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10di Davide de Bari - Foto
Così rispondono 6 italiani su 10. E per il 90% "è solo al Sud"
Il 75% degli italiani non ha dubbi: la mafia è presente in tutto il globo ma in Italia non è una questione di cui occuparsi, perché è concentrata soprattutto al Sud. E’ questo l’allarmante dato che emerge dal Rapporto “LiberaIdee”, in cui oltre 10.000 questionari in tutta Italia e una ricerca quantitativa con oltre 100 intervista ad associazioni di categoria, ha offerto una panoramica aggiornata sulla presenza e percezione della mafia e corruzione nel nostro paese. Ieri il rapporto è stato presentato a Roma dove hanno partecipato il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone e Francesca Rispoli dell’Ufficio di presidenza di Libera.
“Le mafie sono profondamente cambiate - ha detto con preoccupazione don Ciotti - Le mafie imprenditrici sono un problema nazionale, perché operano con passo felpato, senza destare allarme. E hanno ormai inquinato molti ambiti della vita pubblica”. Solo il 38% dei cittadini ha dichiarato che nel proprio territorio la mafia è un fenomeno preoccupante e la sua presenza è socialmente pericolosa, invece il 52% si divide tra coloro che la ritengono marginale mentre per altri è preoccupante ma non pericolosa. Nel rapporto si evidenzia come gli italiani definiscono il problema mafia come “globale” e quindi spesso si indica come qualcosa di “indefinibile” e “lontano”. Questo, però, non vuol dire che le mafie sono presenti in tutto il territorio. Infatti, solo l'8,5% degli intervistati ha risposto che la mafia esiste anche nel resto d'Italia. Se poi si aggiunge che il 7,5% ha considerato la mafia solo “letteratura” si ottiene una rappresentazione ancora più indefinita ed irreale rispetto a quanto dimostrano le inchieste che vengono condotte nell'intero territorio nazionale. Dunque, il Rapporto ha evidenziato come c'è ancora difficoltà ad assumere le mafie come questione nazionale. E questa resistenza è risultata preoccupante perché proviene dalle regioni che determinano l'andamento dell'economia nazionale.
Diversamente gli italiani si sono detti preoccupati per l’aumento del fenomeno della corruzione. “La corruzione è ormai il metodo prevalente delle mafie” ha annunciato il presidente di Libera. Il 70% degli intervistati ha sostenuto come sono “abbastanza” diffuse le mazzette. Il 90% si è detto “molto pessimista” riguardo al fenomeno. Addirittura il 30% ha detto di essersi trovato direttamente davanti a un richiesta di tangente e al Sud il dato è arrivato a 40%. Per quanto riguarda il rapporto tra politica e corruzione è fuoriuscito un dato allarmante: per il 50% degli italiani i politici sono corrotti. I cittadini non solo si sentono lontani dalla politica che viene avvertita come di una sfera "altra" rispetto al proprio vissuto quotidiano ma addirittura la ritengono la prima causa della corruzione e del malaffare. Il 50,3% pensa che i membri del Governo e del Parlamento siano coinvolti in modo significativo nella corruzione e per il 46,9% lo sono anche i membri dei partiti politici; tutto questo genera un vero “disgusto” in molti giovani. Solo il 20% degli italiani crede che sia importante votare cittadini onesti come candidati politici per combattere la corruzione.

La sfiducia nella politica e nelle istituzioni
La ricerca ha evidenziato anche come la sfiducia dei cittadini nelle istituzioni finisce per coinvolgere, oltre alla stessa politica, anche la magistratura (per il 12,4%), le forze dell'ordine (per il 17%) e persino esponenti del clero. Tutti vengono coinvolti in una generale crisi di credibilità. Questi segnali allarmanti hanno portato il procuratore nazionale antimafia a dire che “nel nostro Paese non si sente parlare della necessità di contrastare mafie e corruzione. La politica pospone questi problemi a tanti altri. Ma quando ci sono corruzione e mafia, l’economia va a fondo” e che “la nostra zavorra sono mafia e corruzione, quest’ultima dilaga”. Per de Raho non c’è, da parte della politica “l’attenzione” ed è come se “non si fosse in linea e quella voce viene sopita, non viene raccolta da nessuno. Questo è il peggiore aspetto che si coglie in questo momento nel Paese, non vi è attenzione per questi fenomeni emergenziali”. A distanza ha replicato il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: “Rispetto le sue parole, ma mi sento di poter dire che oggi il nostro Paese può andare sempre più a testa alta in tutte le sedi internazionali perché si contraddistingue per l'impegno sul versante della legalità e per la lotta alla corruzione e alla mafia: mentre alla Camera è in corso l'esame in commissione della legge spazzacorrotti, al Senato è stata approvata in commissione la norma sul voto di scambio politico mafioso”. A parlare della fiducia tra cittadini e istituzioni è stato il presidente dell’Anac che ha sottolineato: “Sono numeri spaventosi ed è preoccupante in particolare che la sfiducia emerga tra i più giovani”. Cantone ha fatto notare come ben il 7,8% del campione abbia detto che le persone comuni non possono fare niente di significativo contro la corruzione e come in questo spesso viene fatta una delega a terzi nella lotta al malaffare mentre ciascuno è chiamato a fare la propria parte.
"In Italia la corruzione dilaga - ha poi continuato il procuratore de Raho - anche perché vi è una mafia che esercita un controllo anche sulla politica molto preoccupante e non c'è una selezione, non c'è attenzione su questi fenomeni, non sento parlare della necessità di contrastare mafia e corruzione: sembra sia un problema di associazioni, Anac e magistratura”.


