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matacena amedeo barca c imagoeconomicadi AMDuemila
Il pm Lombardo ha chiesto una nuova istruttoria citando le dichiarazioni dei pentiti. L'imputata Chiara Rizzo, dopo le aggravanti contestate, sceglie il rito abbreviato

L'ex parlamentare Amedeo Matacena, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbe partecipato ad un summit di 'Ndrangheta a Polsi, il 28 settembre 1991 in cui erano presenti tutti gli esponenti d'élite della criminalità organizzata reggina. A dichiararlo è il collaboratore di giustizia Pasquale Nucera, in un verbale del 1996 quando, sentito dalla Procura di Palermo, rivelò l'esistenza di un "disegno criminoso portato avanti da ‘Ndrangheta e Cosa nostra nel periodo delle stragi continentali". Del verbale oggi ha parlato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giusppe Lombardo che oggi, durante l'udienza del processo Breakfast, che vede tra gli imputati l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola e Chiara Rizzo, moglie dell'ex parlamentare forzista Amedeo Matacena, ha presentato nuove richieste istruttorie. "A questo summit - ha ricordato Lombardo in aula - partecipano tutti i soggetti di vertice dell’epoca, a partire dai fratelli Tegano, a Santo Araniti, a Marcello Pesce, ai Mazzaferro di Taurianova e Gioiosa Jonica, i Versace di Polistena e Africo, Antonino Molè, due dei Piromalli, Antonino Mammoliti e altri. Nucera, su queste dichiarazioni, è stato già ritenuto attendibile e riscontrato su un passaggio: la presenza di Antonino Mammoliti di Castellace che avrebbe partecipato al summit unitamente all’onorevole Matacena".
"Questo dato iniziale rileva in questo processo oppure no, visto che siamo chiamati a capire per quale ragione, nel momento in cui la sentenza contro Matacena passa in giudicato, alcune persone si muovono per agevolarne la latitanza?" si è chiesto il pm durante la sua esposizione.
Ma non ci sono solo le parole di Nucera ad essere messe in evidenza dall'accusa. Anche il collaboratore di giustizia Giuseppe Lombardo, detto "Cavallino", lo indica "come appartenente alla cupola della ‘Ndrangheta". "Il pentito - ha aggiunto il procuratore aggiunto - ci dice che anche la ‘Ndrangheta non è orizzontale ma verticistica, al cui livello più alto è posta una cupola con dentro Matacena per il suo ruolo di politico. Questo lo apprende da Pasquale Condello 'il Supremo' e noi non possiamo far finta che questi temi non esistano".
Lombardo, oltre a questi due pentiti, ha dunque chiesto di sentire anche il collaboratore di giustizia Cosimo Virgiglio che "in maniera spontanea, ad un certo punto, a seguito dell’allontanamento di Nino Lo Giudice e dei suoi successivi memorali, viene indicato come soggetto che racconta determinate appartenenze massoniche. Viene riscontrato che c’è stato un periodo di comune detenzione fra i due a Rebibbia e il pm interroga Virgiglio il quale indica elementi utili in questa sede perché riferibili ai fratelli Pizza ed agli ambienti massonici da lui frequentati e dice: 'Guardate che all’interno di quel mondo ho visto anche l’onorevole Scajola'”. Un aspetto che secondo il magistrato necessariamente "deve essere verificato da un approfondimento istruttorio che ancora non c’è stato. È indispensabile capire il motivo per il quale uno come Scajola si sia mosso con quella decisione, così come le intercettazioni hanno dimostrato, a favore di Amedeo Matacena".
Tra i soggetti che l'accusa vorrebbe chiamare a testimoniare anche il sostituto commissario Giuseppe Gandolfo, che fornirebbe elementi di riscontro alle parole dei collaboratori di giustizia.

Chiara Rizzo chiede il rito abbreviato
La scorsa udienza l'accusa aveva contestato ai due imputati, Rizzo e Scajola, un nuovo capo di imputazione. Oltre ad aver agevolato la criminalità organizzata per il tentativo di mantenere la latitanza di Matacena, veniva dunque contestato l'aver agevolato un’associazione segreta collegata alla ‘Ndrangheta da un "rapporto di interrelazione biunivoca, destinata ad estendere le potenzialità operative del sodalizio mafioso in campo nazionale ed internazionale". Il tutto con lo scopo di sostenere "la perdurante latitanza del Matacena, già condannato in via definitiva quale concorrente esterno della ‘Ndrangheta reggina, per il rilevantissimo ruolo politico ed imprenditoriale svolto a favore della predetta nell’ambito di una più vasta operazione avente ad oggetto anche la programmata ed in parte eseguita latitanza all’esterno di Marcello Dell’Utri".
Non è mancata la replica da parte delle difese con gli avvocati Busuito e Morello che hanno sostenuto che "non sarebbe rispettato il principio del contraddittorio fra le parti, per le modalità con cui la modifica del capo d’imputazione è avvenuta". Addirittura per l'avvocato Bonaventura Candido le nuove contestazioni rappresenterebbero un fatto totalmente nuovo e che dovrebbe essere "oggetto di diversa inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e che sarebbe dovuto transitare attraverso un’udienza preliminare". Per questo motivo il legale di Chiara Rizzo ha formulato richiesta di rito abbreviato condizionato alla luce della nuova contestazione formulata dal pubblico ministero.
Da parte sua il pm Lombardo ha replicato evidenziando come "tutti coloro i quali si sono intrattenuti sulle acquisizioni di cui trattiamo hanno fatto riferimento al ruolo di Speziali e dei fratelli Pizza. E ciò ci consente di intravedere temi di prova nuovi che non incidono sul fatto, perché la modifica del pubblico ministero non evidenzia una diversità del fatto. E prova ne sia che non è stato contestato tutto il capo C (la procurata inosservanza di pena, ndr), ma ha precisato che la stessa era limitata solo ad una circostanza aggravante".
Sulla richiesta di rito abbreviato la questione, tanto secondo l'accusa quanto per la difesa, dovrebbe essere oggetto di un incidente di costituzionalità.
Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 28 gennaio quando il Collegio dovrà sciogliere le riserve su tutte le richieste istruttorie.

Foto © Imagoeconomica

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