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di Giorgio Bongiovanni
Sullo sfondo interessi ed affari all'ombra di un "patto occulto"

Sigfrido Ranucci è un giornalista dalla schiena dritta. Non posso dimenticare la prima volta in cui nel 2001, in esclusiva assoluta, Rai News ed ANTIMAFIADuemila incontrarono il super pentito della Cupola di Cosa nostra, l'ex capomandamento di Porta Nuova Salvatore Cancemi (oggi deceduto). Senza remore mandò in onda le sorprendenti ed agghiaccianti rivelazioni del collaboratore di giustizia su Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri come presunti complici delle stragi di Capaci e via d'Amelio. Oggi Ranucci è conduttore di Report, il programma ereditato come allievo di un'altra grande giornalista com Milena Gabanelli. Una trasmissione che è diventata bandiera del vero servizio pubblico, uno dei pochi programmi capaci di far inchieste alla ricerca di verità scomode e scabrose come quelle che, leggendo le carte, emergono su Ubi Banca, il terzo gruppo bancario del Paese.
E osservando gli attacchi subiti nell'ultima settimana, con tanto di azione giudiziaria avviata da Giovanni Bazoli, il potente banchiere bresciano presidente emerito di Banca Intesa San Paolo, che avrebbe avuto un ruolo anche nella creazione del gruppo Ubi, si dimostra che i fili toccati sono ad alta tensione.
L'inchiesta condotta da Giorgio Mottola, in collaborazione con Nicola Borzi, Alessia Cerantola e Norma Ferrara, intitolata "L'onnipotente", mostra una serie di operazioni poco chiare e limpide, al limite dell'illecito, tra affari e conflitti d'interesse. Così come torbide erano le operazioni messe in atto da Michele Sindona (il banchiere della mafia e della P2 ucciso in carcere con una tazzina di caffè al cianuro) ed il Banco Ambrosiano di Roberto Calvi (impiccato al ponte dei Frati neri a Londra nel 1982).
L'indagine di Mottola parte dal principio, dalla formazione di Ubi Banca, nata dalla controversa fusione tra la finanza bianca bresciana e la ex Popolare bergamasca, che sarebbe coinvolta in operazioni di compravendita di armi, sebbene annoveri tra i suoi soci con quote minori la Diocesi di Bergamo, le suore Ancelle della Carità di Brescia e decine di altri istituti religiosi.
Una fusione che, secondo Giuseppe Masnaga, ex direttore della Popolare di Bergamo, “non è stata utile per Bergamo in quanto la banca bresciana aveva centinaia di milioni di perdite che poi si è addossata la neonata Ubi”.
Secondo la ricostruzione di Report quella fusione tra i due istituti sarebbe stata veicolata da Giovanni Bazioli che oggi si trova sotto processo a Bergamo assieme ai vertici dell'istituto (compreso l'ad Victor Massiah), accusati di omesse comunicazioni e ostacolo alla Vigilanza per un presunto "patto occulto" tra i grandi soci per influenzare le decisioni della banca.
Alcune operazioni, addirittura, Bazoli le avrebbe messe in atto anche tramite la figlia, i nipoti, o l'ex genero.
Report ha compiuto un'inchiesta a 360° anche intervistando Giorgio Jannone, Presidente dell'Associazione azionisti di Ubi Banca, Roberto Peroni, ex responsabile antiriciclaggio Ubi Banca, ma anche l'ex direttore generale Ubi leasing ed intermediari di vendita mettendo in fila varie operazioni.
Ad esempio si è parlato delle svalutazioni, nel corso del tempo, di alcuni beni materiali, rivenduti a prezzi "stracciati" come un aereo valutato 300mila euro è stato rivenduto a una misteriosa società del Delaware per 61mila; e l'altra vendita di uno yacht valutato prima 6, poi 4,3 milioni e infine venduto per 3,5 milioni a una società intestata alla figlia di un consigliere di Ubi.
La trasmissione di Ranucci ha anche ricostruito una cessione di crediti per 14 miliardi attraverso delle cartolarizzazioni tramite fondazioni di diritto olandese, Stichting Brixia e Romullus, che sarebbero state utilizzate per agevolare la trasformazione dei crediti in titoli.

