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di Davide de Bari - Foto
L'Amazzonia brucia. Una terribile notizia che stava passando inosservata, grazie anche alla minimizzazione dal presidente del Brasile Jair Bolsonaro che agli inizi di agosto ha anche licenziato il capo dell'agenzia spaziale (Inpe), Ricardo Galvao, perché aveva pubblicato i dati che indicavano l'aumento del 67% della deforestazione nel Paese negli ultimi mesi e l'aumento del 84% degli incendi. Il fumo degli incendi è così ampio che è riuscito a coprire la città di San Paolo ed è addirittura visibile dallo spazio, come dimostrano le foto satellitari della Nasa del 13 agosto scorso. Le immagini hanno fatto subito il giro del mondo, suscitando tanta indignazione. Ed è così che da Rio de Janeiro fino all'Italia cittadini, associazioni si sono mobilitate in piazza. Tra questi anche il movimento ambientalista Friday For Future di Greta Thunberg. Infatti, a Udine lo scorso martedì alle ore 18 i locali referenti del movimento hanno indetto un presidio, replicando quanto si sta facendo in tutto il globo, affinché si denunci e chi ha causato tale danno se ne prenda le responsabilità. Si è ricordato che la foresta Amazzonia rappresenta uno dei polmoni del nostro pianeta con il suo 20% di ossigeno presente nell'atmosfera e assorbe ogni anno circa 2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Quindi gli incendi non stanno facendo altro che intaccare il benessere che deriva dalla foresta.
Da inizio anno, insieme all'avvio del governo Bolsonaro, il disboscamento della foresta ha raggiunto ritmi impressionanti, registrando lo scorso luglio un aumento del 278% rispetto all’anno precedente, per un totale di 1.345 kmq disboscati; come se sparissero tre campi da calcio al minuto. Dunque, incendi e disboscamenti sono uno collegato all'altro. Inoltre, la stessa deforestazione è stata in qualche modo incoraggiata dal presidente stesso, che ha ridotto le sanzioni verso le società di produzione di legname e verso agricoltori e allevatori responsabili dei disboscamenti illegali. E sarebbero stati proprio questi ad appiccare incendi per ottenere quanta più terra possibile. Addirittura lo scorso 10 agosto hanno istituito il “giorno del fuoco” nella città di Novo Progreso, nello stato del Parà, uno dei nove stati che compongono la macro regione amazzonica. Inoltre, si è detto che una delle cause della deforestazione è anche lo sviluppo di nuova vegetazione per il bestiame il cui allevamento è responsabile dell'80% della deforestazione in corso nella foresta pluviale amazzonica. Infatti, una parte significativa dell'offerta globale di carne bovina, compresa gran parte dell'offerta di carne in scatola in Europa, proviene da terreni che un tempo erano la foresta pluviale.


Si è anche parlato dei danni che gli incendi stanno provocando alle circa 400 tribù di nativi che fanno affidamento sulla foresta pluviale per sostenere le loro vite e preservare le loro culture.
"Ci sono banche e politiche che sostengono multinazionali il cui unico obiettivo è il profitto per avere nuove terre da sfruttare. Loro non si interessano che queste terre facciano parte del polmone verde del pianeta - ha detto Beatrice Boccali del Movimento culturale giovanile Our Voice che si è esibito con balli e canti durante il presidio - Ogni giorno muoiono tantissimi attivisti che vengono uccisi o arrestati perché si sono messi in gioco per difendere la loro casa e le future generazioni. Attivisti che vengono considerati dei nemici dello Stato, ma se difendere la propria casa, i diritti, il futuro significa essere nemici delle banche e delle multinazionali, allora tutti noi siamo nemici".

Foto © Miriam Bigoni

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