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rostagno maddalena rainewsdi AMDuemila - Video
Intervista della figlia del giornalista-sociologo a Rainews24

Oggi ricorre il trentesimo anniversario dell’omicidio del giornalista Mauro Rostagno. E’ in questa occasione che la figlia Maddalena ha rilasciato un’intervista al giornalista Paolo Maggioni. La Rostagno ha commentato l’ultima sentenza del processo d’Appello per l’omicidio di suo padre: “La matrice mafiosa era il punto al quale bisognava inesorabilmente arrivare, perché tutti sapevano che era la verità. Oltre ad avere due corti d’Assisi che hanno confermato la matrice mafiosa, c’è anche un riconoscimento di falsa testimonianza che in un processo ha già un suo peso”.
La figlia dell’attivista ha ricordato i momenti in cui gli enti comunali la contattano per intitolare luoghi in ricordo di suo padre e attraverso questo ha spiegato il suo vero spirito. “Alcuni sono persone carine (degli enti comunali, ndr) che sotto ti chiedono cosa scriveresti sotto il nome e il cognome. - ha detto la figlia dell’attivista - Chiedo sempre di evitare la dicitura ‘vittima di mafia’, perché non penso che il concetto di vittima si possa associare alla voglia di vivere di mio padre. Quindi molto spesso chiedo che venga scritto: ‘Sociologo, giornalista: spirito libero’”.
Maddalena ha anche spiegato il metodo con cui suo padre lavorava: “Mauro ha lavorato in televisione a Trapani per soli due anni. La metà dei suoi servizi erano tra lui e la gente, senza la giacca, la cravatta e la scrivania; senza alcuna barriera. Quindi l’informazione era a tutto tondo: c’era l’inchiesta sulla mafia, i servizi dentro le aule dei tribunali e anche le interviste nelle piazze del pesce e nei rioni senza l’acqua”.
Infine la figlia del giornalista ha risposto alla domanda: “E' possibile pensare a Mauro senza la sua ironia?”. “Impossibile si - ha detto Maddalena - Perché lui ha sempre giocato questo ruolo un po’ dissacratore. In autunno doveva partire una nuova trasmissione e lui aveva fatto un video che era la sua sigla iniziale. Io ho continuato a pensare che fosse il suo “coccodrillo” iniziale e che fosse consapevole di ciò che stava rischiando. Ma ha comunque deciso di andare avanti nelle sue battaglie di denuncia, che si sia fatto il suo “coccodrillo”; dove c’era una canzone di Paolo Conte, vestito con il Panama e volteggia. Lui faceva le cose sul serio senza prendersi sul serio”.

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