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vitale salvo c paolo bassani 4di Salvo Vitale
Il giorno dopo il comunicato della Procura di Caltanissetta, si aprono altre pagine di un'indagine sulle modalità di sequestro e sulla a gestione dei beni sequestrati alla mafia nel periodo in cui è stata presidente della sezione "misure di prevenzione" Silvana Saguto. Tutto ciò, è il caso di sottolinearlo, non destabilizza la magistratura nè la Procura di Palermo, ma solo un settore che ha agito in modo criminale, non esitando a gettare in mezzo alla strada, con il semplice sospetto di collusioni mafiose, intere famiglie e intere aziende che stavano cercando un loro spazio nel desolato deserto economico che sta caratterizzando la Sicilia. L'apertura dell'indagine serve  a restituire credibilità ai magistrati, capaci di indagare sui loro colleghi in nome di una legge che, com'è scritto nei tribunali, è o dovrebbe essere "uguale per tutti".  

La testa
Cominciamo dalla testa, ovvero da quella che Caselli una volta definì "una delle persone più potenti di Palermo, la "signora  della città": “Io sono come Dio onnipotente”, diceva la Saguto a Cappellano, ma, si ascoltava in altre  intercettazioni “ho sentito dire di Cappellano Seminara cose poco sotto di quello che può fare Satana in persona… ma siamo in un paese in cui quando non riesci ad incastrare uno non puoi dire che sei tu incapace di incastrarlo, devi dire che ci sono i poteri oscuri, le protezioni, i poteri forti".  Il colloquio avveniva tra il chiarissimo prof. Provenzano Carmelo e presumibilmente con  il  golden boy, Walter Virga.  Dio… Satana, siamo agli estremi.. Ad aprire la lista degli indagati è lei, Silvana Saguto, l'ex presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Dal provvedimento urgente di sequestro emerge che è indagata anche per associazione a delinquere, in concorso con l'avvocato Cappellano Seminara e con il marito Lorenzo Caramma. I pm nisseni parlano di un "rapporto di somministrazione corruttiva fra Saguto e Cappellano, per commettere una serie indeterminata di delitti di corruzione, peculato,  falso materiale, falso ideologico e truffa aggravata". Gli inquirenti ritengono in particolare di aver trovato la prova di due mazzette, da 20.000 e 26.500 euro, pagate dall'amministratore al giudice, fra il novembre 2014 e il giugno 2015

Gli altri indagati
Nel registro degli indagati sono finiti pure i due ex giudici a latere della Saguto, Fabio Licata e Lorenzo Chiaramonte. Il primo è accusato di abuso d'ufficio e di rivelazione di notizie riservate: secondo la ricostruzione dell'accusa, avrebbe saputo dal sostituto procuratore Dario Scaletta della trasmissione dell'inchiesta palermitana sull'amministratore Walter Virga a Caltanissetta, da dove ha preso avvio l'indagine, e l'avrebbe comunicata alla sua  presidente di sezione, la Saguto. Chiaramonte è invece indagato per abuso d'ufficio perchè avrebbe nominato in sei amministrazioni giudiziarie l'avvocato Antonino Ticali, suo amico.
Indagato anche il giudice Tommaso Virga, il padre del giovane avvocato Walter,  indagato per abuso d'ufficio: "Quale esponente di spicco del gruppo associativo cui la Saguto apparteneva e componente del Csm - è scritto nel provvedimento di sequestro - le chiedeva o si limitava a manifestare un interesse affinchè il figlio Walter fosse nominato amministratore giudiziario". La Saguto era ben consapevole della inesperienza di Walter Virga, nelle intercettazioni lo definiva "un ragazzino da niente", ma gli affidò comunque i beni sequestrati agli imprenditori Rappa e quelli dei negozi Bagagli.  Il giovane Virga è indagato di falso assieme a Luca Nivarra, avvocato e professore di diritto civile dell'università di Palermo, accusato di essersi fatto pagare  una consulenza legale che era solo sulla carta. I due sono indagati anche di truffa, il tribunale avrebbe autorizzato pagamenti per 33 mila euro per prestazioni mai eseguite.
Sotto indagine anche Carmelo Provenzano e Roberto Nicola Santangelo, altri due amministratori di beni sequestrati a Cosa nostra. Con la Saguto e il marito sono inseriti nella seconda associazione a delinquere contestata dalla procura. Quando Cappellano era finito al centro delle polemiche, la giudice aveva deciso di puntare su un altro nome per proseguire nella sua gestione allegra dei beni sottratti a Cosa nostra. Provenzano era all'epoca docente alla Kore di Enna e Santangelo è un commercialista. "Secondo un modulo operativo realizzato attraverso la commissione di delitti di falso ideologico connessi a delitti di abuso d'ufficio - scrivono i pm di Caltanissetta - licenziavano dipendenti della società oggetto di sequestro, spesso dotati di alta professionalità, al fine di inserire nelle amministrazioni giudiziarie propri familiari o conoscenti". E Silvana Saguto avallava tutto. Fra i raccomandati, Maria Ingraso, la moglie di Provenzano, anche lei indagata,  Calogero Manta, altro coadiutore legato a Provenzano. ed Elio Grimaldi, cancelliere, dell'ufficio misure di prevenzione, il cui figlio, poi ucciso, sarebbe stato assunto nella  cava Buttitta, gestita da cappellano Seminara, mentre l'altro figlio lavora presso un'altra cava del territorio di Montelepre.
Troviamo indagato anche Vittorio Saguto, padre di Silvana,  "perché trasferiva il denaro prezzo del delitto di corruzione", ma c'è anche il tenente colonnello Rosolino Nasca, accusato anche lui  di corruzione, perchè "prometteva a Silvana Saguto l'utilità rappresentata dal coinvolgimento lavorativo del marito Lorenzo Caramma" in una delle  indagini di cui  si era occupato facendo le indagini.
Il reato di concussione è contestato all'ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo che si sarebbe adoperata con la Saguto per sistemare presso un'amministrazione giudiziaria affidata ad Alessandro Scimeca, il nipote del suo ex collega prefetto Scammacca.  Accusa di corruzione anche per  Aulo Gigante, amministratore giudiziario dei beni dei Niceta,  che avrebbe promesso a Silvana Saguto un lavoro per il figlio della sua amica cancelliera Dorotea Morvillo chiedendo In cambio, l'assunzione di un'altra persone presso le aziende dei Rappa affidate a Virga. Siamo ancora ai primi risvolti di un'indagine portata avanti  dal gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia tributaria di Palermo e coordinata dal sostituto procuratore di Caltanissetta Cristina Lucchini, che sta passando al vaglio una cinquantina di  amministrazioni giudiziarie.
Va anche dato atto al giudice Montalbano, che ha sostituito la Saguto alla Presidenza dell'Ufficio Misure di Prevenzione, di avere sistematicamente cercato di rimediare ai danni causati da colei che lo aveva preceduto  attraverso un attento studio dei sequestri operati e la restituzione, come nel caso dei Rappa, di Rizzacasa, di Zummo, di Acanto e di numerosi altri imprenditori, dei beni posti sotto sequestro. E' chiaro che niente e nessuno potrà rimediare al danno d'immagine, e che difficilmente lo stato potrà porre rimedio e risarcire i danni che in suo nome hanno fatto i giudici e gli amministratori giudiziari.

Foto © Paolo Bassani

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