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mori obinu giustiziaIl 16 maggio probabile Camera di consiglio. E i legali chiedono “assoluzione perché fatto non sussiste”
di Aaron Pettinari
Si avvia alla conclusione il processo d’appello per la mancata cattura del boss corleonese Bernardo Provenzano a Mezzojuso, nel 1995, che vede imputati il generale Mario Mori ed il colonnello Mauro Obinu. Il Presidente della Corte d’appello Salvatore Di Vitale, che nel frattempo è diventato Presidente del Tribunale di Palermo, ha infatti stabilito che il prossimo 16 maggio si terrà udienza presso l’aula bunker del carcere Pagliarelli. Prima sono previste le repliche dell’accusa, poi le dichiarazioni spontanee dell’imputato Mori, che ha chiesto la parola. Dopodiché è possibile che i giudici entrino in Camera di consiglio per poi emettere la sentenza già in giornata o, più probabilmente, il giorno successivo.  
Al termine della requisitoria il Procuratore generale Roberto Scarpinato e il sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio (entrambi presenti in aula oggi) avevano chiesto la condanna a quattro anni e sei mesi di carcere per l'ex generale del Ros Mori, e a tre anni e sei mesi per il colonnello Obinu, dopo aver rinunciato alle aggravanti dell'art. 7, contestata agli imputati in primo grado e cioè aver agito per favorire Cosa Nostra ed anche l'aggravante di cui all'art. 61 n. 2 con riferimento al processo Bagarella + altri, quello sulla trattativa Stato-mafia, ed invece confermando le contestazioni del favoreggiamento personale (art. 378 comma 2 cp.) con l'aggravante di aver commesso il reato ricoprendo la funzione di ufficiali di Polizia giudiziaria (art. 61 comma 9).

Una decisione che è stata criticata dalla difesa con l’avvocato Enzo Musco (presente in aula assieme all’altro legale Basilio Milio) in quanto così “siamo all'assurdo perché è come dire che gli imputati hanno voluto favorire Provenzano ritenendolo un criminale comune e non il capo di Cosa nostra". Poi ha aggiunto: "Oggi, come nel processo di primo grado, sono convinto che questo è un processo breve ed essenziale nonostante i nuovi tentativi della Procura generale di rifarlo ampliandolo nei suoi contenuti. Questa difesa si è sempre chiesta perché il gup aveva disposto il rinvio a giudizio dopo un supplemento di indagine che aveva confermato la correttezza, la legalità dei comportamenti del generale Mori e del colonnello Obinu. Ma questa è ormai storia o se si vuole cronaca che serve a collocare entro le giuste coordinate la materia processuale". "Questa difesa, peraltro, non ha mai condiviso la tendenza ad allargare oltremodo la materia processuale, tendenza che paradossalmente invece per la Procura generale è sintomo di pregiudizio innocentista e giustificazionista e di una precomprensione innocentista nonché di pregiudiziale sbilanciamento innocentista, tanto di evocarle costantemente nel corso del processo e della requisitoria finale".
Musco ha poi concluso l’arringa difensiva chiedendo l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” sostenendo che manchi la prova della condotta contestata ai due imputati.
Nella requisitoria il Pg Scarpinato ha più volte ribadito come come fosse sufficientemente provata l'azione dolosa dei due imputati in quanto “inserita all'interno di un modus operandi fatto di omissioni ed inerzie per motivi che certamente sono extraistituzionali in quanto fuori da quello che la legge prevedeva”.

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