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al posto giusto radio inSi chiude il ciclo di appuntamenti che dà voce alle vittime di estorsione
di AMDuemila
Si parlava di vittime di pizzo ed estorsione dando voce alla loro viva testimonianza, insieme a giornalisti, magistrati ed esponenti delle associazioni antiracket. Si è chiuso la scorsa settimana “Al posto giusto”, il ciclo di 6 appuntamenti radiofonici - ad ospitarli la trasmissione “L’Altroparlante” di Radio In - per aprire uno squarcio su ciò che accade a commercianti e imprenditori presi di mira dalle mafie.
Il fortunato programma palermitano, condotto da Mauro Faso, Aaron Pettinari, caporedattore di ANTIMAFIADuemila e l'ex procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci, ha visto, di volta in volta, il contributo del questore di Palermo Renato Cortese, il capo della Mobile Rodolfo Reperti, i portavoce di Addiopizzo e Libero Futuro, Daniele Marannano e Nicola Clemenza e varie testimonianze di vittime delle estorsioni. Non è mancata la voce dei giornalisti, tra cui Salvo Palazzolo e Sandra Figliuolo, e Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, ospite più di una volta al ciclo di appuntamenti.
Intervenuto lo scorso 30 maggio il questore Cortese, che da capo della Squadra mobile nel 2006 ha posto fine alla latitanza del boss corleonse Bernardo Provenzano, interloquendo con gli altri presenti ha ribadito il ruolo che Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno assunto a livello internazionale: "Come ha detto precedentemente il direttore di ANTIMAFIADuemila è vero che le nostre forze di polizia sono diventate le migliori del mondo. E siamo diventate le più brave perché ci confrontiamo con una mafia che è l'organizzazione cirminale più agguerrita del mondo. Così siamo riusciti ad affinare tecniche investigative che ci vengono invidiate". Cortese ha anche lanciato un allarme: "Credo sia più che mai prioritario discutere a livello europeo di lotta alla mafia, pensando ad una legislazione unica. In diversi Paesi europei, ma anche oltreoceano, non si riesce ad adeguarsi ai nostri standard, sia di tipo poliziesco ma soprattutto anche nell'amalgama delle notmative. Ci troviamo in alcune occasioni di fronte all'impossibilità di richiedere l'arresto di latitanti in quanto in alcuni Paesi, dove questi si nasconono, non viene riconosciuto il 416 come reato e peranto non ci consegnano il soggetto. Questo vale anche altre per le misure di prevenzione o il sequestor di beni e così si crea un problema". 
Fulcro delle ultime puntate, oltre alle vittime del pizzo, anche le iniziative organizzate a ridosso del 26° anniversario della strage di Capaci da ANTIMAFIADuemila. Alla conferenza “Falcone, la strage e le verità nascoste”, ha affermato Bongiovanni in diretta radiofonica, “avremmo voluto avere le migliaia di giovani presenti il giorno dopo all’aula bunker, ai quali spiegare ciò che invece il 23 maggio non è stato detto: che la strage di Capaci non si limita solo all’esecuzione militare da parte dei soldati di Cosa nostra e ai mandanti ad essa interni, da Totò Riina in giù, ma anche a quelli esterni alla mafia”. Tra gli appuntamenti, anche la presentazione, a Casa Professa, del libro “Avanti mafia!” di Saverio Lodato  (Corsiero, ACFB) il giornalista ed editorialista di ANTIMAFIADuemila che, ha aggiunto ancora Bongiovanni, “raccolse le parole di Falcone quando, all’indomani del fallito attentato all’Addaura, parlò di ‘menti raffinatissime’”. Nel libro, ha proseguito il direttore, “si parla anche della sentenza sulla trattativa tra Stato e mafia. Anche se stiamo ancora aspettando le motivazioni, nessuno la considererà più ‘presunta’” perché “i fatti storici restano”. Per il pm Augueci “il vero valore aggiunto” della sentenza sta “se quei fatti già accertati in modo conclamato avessero un rilievo penale e criminale”. “Sarà certamente un punto fermo - ha dichiarato il magistrato - per quanto avverrà da ora in poi. In quasi tutte le indagini esiste una soglia che non si è riuscita a superare, ma a questo non bisogna rassegnarsi”.
Non è mancato il contributo dei giovani, con il movimento internazionale “Our Voice” che, ospite di una delle puntate, ha raccontato di sé e del messaggio contro tutte le ingiustizie sociali “che vogliamo portare nelle scuole, perché siamo noi a doverci informare per denunciare le ingiustizie” attraverso lo spettacolo di danza, canto e recitazione “L’Arte uccide la Mafia”. “Sono iniziative importanti - ha sottolineato Agueci - perché la mafia è prima di ogni altra cosa un fenomeno culturale”. Ed è anche e soprattutto con le armi della cultura che, oggi, va combattuta.

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