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mirone luciano con c giorgio barbagalloAl giornalista e scrittore Luciano Mirone ridotta in appello la pena risarcitoria
di AMDuemila
Quando si è condannati in appello per diffamazione a mezzo stampa, come è successo due giorni fa a me - con un’ammenda di 2mila Euro (pena sospesa per cinque anni) e a una provvisionale di 3mila (niente in confronto dei 10mila comminati in primo grado) - si dovrebbe essere comunque amareggiati, malgrado l’evidente riduzione della pena risarcitoria in secondo grado”. Inizia così l’editoriale di Luciano Mirone pubblicato sul suo sito linformazione.eu, è di un paio di giorni fa la notizia della sua condanna in appello in merito alla querela presentata contro di lui dal deputato regionale di Forza Italia, Alfio Papale, fino al 2012 sindaco di Belpasso (CT), che si era ritenuto diffamato per un articolo uscito all’inizio del 2013, quando lo stesso Papale era stato candidato del Pdl (senza essere eletto) alla Camera dei deputati. Il 22 febbraio del 2016 il giudice della Quarta sezione penale del Tribunale di Catania, Domenico Stilo, aveva condannato Luciano Mirone a pagare una multa di duemila euro (pena sospesa), una provvisionale immediatamente esecutiva di euro diecimila in favore della parte civile.
Vi confesso che non sono affatto amareggiato - continua Mirone nel suo editoriale - ma sereno, e continuo a credere nella giustizia e nelle istituzioni. Sembrerà strano, ma sono consapevole che quello che ho scritto nei confronti del deputato forzista Alfio Papale, ex sindaco di Belpasso, anche se ritenuto esagerato nella forma, non cambia di una virgola la sostanza. Ho usato termini forti come ‘devastante’, ‘imbroglione’, ‘faccendiere’ non per offendere la reputazione dell’ex sindaco, ma per contestualizzare una situazione di cementificazione selvaggia che vede Papale tutt’altro che estraneo. Sono termini che nella dialettica politica - a tal proposito la Corte di Cassazione ha stabilito che il giudizio nei confronti di un uomo politico può anche essere irriverente se viene suffragato da dati fattuali - dovrebbero sfociare in un bonario componimento tra le parti e non in una querela portata avanti fino alle estreme conseguenze. A maggior ragione se il querelante è consapevole - e non può essere diversamente - che nella sua quarantennale carriera politica, qualche peccato da farsi perdonare ce l’ha, specie se in dibattimento si trova al cospetto di chi, in questi decenni, quei peccati ha cercato di combattere con lealtà e senza interessi secondari, ma solo per il Bene comune. Su questo crediamo che l’onorevole possa convenire. Il fatto che quereli e vada avanti pervicacemente in primo e in secondo grado – malgrado i cinque anni trascorsi, nel corso dei quali ha avuto la possibilità di riflettere – non crediamo che gli faccia onore, né fa onore al concetto di democrazia. Almeno secondo noi. Papale sa benissimo che nella sua lunga carriera ha usato la sua carica istituzionale di sindaco per promuovere certe pratiche. Il fatto che tutto questo sia stato descritto con parole formalmente censurabili (come la Corte legittimamente ha ritenuto di fare) non cambia lo spettacolo di un territorio considerato dall’Unesco, Patrimonio dell’umanità, ma stravolto dal cemento proprio in certe aree del versante di Belpasso. Quindi per favore non prendiamoci in giro: questa sentenza non fa di Papale una vittima, un santo o un eroe. Se certa copiosa attività edilizia egli l’avesse svolta da ingegnere o da imprenditore l’avremmo ritenuta lecita, ma se l’ha svolta da sindaco, la riteniamo eticamente e politicamente poco corretta, con l’aggravante di un conflitto di interessi grosso quanto… certe palazzine. È il paradosso italico. Chi denuncia determinate pratiche viene condannato, chi utilizza metodi non sempre ortodossi non solo non viene mai sfiorato da un’indagine, ma viene pure premiato col voto popolare. Dalle nostre parti funziona così”. “In questi giorni - conclude Mirone - c’è stata tanta gente che mi è stata vicina. Evidentemente in questa disgraziatissima Nazione ci sono persone che hanno capito quanto sia importante il diritto di espressione in un Paese piombato al 78° posto per la libertà d’informazione, e quanto sia importante discernere la forma dalla sostanza. E’ bello sentire la solidarietà di tanta gente perbene quando si incappa in certi incidenti di percorso. Grazie di cuore. Sono sereno per questo. E vado avanti”.
Nel rinnovare la piena solidarietà a Luciano Mirone da parte di tutta Antimafia Duemila, è fondamentale ricordare che questa condanna in appello - profondamente ingiusta - è estremamente rappresentativa di un Paese al contrario, dove paradossalmente un ex procuratore generale di Messina come Franco Cassata è stato condannato qualche anno fa alla cifra “spropositata” di 800 euro per diffamazione, pur essendo stato riconosciuto come il “corvo” che aveva cercato di infangare l’immagine del professor Adolfo Parmaliana con uno squallido dossier anonimo meno di un anno dopo il suicidio di quest'ultimo. Ed è proprio in questo strano Paese “civile” che per “educare” 100 giornalisti basta colpirne uno, “reo” di avere fatto solamente il proprio dovere.

Info: linformazione.eu

Foto © Giorgio Barbagallo

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