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di Karim El Sadi
Ieri sera la risposta dei cittadini con il flash-mob #Portoaperto

“Migrante” e “49 milioni”, tre parole che non possono stare nella stessa frase. Soprattutto se scritte su uno striscione. Soprattutto se quello striscione deve essere alzato durante un importante raduno della Lega. Ed è proprio a causa di questo semplicissimo manifesto (in foto), “nessun migrante ci ha rubato 49 milioni”, privo di alcun riferimento specifico a qualche esponente politico, o di qualche "termine offensivo", che la giovane Silvia De Mattia, esponente di Libera, è stata tenuta al di fuori del comizio elettorale tenutosi lunedì pomeriggio a Porto Mantovano del ministro Matteo Salvini, giunto nella cittadina per sostenere la candidata leghista Monica Buoli al ballottaggio di domenica. “L’idea dello striscione è stata una mia iniziativa personale. - ci ha raccontato al telefono Silvia - All’entrata della piazza dove si teneva l’evento 5 agenti di polizia mi hanno chiesto di aprire lo striscione. Quando l’ho fatto mi hanno detto che avrei dovuto toglierlo altrimenti non mi avrebbero fatta entrare perchè in campagna elettorale non si può portare materiale di protesta. In quanto - ha spiegato riportando le parole degli agenti - Matteo Salvini non era lì come ministro degli Interni ma come capo del carroccio a sostegno di una candidata”. L’ennesimo atto di censura dove gli striscioni sono, come ormai accade da qualche mese, le vittime preferite di Forze dell’ordine e addirittura pompieri (vedi quanto accaduto a Brembate qualche settimana fa) che vengono impiegati per la loro rimozione nei casi in cui questi siano appesi in prossimità di comizi o eventi del partito leghista. Non solo. Sempre lunedì pomeriggio a Porto Mantovano un altro giovane presente al comizio aveva con se uno slogan di protesta ma sulla maglietta. Anche per lui nulla da fare, è toccato lo stesso destino di Silvia. Fuori dal comizio.
“Secondo te si sta alimentando un vento pericoloso?”, abbiamo domandato allora alla giovane. “Assolutamente si!” ha risposto decisa la ragazza, “anche perchè una persona volendo dalla propria casa, quindi dentro una proprietà privata potrebbe appendere uno striscione, invece è arrivato il comunicato che questa cosa non si può proprio fare. Secondo me è abbastanza grave, ma è successo quello che mi aspettavo”.
Parte della cittadinanza di Porto Mantovano però non è voluta restare a guardare e ieri sera alle 18.30 ha risposto prontamente organizzando un sit-in nella stessa piazza in cui la folla verde lunedì pomeriggio applaudiva con ammirazione i discorsi del capo del Carroccio.
"Matteo Salvini ieri sera ha chiuso questa piazza per il suo comizio. Oggi noi apriamo l'intero Paese per testimoniare la riccheza umana della nostra comunità: una Porto (Mantovano) aperta alla diversità, al confronto e all'accoglienza", si legge in uno dei volantini esplicativi del flash mob lasciati dai manifestanti. "Vogliamo mostrare l'altro volto di questo nostro bellissimo paese... Vogliamo gridare al resto dell'Italia che 'noi siamo Porto' - conclude il depliant - ma aperto".

Foto © Regina Brun

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