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giuseppe ferraraDa "Cento giorni a Palermo" al "Caso Moro" la sua è una filmografia di impegno civile
di AMDuemila
La notizia è stata data dall'Ansa nella giornata di ieri. Il regista Giuseppe Ferrara è morto a Roma per un arresto cardiorespiratorio. L'uomo, che il 15 luglio avrebbe compiuto 84 anni, era malato da tempo ed era stato ricoverato al Policlinico Umberto I. Impossibile non apprezzare i suoi lavori, in tanti anni di cinema, per una filmografia connotata da un forte impegno civile e di inchiesta sulla storia italiana. Così sono nati film come "Sasso in bocca", "Il caso Moro", "Cento giorni a Palermo", "Giovanni Falcone" ed "I banchieri di Dio". Solo nel giugno 2014, dopo la forte mobilitazione del mondo del cinema italiano, il Consiglio dei ministri aveva fatto scattare la cosiddetta 'legge Bacchelli' per il regista cinematografico (oltre a lui anche per lo scrittore Daniele Del Giudice e per il poeta Pierluigi Cappello), "in considerazione dei meriti conseguiti nel corso delle loro carriere artistiche".

L'assegno vitalizio previsto dalla legge viene destinato a "cittadini italiani di chiara fama che si siano distinti nelle scienze, nelle arti, nelle lettere, nell'economia e nel lavoro, in campi filantropici, sociali, umanitari e che versino oggi in stato di particolare necessità" e in molti avevano chiesto l'aiuto dello Stato in considerazione delle gravi condizioni di salute e delle ristrettezze economiche in cui versava Ferrara.
Il regista, nato a Castelfiorentino, in provincia di Firenze nei suoi primi anni di carriera ha pubblicato diversi saggi e svolto l'attività di documentarista. E' nel 1969 che ha fondato la cooperativa "Cine 2000" con l'obiettivo di promuovere e produrre opere bloccate dai condizionamenti dell'industria e del "potere". Ed è proprio in quell'anno che produce il primo lungometraggio in stile docufilm, Il sasso in bocca. Una pellicola in cui si denuncia la mafia siciliana attraverso la ricostruzione di alcuni avvenimenti della storia dell'isola. E' qui che si parla della tesi della collaborazione fra mafia italiana e americana, degli intrecci con la politica, arrivando ad affrontare anche la morte di Enrico Mattei. Nel '75 è la volta di Faccia di spia, con Adalberto Maria Merli, il racconto degli eventi politici degli ultimi cinquant'anni, dall'assassinio di Kennedy ai colonnelli in Grecia al colpo di Stato in Cile, con un'attenzione particolare all'ingerenza della politica americana (e della Cia) nella politica di altri paesi. Altro film indimenticabile è Cento giorni a Palermo (1984) in cui Ferrara torna a parlare di mafia concentrandosi sull'assassinio del generale Dalla Chiesa. Due anni dopo è la volta de Il caso Moro tratto dal libro del 1982 I giorni dell'ira. Il caso Moro senza censure di Robert Katz, coautore della sceneggiatura. E' il primo film che ha ripercorso l'intera vicenda del rapimento di Aldo Moro, interpretato da Gian Maria Volonté al quale valse il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Berlino, dove il film fu presentato. Ha firmato anche "P2 Story", l'inchiesta sulla loggia massonica con a capo Licio Gelli, Il venerabile e Il cinema cos'è. Nel 1993 gira un film sugli ultimi anni della vita di Giovanni Falcone in cui, accanto alla struttura di fiction, trovano posto inserti documentari.
Nel 2002 riesce a realizzare il film "I banchieri di Dio" dove racconta le vicende del Banco Ambrosiano e di Roberto Calvi. Nel corso della sua carriera ha poi toccato tematiche come quella dei Servizi segreti e nel 2005 gira "Guido che sfidò le Brigate rosse", film che racconta la storia di Guido Rossa, operaio dell'Italsider di Cornigliano, sindacalista della Cgil, ucciso dalle Brigate Rosse in un agguato sotto casa la mattina del 24 gennaio 1979.

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