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di AMDuemila
La lotta alla mafia in Sicilia si fa sempre più dura, soprattutto quando mancano personale e strutture. L'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aveva scelto proprio il 25 aprile, giorno in cui si festeggia la liberazione dell'Italia dal nazifascismo, per inaugurare il nuovo commissariato a Corleone. "La mafia non vince" ha annunciato Salvini. Solo che finita la cerimonia in pompa magna, c’erano già problemi per fare i turni dell’unica volante che controlla un territorio molto ampio e ancora difficile. "In questi mesi, la volante è anche saltata qualche volta per mancanza di personale - ha raccontato a "La Repubblica" Luigi Lombardo, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap - E per coprire il servizio sono stati poi distolti uomini da indagini o altre attività".
Nella squadra mobile di Palermo, il pensionamento di una quarantina di vecchi investigatori non sono stati rimpiazzati. Quindi, il dirigente Rodolfo Ruperti si ritrova con 270 poliziotti, però impegnati in nove sezioni, nove ambiti di lavoro che spaziano dalle rapine al grande crimine organizzato, alla caccia ai latitanti. "Ci sono stati tempi in cui la Mobile poteva contare su 350 persone - ha detto Luigi Lombardo - ma evidentemente oggi la lotta alla mafia non è più una priorità". Invece a Trapani, dove il superlatitante Messina Denaro conta ancora su fidati imprenditori che gestiscono i suoi affari milionari, la Dia ha a sua disposizione solo 12 uomini. Sei dei quali, nell'ultimo anno e mezzo, sono stati impegnati nell'inchiesta su Paolo Arata, ex consulente per l'energia della Lega, sorpreso a fare affari con il "re" dell'eolico in Sicilia Vito Nicastri e a brigare per un emendamento di favore con l'ex sottosegretario Armando Siri. Ancora peggio è la situazione ad Agrigento in cui nell'ultima indagine della Dia che ha fatto luce sui collegamenti tra la nuova mafia e un capo ultrà della Juventus in cui sono state utilizzate quattro persone. Quasi le stesse persone che a Caltanissetta si occupano di indagare sulle stragi di Falcone e Borsellino.
Qualche giorno fa, il ministro Salvini ha tenuto la sua cerimonia di comitato al Viminale e su Twitter ha poi scritto: "Lotta senza quartiere ai mafiosi". Forse una lotta non portata avanti dal ministro ma da tutti i poliziotti in trincea ogni giorno che grazie al loro lavoro sono stati raggiunti importanti risultati. I poliziotti hanno lavorato senza sosta negli ultimi mesi per fermare la riorganizzazione della nuova Cosa nostra. Da Palermo a Trapani, da Agrigento a Catania. Questi agenti è da più di un anno che aspettano di essere retribuiti per quel lavoro importante: al Viminale lo chiamano “straordinario eccedente”, quello che va oltre il tetto delle 55 ore mensili, ma nella difficile frontiera siciliana della lotta alla mafia è l’ordinarietà. Nella squadra mobile di Palermo si è andati oltre le ordinari orari di lavoro per dare la caccia ai vecchi padrini che erano tornati da New York dopo la morte di Riina. Stessa cosa per la cattura del superlatitante Matteo Messina Denaro su cui pende la condanna all'ergastolo per le bombe del 1993. Dal Viminale non sono arrivati significativi investimenti per incentivare proprio la lotta alla mafia e che quindi vanno in contraddizione a quanto scrive Salvini su Twitter. "La lotta alla mafia è un impegno a cui mi dedicherò con ogni mia energia, con ogni mezzo necessario".
Per i continui tagli, adesso, ci si organizza in piccole squadre. Lo scorso 30 luglio a Catania il capo della polizia Franco Gabrielli ha fatto presente le carenze: "Abbiamo un buco di organico che non è stato colmato in questi anni". Ad oggi i poliziotti sono 99mila e invece dovrebbero essere 117 mila. Alla luce di tutto questo come si pensa di poter sconfiggere la mafia se mancano i finanziamenti per sostenere chi ogni giorno è faccia a faccia con la crimintalità organizzata?

Foto © Imagoeconomica

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