo portato a conoscere i segreti che girano intorno all'omicidio di Diabolik. Ma, se le sue dichiarazioni si rivelassero fondate, rimarrebbe ancora da capire perché Piscitelli e Terminali siano stati tolti di mezzo (nel caso di Martinelli questa rimane un'ipotesi) solo ora, a cinque anni di distanza da quel traffico fallito di oro dall'Africa.

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