De Raho si è detto sorpreso, apprendendo che “il campione intervistato dal Rapporto pensa che il primo responsabile della situazione è il mondo politico. Costoro affermano di non aver fiducia nelle forze dell'ordine e nella magistratura, e questo nonostante vi sia un forte impegno di entrambi. Certo, non dobbiamo assumere la comoda posizione di chi dice: 'è una cattiva percezione'. Vi sono una serie di episodi in cui sono coinvolti gli uni e gli altri, vi sono poi silenzi, e quando all'interno degli organismi che dovrebbero segnare il primo contrasto non c'è una voce forte o ci sono episodi che gettano discredito, ben si capisce il perché di questi risultati".
De Raho si è soffermato anche sul caso degli "editori collusi, e questo fa sì che si comincia ad avere sfiducia anche nel giornalismo" e ha ricordato che "ad un anno dall'omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia non c'è piena luce sull'omicidio, è molto grave, stiamo parlando di un attentato avvenuto in Europa". Il procuratore nazionale antimafia non ha citato solo il caso della giornalista maltese, ma anche quello di Jan Kuciak: "E' un caso sul quale bisognerà tornare: non è pensabile che laddove si condivide il programma investigativo, poi uno dei due paesi resti fuori dalle informazioni, soprattutto quando fatti di questo tipo coinvolgano gli accertamenti sull'omicidio di un giornalista che aveva scritto proprio contro la politica, la corruzione e i rapporti con la mafia”.
Un altro argomento affrontato dal procuratore nazionale antimafia è stato il rischio infiltrazione sulla ricostruzione del ponte Morandi: "Se c'è assoluta libertà di scelta e una deroga a tutte le disposizioni, c'è il pericolo concreto di infiltrazione delle mafie, che si infiltrano laddove si possono superare le valutazioni. Il quadro è tale da destare grande preoccupazione”.
In conclusione, de Raho si è rivolto ancora un volta al mondo politico: "Dalla politica deve partire un ordine fermo: stop alla corruzione, chi denuncia deve essere difeso, la mafia deve essere sterminata. Su alcuni aspetti lo Stato non deve indietreggiare: la giornalista Federica Angeli qualche giorno fa ha chiesto protezione per i figli, per ora c'è solo per lei, serve attenzione”.

Contrastare le mafie
Il rapporto non ha rilevato solo la presenza e la percezione delle mafie, ma anche come gli italiani cercano di informarsi sul fenomeno. Il 20,5% del campione ha sostenuto che il mezzo più utile per conoscere i fenomeni mafiosi sia il giornalismo d’inchiesta. Il 18,4% ha detto di avere fiducia nella televisione mentre il 16,3 nel cinema e il 6.4% utilizza internet per informarsi sulle mafie. Il 4.3% utilizza i social network. “Il racconto delle mafie avrebbe certo bisogno di meno colore e di più rigore - ha commentato don Ciotti, che poi ha proseguito - Piuttosto che raccontare con una certa enfasi il criminale, bisognerebbe analizzare a fondo il sistema criminale e gli effetti sulle vite di ciascuno di noi”. “C’è una rivoluzione di donne nel nostro paese, - ha evidenziato ancora il presidente di Libera - donne che si ribellano che vogliono dissociarsi. Non vogliono denaro, vogliono costruirsi una vita altrove. E' un cuneo che arriva da lontano. Il cambiamento è nato frequentando le scuole, ascoltando, con l'impegno delle associazioni nei beni confiscati. Dobbiamo lavorare per liberare tante storie, per cercare strade nuove, la speranza ha bisogno di tutto questo. Questo rapporto non è di qualcuno ma è di tutti, anche vostro”. Con la presentazione del Rapporto, l’associazione di don Ciotti ha lanciato un nuovo impegno rivolto alla corretta gestione dei beni confiscati, che adesso il governo vorrebbe vendere se non assegnati. “Già nel 1995, una nostra petizione da un milione di firme ammetteva la possibilità - ha spiegato Luigi Ciotti - ma a patto che i proventi andassero in misura preponderante a finanziare i progetti sociali dei beni confiscati. Questo non viene detto nel recente decreto sicurezza, così come non viene detto che fine faranno i beni rimasti invenduti e trasferiti dopo tre anni al Demanio. Credo sia importante saperlo”.
Libera ha scelto di celebrare la XXIV Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie a Padova, con un percorso di avvicinamento che coinvolgerà tutto il Nord Est e un momento di approfondimento, Contromafiecorruzione Nord Est, che si svolgerà a Trieste. Scelta visto che la percezione delle mafie nel Nord Est ha riscontrato percentuali rilevanti nella visione che spesso si scosta da quella media nazionale. Due esempi su tutti: per 4 cittadini su 10 la mafia è invisibile e la si ritiene un fenomeno marginale; il 41,9% crede che i beni confiscati siano venduti o messi all'asta. Un territorio economicamente importante in cui, allo stato, la penetrazione delle mafie e della corruzione è stata capace di rendersi invisibile e ancora insabbiata.

Foto © Imagoeconomica

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