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dia bandIeri l’insediamento di Amoroso a Palermo
di AMDuemila
“La tracotanza mafiosa si manifesta ormai attraverso società che condizionano l’economia. Per questo intendiamo risalire la china per arrivare ai centri di gestione occulta del potere”. A dirlo è il neo capo della Dia, il colonnello dei carabinieri Antonio Concezio Amoroso. Si è insediato ieri a Palermo spiegando come nella lotta alla mafia sia prioritaria l’aggressione ai patrimoni illeciti. Amoroso ha un passato come comandante dei Nas di Roma ma alla Direzione investigativa antimafia ha già lavorato dal 1991 al 2003, nel periodo in cui venne arrestato il boss corleonese Leoluca Bagarella. Amoroso ha ben chiaro il tipo di lavoro che si troverà ad affrontare: “Per me non esiste una scala di obiettivi. La cattura del boss Matteo Messina Denaro è un obiettivo ma non l’obiettivo. Ho trovato una squadra e delle risorse dedicate a questo scopo. Una squadra con delle proprie ipotesi investigative che vanno arricchite e si trovano ad affrontare un alto livello di omertà. Noi siamo certi che la figura del boss di Castelvetrano continui ad influenzare il territorio. E da qui ripartiamo continuando a colpire gli affari che girano attorno a lui e che passano anche da chi lo circonda e protegge la sua latitanza”.
Secondo Amoroso dal tempo delle stragi la mafia ha cambiato volto ed ha “un approccio più garbato con altissima capacità di mimetizzarsi negli strati migliori della società. E’ difficile oggi scovare il mafioso coi tratti somatici che erano tipici del passato. Oggi il mafioso è un professionista elefante, raffinato e istruito e che ha ancora più chiaro in mente rispetto al passato la discriminante tra bene e male. Insomma oggi il mafioso sa benissimo cosa sta facendo”. Il colonnello ha quindi messo in evidenza come il fenomeno sia comunque sociale e che è necessaria comunque una risposta morale oltre all’azione investigativa ed i blitz.

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