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La Suprema corte: "Omessa attività di controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli"

Per "omessa attività di controllo e sorveglianza della complessa e pericolosa situazione venutasi a creare nei cieli di Ustica", il Ministero della Difesa e quello delle Infrastrutture devono risarcire la compagnia aerea Itavia fallita dopo l'abbattimento del suo Dc9 caduto in mare il 27 giugno 1980 con 81 vittime per "l'esplosione esterna dovuta a missile lanciato da altro aereo". Nei giorni scorsi lo ha deciso la Cassazione confermando la responsabilità dei ministeri e, tra qualche mese, sarà la Terza sezione civile della Cassazione a stabilire se 265 milioni di euro bastano o sono troppi.
Secondo i giudici in quel giorno "se i ministeri avessero adottato le condotte loro imposte dagli obblighi di legge, l'evento non si sarebbe verificato, posto che attraverso un'adeguata sorveglianza della situazione dei cieli sarebbe stato possibile percepire la presenza di altri aerei lungo la rotta del Dc9 e, quindi, adottare misure idonee a prevenire l'incidente". "Ad esempio - proseguono gli 'ermellini' - non autorizzando il decollo, assegnando altra rotta, avvertendo il pilota della necessità di cambiare rotta o di atterrare onde sottrarsi ai pericoli connessi alla presenza di aerei militari, infine, intercettando l'aereo ostile con aerei militari italiani".
"Inammissibile" è stato dichiarato, dalla Sezioni Unite civili della Cassazione, il ricorso con il quale Difesa e Infrastrutture hanno contestato di essere responsabili della caduta del volo I-Tigi - partito 38 anni fa da Bologna e diretto a Palermo - per "fatto illecito" costituito dall'omesso controllo dei cieli, così come stabilito dalla Corte d'Appello di Roma con due distinti verdetti del 2012 e del 2013 nei quali i magistrati capitolini avevano dato il via libera alla richiesta risarcitoria portata avanti da Itavia in amministrazione straordinaria.
Itavia, fondata dall'imprenditore marchigiano Aldo Davanzali, morto nel 2005, ha poi chiuso i battenti ma la battaglia contro lo Stato italiano, difeso anche in Cassazione dall'Avvocatura erariale, erano state le figlie Luisa e Tiziana. Nonostante il governo Letta avesse deciso di non fare più ricorso contro il diritto dei familiari delle vittime di Ustica ad essere risarciti, dalla 'pax' era stata esclusa Itavia e infatti la contesa continua ed ora è arrivata alle battute finali.
Dalla cifra di 265 milioni, per decisione degli 'ermellini', devono essere tolti i circa 3 miliardi e 800 milioni di vecchie lire che Itavia nel 1980 ottenne da Assitalia che liquidò così la perdita del Dc9 il cui valore la ctu aveva stimato in meno della metà, circa un miliardo e 586 milioni di lire.

Foto © Ansa

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