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mazzola mariagrazia facebookdi AMDuemila
Enna. Un prestigioso riconoscimento per il suo grande impegno nell'ambito della vera informazione: è il premio Iride destinato alla giornalista Rai Maria Grazia Mazzola.
La cronista era stata aggredita lo scorso 9 febbraio a Bari, mentre stava raccogliendo del materiale per una nuova inchiesta sulle baby gang. Per questo motivo si era avvicinata all'abitazione del boss del quartiere Libertà di Bari, Lorenzo Caldarola (capoclan degli Strisciuglio), in carcere per mafia, per intervistare il figlio Ivan, arrestato alcune settimane fa per droga. Ma la stessa Monica Laera aveva respinto la giornalista aggredendola fisicamente. "La verità di questa aggressione - ha spiegato la Mazzola a Enna durante la premiazione - è ancora più preoccupante di quella raccontata due mesi fa, in quanto Monica Laera, non è solo la moglie di un boss ma è lei stessa un boss, come da sentenza della Cassazione del 2004: è stata condannata per associazione mafiosa". La giornalista, colpita da un pugno "e non da uno schiaffo come hanno scritto alcuni giornali", si è chiesta se, "in uno Stato democratico si può lasciare in giro una persona così pericolosa. Io stavo svolgendo il mio lavoro sul suolo italiano - ha specificato -. Lo Stato ha il dovere di liberare i territori dalle mafie perchè esistono delle zone off limits, come in Sudamerica, dove i  giornalisti non possono entrare". Maria Grazia Mazzola ha indicato quindi la donna accusata di averla minacciata davanti alla Polizia subito dopo l'aggressione: "E' Angela Ladisa, moglie di Giuseppe Mercante, arrestato a Bari tre giorni fa, pluripregiudicato, madre della moglie del figlio dei Caldarola, già condannato per omicidio". "In Italia - ha sottolineato - ci sono 130 giornalisti minacciati, 19 sotto scorta, 176 sotto vigilanza. Non sono sola: la Rai si costituirà parte civile insieme alla Federazione nazionale della stampa, l'Unione donne in Italia e con me si è schierato anche il Centro antiviolenza Renata Fonte di Lecce".
"Due mesi di silenzio avvantaggiano solo i clan", ha concluso amaramente la giornalista auspicando concreti interventi istituzionali che non siano meramente emergenziali. La palla continua ad essere nelle mani dello Stato. Che deve dimostrare di giocare in attacco e non in difesa. Prima che i clan conquistino un pezzo alla volta paesi e città del nostro sud, e non solo. E prima che la libera informazione sparisca del tutto.

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