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de raho federico cafiero 2Il procuratore di Reggio Calabria commenta lo scandalo Sanità
di AMDuemila
“In un territorio dominato come un sovrano dalla ’Ndrangheta, anche i presidi a tutela della persona non rispettano la legge e vivono nell'illegalità, proprio coloro che dovrebbero pensare alla nostra sicurezza e alla nostra vita.” Il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho in un'intervista rilasciata ad Avvenire.it, commenta con grande amarezza quanto emerso dall'operazione "Mala Sanitas" riguardo gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Sono ben quattro i medici agli arresti domiciliari mentre altri sei assieme ad un'ostetrica sono stati sospesi per un anno dalla professione. L'indagine, avviata su una serie di denunce per la morte di due neonati, ha portato a galla vicende raccapriccianti che sarebbero avvenute nel reparto di Ginecologia e ostetricia e che in seguito sarebbero state coperte grazie a un sistema di collusioni e coperture incrociate. Una storia che, come definita dal procuratore di Reggio Calabria, è “indegna di un Paese civile” e in cui emerge una “doppia grave responsabilità” da parte di uomini della sanità. I quali invece dovrebbero garantire la tutela della persona e dei valori costituzionali basati sul riconoscimento della dignità umana.
“Qua non si è trattato solo di errori ma di una sistematica opera di falsificazione per coprirli. Ai danni delle vittime - spiega Cafiero de Raho, che ha condotto l'inchiesta - Loro hanno determinato i fatti e sempre loro attraverso questo sistema di diffusa e grave contraffazione si sono assicurati l’impunità sia nei confronti delle persone offese che nei confronti della giustizia. Hanno di fatto sotterrato quanto avevano fatto, togliendo la possibilità di ricorrere all’autorità giudiziaria. Tutto è stato coperto e tutti erano d’accordo”.
Le gravi storie fino ad ora emerse comprenderebbero malformazioni procurate alla nascita, aborti senza consenso e decessi di neonati. Cafiero de Raho invita chi ancora non l'avesse fatto a denunciare: “I fatti accertati sono solo una parte di quelli avvenuti nella struttura, quindi invitiamo quanti siano stati vittime di episodi simili a venire a parlare con noi. La nostra porta è aperta”.
La gravità dei fatti, secondo quanto detto dal procuratore, è potuta affiorare grazie alle intercettazioni telefoniche. Il primario Tripodi (agli arresti domiciliari) infatti, sarebbe stato intercettato per un'altra inchiesta sulla 'Ndrangheta, vista la parentela con Giorgio De Stefano (cugino dei capi dell’omonima cosca). In quelle intercettazioni Tripodi, che agli atti risulta estraneo a quelle contestazioni, si sarebbe però lasciato sfuggire qualcosa sul “sistema” di copertura degli illeciti operante in alcune stanze dell'ospedale reggino.
A preoccupare il procuratore di un territorio da sempre in lotta contro il potere mafioso questa volta è proprio il fatto che si tratti di reati che non sono di ’Ndrangheta: “Contro la ’Ndrangheta la strada è chiara, la conosciamo bene. Ma quando ci sono settori che vengono gestiti in modo scorretto, a prescindere dalla ’Ndrangheta, è scoraggiante”. Che le dinamiche dietro questo scandalo della Sanità, ora emerse, rientrino in realtà in un modus operandi di un sistema più vasto in espansione?
Il procuratore De Raho per ora si limita a rispondere a chi parla di eccesso di presenza e di protagonismo della magistratura: “Possibile che serva sempre un’indagine della magistratura? Non ci dovrebbero pensare gli organismi di controllo? Solo l’indagine li ha potuti smascherare. Senza il nostro lavoro questo sistema sarebbe mai venuto alla luce?”.

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