ubi banca 610

Secondo l'ex genero di Bazoli, Gregorio Gitti, si tratterebbe di auto-cartolarizzazioni "totalmente regolari" ma a prescindere dalla legalità dell'utilizzo delle fondazioni (che in genere hanno scopi di beneficenza) per le cartolarizzazioni, come ha sostenuto Gian Gaetano Bellavia, esperto antiriciclaggio, può non avere un particolare senso.
Proseguendo l'inchiesta Mottola, che ha rinvenuto dei documenti dei Panama Papers, ha ricostruito l'esistenza di 54 società offshore collegate a Ubi Banca International, l’istituto lussemburghese ceduto a novembre 2017 e di cui è stato presidente l'industriale delle armi, Pietro Gussalli Beretta.
Dai documenti emerge che lo studio Mossack Fonseca, ovvero lo studio di avvocati panamensi specialisti in società offshore per dare copertura agli spostamenti di denaro e beni tramite giurisdizioni che garantiscono l'anonimato (lo studio che ha gestito per anni proprio la rete dei Panama Papers), ha inviato dei richiami a Ubi Banca International con la richiesta di documenti mancanti necessari per le verifiche antiriciclaggio. A questo proposito Peroni, il dirigente interno dell’antiriciclaggio, ha raccontato delle segnalazioni che lui stesso aveva svolto prima di essere pian piano demansionato e poi trasferito.
Ma l'inchiesta prosegue fino a svelare un presunto collegamento tra Ubi International e l’Ambrosiano di Roberto Calvi.
Mottola ha intervistato il figlio di Roberto Calvi, Carlo, il quale ha raccontato come tra il Lussemburgo e le Bahamas sono state gestite due delle tre liquidazioni del Banco Ambrosiano. E' in questo passaggio che si inserirebbe la società Canopus, una società-schermo, cassaforte dei conti segreti, che servì a nascondere i rapporti tra Calvi e lo Ior da una parte e gli investimenti di Sindona dall'altra, amministrata da Guy Harles, finanziere lussemburghese il cui nome figura anche nelle carte della Commissione d'inchiesta sulla P2. Secondo Report Guy Harles ha anche avuto un ruolo nel board di Ubi International: soldi e clienti tutt’altro che trasparenti, di cui non si è praticamente mai parlato.
Bazoli, interpellato da Report, ha inviato alcune risposte nelle quali ha affermato che "l'impegno da me dedicato nel momento della nascita e dell'avvio di Ubi è sempre stato improntato alla massima coerenza e trasparenza" ed ha negato di aver mai conosciuto Guy Harles, come invece sostiene Carlo Calvi.
Nei giorni scorsi Bazoli, tramite i legali, è tornato all'attacco denunciando che quanto mostrato da Report non è altro che una "rappresentazione falsa" dicendosi totalmente estrano in certi fatti come "i rapporti con persone e ambienti legati a Sindona e a Calvi, alla mafia e alla P2".
Ieri, dalle pagine del Corriere della Sera ha anche rinviato che "sia la costituzione di Intesa SanPaolo sia quella di Ubi vennero non solo autorizzate ma, mi permetto di dire, benedette dalla Banca d'Italia allora retta da Mario Draghi. Questa è la radice di Ubi".
Certo è che Bazoli resta imputato a Bergamo, considerato tra gli “onnipotenti” accusati di aver organizzato, gestito e diretto il patto di sindacato occulto che ha garantito ai due gruppi di potere, quello bergamasco e quello bresciano, un dominio assoluto sulla banca in spregio ai diritti degli azionisti di minoranza.
Così come è certo che nei giorni scorsi, la Banca d'Italia ha sanzionato Ubi Banca per anomalie e comportamenti illegittimi proprio sui controlli antiriciclaggio.
Di seguito vi proponiamo il servizio di Report.

VIDEO Guarda la puntata integrale: rai.it

In foto da sinistra: Michele Sindona e Roberto Calvi

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