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antoci giuseppeVideo
di Miriam Cuccu
Solidarietà da politica ed associazioni. Antoci: ''Vado avanti''
Un agguato che poteva essere fatale. La scorsa notte due persone hanno sparato contro l'auto di Giuseppe Antoci (in foto), presidente del Parco dei Nebrodi, lungo la strada statale che collega San Fratello a Cesarò, nel Messinese. Il poliziotto della scorta ha risposto al fuoco mettendo in fuga i due soggetti rimasti ignoti. Fortunatamente, nessuno è rimasto ferito. Le indagini sono condotte dalla polizia, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Messina.
Antoci, che da alcuni anni dirige il parco costituito dai Monti Nebrodi (definito anche l’Appennino siculo) ha più volte denunciato il giro di denaro controllato dalla mafia. Già lo scorso dicembre gli erano stati spediti dei proiettili, non il primo segno di avvertimento. Nel dicembre 2014, infatti, era pervenuta una lettera anonima in cui era scritto: "Finirai scannato tu e Crocetta". "Il mio grazie alla Polizia di Stato per avermi salvato la vita. Sono preoccupato ma sereno" ha dichiarato Antoci, al quale ora è stata rafforzata la tutela.
Antoci proveniva da Cesarò dove aveva partecipato a un'iniziativa del sindaco Salvatore Calì che doveva presentare il progetto di rivalutazione di un vecchio albergo che si trova nel parco. All'iniziativa avevano partecipato anche il questore di Messina Giuseppe Cocchiara e il commissario Daniele Manganaro. Dopo la cena Antoci era salito sull'auto blindata diretto verso casa a Santo Stefano di Camastra e casualmente il vicequestore Manganaro lo seguiva con la propria auto: per questo è stato coinvolto nella sparatoria.
Immediatamente sono giunte numerose dichiarazioni di solidarietà da parte della politica, dell'associazionismo e della società civile. "Considero l'agguato - ha detto il senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione antimafia - un atto di guerra, una sfida allo Stato. Antoci non è solo. Se è guerra, pertanto, guerra sia". "Già nel gennaio del 2015 - ha continuato - avevo presentato un'interrogazione sulla mafia nei Nebrodi, con la quale chiedevo al governo di sostenere l'azione di legalità portata avanti dal presidente del parco Giuseppe Antoci. Oggi ne ho presentato un'altra, più approfondita, in cui spiego nei particolari la presenza di Cosa nostra nel territorio e gli affari delle famiglie mafiose, facendo tutti i nomi e i cognomi dei boss: Galati, Giordano, Bontempo Scavo, Mignacca, Batanesi, Conti Taguali, Costanzo, Foti Belligami". “Ho chiesto al ministro e ai vertici delle forze dell'ordine - ha detto ancora Lumia durante la conferenza stampa - di inviare  reparti speciali come i 'cacciatori' del reparto speciale dei carabinieri e di avviare indagini sofisticate per sequestrare e confiscare tutto ai mafiosi di quest'area".

antoci fori proiettili"Solidarietà e affetto per Giuseppe Antoci, gratitudine per gli agenti della sua scorta. Sono il ritratto di un'Italia possibile, che non si abitua, non si piega e non si rassegna all'arroganza delle mafie" è stato il messaggio di Claudio Fava, vicepresidente della commissione antimafia. E il presidente della commissione Rosy Bindi: “Antoci non deve restare solo - ha auspicato - il suo coraggioso impegno contro le infiltrazioni mafiose nel Parco dei Nebrodi va sostenuto con una più incisiva azione repressiva e assicurando un rigoroso controllo di legalità sui finanziamenti e i fondi europei per l'agricoltura, in un territorio complesso come quello dello Stretto, in cui gravitano clan di Cosa Nostra e della 'Ndrangheta". "Siamo vicini al presidente del Parco dei Nebrodi” hanno dichiarato i componenti M5S della Commissione Antimafia, che hanno parlato di “un segnale preoccupante di quanto la mafia voglia tornare a imporsi a colpi di pistola sul territorio”.
Dopo quanto accaduto si è espresso anche il Centro Pio La Torre: “Si mobilitino adesso con forza gli allevatori, la cittadinanza e le amministrazioni locali della zona - è stato l'appello di Vito Lo Monaco, presidente del Centro - perché l'avviato processo di espulsione dai pascoli dell'infiltrazione mafiosa sia rafforzato e accompagnato da tutte le misure repressive e preventive delle Forze di polizia".
"Era dai tempi degli attentati di Falcone e Borsellino che non si verificava un tale atto criminale e questo - ha affermato il testimone di giustizia calabrese Pino Masciari - mi lascia alquanto preoccupato, forse è venuto meno qualche accordo tra i poteri forti rompendo degli equilibri? La presenza della scorta, pertanto dello Stato, viene considerata di basso profilo e quindi cosa dobbiamo aspettarci ora? Per chi vive sotto scorta, come me, la percezione del pericolo è ancora più alta e lo Stato deve dare un segno forte e deciso su quanto accaduto questa notte! Mi aspetto che la risposta dello Stato sia rapida prima che questo silenzio non si trasformi in gravissima indifferenza".
Secondo il deputato Pd Davide Mattiello "bisogna alzare l'attenzione sullo Stretto di Messina". "La trasparenza amministrativa scelta nella gestione delle concessioni dei terreni del Parco dei Nebrodi - ha spiegato - pare abbia rotto le uova nel paniere ai clan che pensavano di mettere le mani sui finanziamenti UE e questo dato deve farci riflettere sulle strategie adoperate dalle mafie per fare soldi”. “Il gravissimo attentato di questa notte - ha detto ancora - andrebbe letto anche tenendo presente l'operazione 'Fata Morgana' sulla sponda calabrese dello Stretto. Quando lo Stato scommette sulla trasparenza amministrativa e sulla prevenzione, come quella realizzata attraverso le interdittive prefettizie, aumenta la propria efficacia. Con questo spirito - ha concluso Mattiello - ho depositato l'interrogazione parlamentare sulla acquisizione da parte della SNS della Siremar e auspico che il Governo risponda al più presto". Sostegno anche dal Presidente del Senato Pietro Grasso: “L'attentato di questa notte - ha detto - riporta di drammatica attualità la minaccia rappresentata dalla criminalità mafiosa, contro la quale è indispensabile non abbassare mai la guardia".
Antoci ha raccontato le dinamiche del drammatico episodio: "Ho visto quelle pietre a terra che hanno frenato la nostra auto poi è scoppiato il caos" ha spiegato, ribadendo l'intenzione di "continuare ad andare avanti". Chi ha organizzato l'agguato aveva chiuso la strada provinciale con alcuni massi prima che sopraggiungesse la Lancia Thema blindata. L'obiettivo, secondo gli investigatori, sarebbe stato quello di far scendere dall'auto Antoci per poi sparare. Gli uomini del commando sarebbero stati quattro e uno potrebbe essere rimasto ferito di striscio nel conflitto a fuoco con la polizia. "Non mi fermeranno - ha assicurato Antoci - la mafia non è la più forte, penso di sapere a chi ho dato fastidio ma proseguirò, non ho timore. Insieme alle forze dell'ordine e alla magistratura penso che ce la possiamo fare, e possiamo cambiare le cose tutti insieme se ognuno si prende una fetta di responsabilità". "Questa non è la terra della mafia - ha concluso - ma di noi siciliani che dobbiamo lottare per un futuro diverso e per lo sviluppo di questo bellissimo territorio".

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