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Agli atti anche un'intercettazione. Martedì l'incidente probatorio

Si arricchisce di un nuovo capitolo l'inchiesta della Procura di Roma sulla presunta promessa di denaro dell’ex parlamentare forzista Paolo Arata (in foto), responsabile del programma della Lega sull’Ambiente, finito indagato assieme al figlio Francesco Paolo nella medesima inchiesta (Arata padre e figlio furono arrestati il 13 giugno scorso e ottennero i domiciliari il 5 luglio). Un'indagine che vede indagato anche l’ex sottosegretario leghista alle Infrastrutture Armando Siri che, secondo l'accusa, avrebbe messo a disposizione di Arata la propria funzione di senatore e sottosegretario, dietro la promessa o dazione di 30 mila euro, per modificare una norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili.
Per giovedì il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi hanno chiesto ed ottenuto dal gip Emanuela Attura un incidente probatorio per sentire l'imprenditore Vito Nicastri, "re dell'eolico" su cui pende a Palermo una richiesta di 12 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, ed il figlio Manlio, coinvolti nell'inchiesta e accusati di essere vicini a Cosa Nostra, che da qualche settimana stanno parlando con i magistrati. Agli atti depositati dai pm compare anche un'intercettazione del settembre 2018 in cui l'imprenditore Arata, di fatto, tira in ballo l'ex sottosegretario. "Io ad Armando Siri di 30mila euro perché sia chiaro tra di noi, ve lo dico..." avrebbe detto Arata. E ora vi sarebbe anche la conferma dei Nicastri sentito congiuntamente dai pm di Roma e Palermo l'8 luglio scorso. Se in un primo momento Nicastri jr era stato generico negando di avere saputo da Arata di soldi promessi o dati a Siri in cambio di un emendamento favorevole ai loro affari, e negando anche di averlo mai riferito a suo padre, dopo l'ascolto ha ammesso: "Confermo di aver ascoltato le parole di Arata sulla promessa di 30.000 euro e di avere riferito a mio padre l’intenzione di dare soldi a Siri... Posso dire che Siri non fu pagato, ma Paolo Arata mi disse che gli aveva promesso 30.000 da corrispondere una volta approvato l’emendamento richiesto". Proprio la promessa di denaro è bastata ai pm per contestare la corruzione.
Ai magistrati Manlio Nicastri ha confermato che l’accordo prevedeva l’approvazione dell'emendamento anche se questo non fu mai approvato con l'opposizione del Movimento cinque stelle.
Oltre a Manlio Nicastri dovrà essere sentito anche il padre Vito. Ai magistrati ha raccontato che già in precedenza, quando al governo vi era il Pd, aveva tentato di allacciare contatti al ministero dello Sviluppo economico tramite l'approccio con una funzionaria, poi, con il cambio politico, "il suo interlocutore per la questione incentivi diventò Siri".
Nicastri senior ha raccontato di aver letto, tramite il figlio, un messaggio di Arata con la richiesta di un emendamento che sarebbe stato formalizzato da rappresentanti dei piccoli produttori di minieolico, mentre lui si sarebbe occupato di assicurarsi "l’appoggio politico tramite Siri" con tanto di una promessa di compenso: "All’epoca stavo in carcere, era mio figlio che parlava con Arata. E mio figlio mi ha detto che Arata avrebbe fatto un regalo a Siri se l’emendamento fosse passato. Un regalo che ritengo fosse quantificabile in 30 mila euro. Arata non disdegnava di pagare. Come anche io". Quindi ha raccontato che Arata gli chiese di creare "provviste di contanti".

Foto © Imagoeconomica

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