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10di Davide de Bari - Foto
Ricordate le vittime delle stragi di via d’Amelio e Capaci

Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani. Sono i nomi delle vittime delle stragi del ‘92, incisi sulla lapide all’interno del Reparto scorte e tutela della Caserma Lungaro, a Palermo. È in questo luogo, dove quegli stessi uomini e donne sono ricordati per aver adempiuto al proprio dovere fino a sacrificare le loro vite, che ieri i familiari delle vittime, la polizia di Stato e le associazioni si sono unite nel ricordo per pretendere ancora di più giustizia e verità. “Noi la verità la vogliamo con tutte le nostre forze” ha detto il segretario del sindacato del SIAP di Palermo Luigi Lombardo, in quanto il “sangue di quei cinque santi laici non può essere stato versato invano”. Quest’anno prima di dar voce ai familiari ed alle forze di polizia, i rappresentanti di alcune scuole e associazioni, provenienti da diverse parti d’Italia, hanno spiegato, con intensa emozione, perché hanno scelto di venire a Palermo per ricordare quanto avvenuto nel ‘92. C’è chi ha evidenziato come la storia e il simbolo che Palermo rappresenta abbia arricchito il proprio bagaglio culturale, anche grazie all'impegno e alla sensibilità del dirigente scolastico della scuola. Oppure di come l'arrivo in questa città sia partito dalla lettura di un libro che ha aumentato la propria consapevolezza, tanto da sognare, un giorno, di voler studiare giurisprudenza. C'è poi chi sintetizza questo viaggio con “memoria, consapevolezza, responsabilità e orgoglio”, dove dietro ad ogni parola si nascondono significati che si legano gli uni agli altri.
Subito dopo a prendere la parola è stato l’agente sopravvissuto alla strage di via d’Amelio, Antonio Vullo, che ha ricordato come la presenza degli uomini uccisi 26 anni fa sia sempre viva: “Io sono sempre tra Paolo, Claudio, Agostino, Walter, Vincenzo ed Emanuela” ha affermato, ricordando l'importanza di questo momento storico e della sentenza del processo Borsellino quater, che ha provato l'esistenza di un depistaggio sulla strage del 19 luglio '92.
Insieme, i familiari delle vittime cadute in via d’Amelio hanno raccontato i ricordi dei loro parenti e quanto di bello hanno lasciato nella loro memoria. Salvatore Borsellino, infatti, ha ricordato il momento in cui gli è stato raccontato che Paolo morì con il sorriso tra le labbra: “Io credevo che quel giorno Lucia (figlia di Borsellino, ndr) nel pulire il volto di suo padre dal nero del fumo, avesse voluto vedere un sorriso sulla bocca di Paolo. Invece mi è stato detto che quel sorriso ce l’aveva veramente. Nonostante sapesse che sarebbe morto, mio fratello è stato capace di sorridere fino alla fine”. Nel concludere il suo intervento, il fondatore delle Agende Rosse - tra le associazioni presenti alla commemorazione - ha detto che bisogna continuare a chiedere giustizia e verità anche quando “non avremo più forza e quando io non ne avrò. Ci saranno i giovani o qualcun altro che continuerà a gridare giustizia e verità. Così un giorno i nostri fratelli potranno riposare in pace”.
A Borsellino si è unita la sorella di Agostino Catalano, Giuseppa, che ha raccontato di un gesto eroico del fratello quando, due mesi prima della strage, salvò un ragazzo in mare prima che annegasse. E che quest’ultimo, il giorno del funerale di Agostino, era accanto alla bara con la rassegnazione di non essere riuscito a fare nulla per chi gli salvò la vita: “Ora questa persona è padre di famiglia - ha concluso Giuseppa Catalano - mio fratello, invece, la sua famiglia non ce l'ha più”.


Alla commemorazione è anche intervenuto il fratello di Claudio Traina, Luciano, che ha esordito sottolineando come sia “davvero bello vedere questi ragazzi arrivare da tutta Italia per ricordare”. Traina ha anche commentato di aver conosciuto “colleghi poliziotti che durante le commemorazioni mi abbracciavano e mi dicevano che erano per la legalità” per poi “aver letto i loro nomi sul giornale” per essere stati coinvolti in inchieste. “Questi - ha sottolineato Traina - indossavano la divisa indegnamente e continuano a indossarla. È una cosa che mi dispiace e mi fa male al cuore, perchè io nel mio lavoro ci ho sempre creduto”.
Per il questore di Palermo Renato Cortese, che si è unito alla memoria delle vittime, “sono questi i giorni in cui si accumula forza”. Cortese ha anche ricordato il prezioso lavoro che svolge la squadra mobile nella cattura dei latitanti, e che comporta anche il “peso” di dover sacrificare parte della propria vita. Il questore ha quindi evidenziato come oggi la verità sia “indispensabile” e “urgente”, rivolgendosi ai giovani presenti: “Non accontentatevi di verità strombazzate, che siano slogan o spot. Non accontentatevi di un articolo di giornale, andate nel profondo: leggente in ogni singolo rigo e cercate la vera verità”.
Davanti alla lapide dove sono iscritti i nomi delle vittime, l'attrice Annalisa Insardà ha infine recitato il monologo “Scorte” in cui ha ricordato il grande valore umano di tutti i poliziotti che hanno sacrificato la loro vita per proteggere non una persona, ma l’ideale di cui erano portatori.

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