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report rsf 2016Il rapporto di Rsf: violenza "allarmante" contro i giornalisti e leader politici "paranoici"
di Miriam Cuccu
Nuovo scivolone dell'Italia sulla libertà di stampa. Questa volta il bel Paese, nella classifica di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa mondiale (dove lo scorso anno era stata relegata al 73° posto) scende al 77°. L'Italia diventa così uno dei paesi europei con la posizione peggiore, più in alto solo della Grecia (89°) e della Bulgaria (113°) dove "la maggior parte dei media sono controllati dai politici e i gruppi di interesse". I motivi sono più che validi: scrive il rapporto che “a maggio 2015 il quotidiano La Repubblica ha riportato che fra 30 e 50 giornalisti sono sotto protezione di polizia perché sono stati minacciati” aggiungendo che in Vaticano “è il sistema giudiziario che attacca i media“ riferendosi all’indagine sui giornalisti e scrittori Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi per lo scandalo Vatileaks. “Due giornalisti rischiano otto anni di carcere per la pubblicazione di libri che rivelano i malaffari della Santa Sede”, è quanto si legge.
"La sopravvivenza di un'informazione indipendente sta diventando sempre più precaria - sottolinea Rsf - sia nei media privati o controllati dagli stati, a causa delle ideologie, soprattutto religiose, ostili alla libertà di stampa". Molti leader politici, si legge ancora, sono "paranoici" verso il giornalismo indipendente, minacciato da "strumenti di propaganda su larga scala" e da un "livello di violenza contro i giornalisti" che è "allarmante".
Nella nuova classifica l'Europa avanza considerevolmente rispetto all'Africa, mentre quest'ultima per la prima volta si piazza davanti al continente americano. Qui Rsf denuncia un deterioramento della libertà di stampa a causa di "crescenti tensioni politiche in molti paesi, alimentate dalla recessione economica". C'è da dire, però, che "nel continente africano, i giornalisti sembrano soffrire sempre più le violazioni della libertà di stampa. E in Sud Sudan (140°) - aggiunge il rapporto - si osserva l'evoluzione peggiore, con una perdita di 15 posti nella classifica. In un paese afflitto dalla guerra civile dal 2013, i giornalisti sono vittime della violenza del conflitto e della campagna di intimidazione lanciata dalle autorità".
Al primo posto la Finlandia, che resiste in pole position dal 2010. Seguono i Paesi Bassi (saliti di tre posizioni), la Norvegia (calata di una), poi la Danimarca e la Nuova Zelanda, quest'ultima salita di un gradino. Il grande balzo lo fa la Svizzera (dal 20° al 7° posto), posizione guadagnata però più a causa di una generale degradazione della libertà di stampa negli altri paesi. Un buon posto è stato guadagnato, rispetto alla precedente classifica, anche dall'Ucraina (107°, 22 posizioni sopra rispetto al 2015) e dalla Tunisia (che guadagna 30 posizioni, aggiudicandosi il 96° posto), a causa del relativo assestarsi dei conflitti interni.
Il "modello di erosione" in Europa, già evidenziato da Rsf nel 2015, tende a confermarsi a causa delle leggi contro il terrorismo di cui vi è un vero e proprio abuso, in quanto va aumentando "l'approvazione di leggi per la sorveglianza di massa, crescenti conflitti di interesse e un controllo sempre maggiore sui media di stato e anche privati". Degno di nota anche il pericolo del conflitto di interessi. In Francia (45°) ad esempio, "una manciata di uomini d'affari con interessi al di fuori del settore dei media finiscono per possederne la maggior parte". Male rispetto all'anno scorso la Polonia (47°) a causa di un nuovo giro di vite ai danni dell'informazione, mentre il Brunei perde addirittura 34 posizioni, arrivando al 155° posto, a causa dell'imposizione della svaria. In Ungheria, comunque superiore all'Italia, essendo al 67° gradino, viene invece denunciato che il "consiglio dell'informazione, controllato dal governo, ha il compito di definire e assicurare il rispetto per la 'pubblica decenza' e la 'dignità umana'". Anche in Macedonia (118°) "il controllo dei media avviene attraverso la pubblicità dello Stato, coinvolto nell'imbavagliare la stampa".
"Nel Regno Unito (38°) - si legge ancora - la polizia ha usato nuove leggi per violare le fonti dei giornalisti", mentre in Italia "le minacce mafiose sono ricorrenti". Nemmeno gli stati del sud-est Europa sono risparmiati: si parla di "aggressioni fisiche" in Croazia (65°) e in Serbia (59°), dove "i giornalisti sono stati presi in ostaggio o hanno subito attacchi con bombe molotov". Alcuni abusi contro i giornalisti sono direttamente correlati alla crescita del nazionalismo, come ad esempio "minacce di morte in Svezia" (8°) o "casi di aggressione fisica durante le manifestazioni contro i musulmani in Germania" (16°).
Resta drammatica  la situazione in Asia: "La regione del Nord Africa/Medio Oriente rimane uno dei più difficili e pericolose per i giornalisti nel mondo. Essi sono in molti luoghi catturati tra le fazioni belligeranti, i radicali e gli stati con i gruppi di comportamento estremo, spesso seguaci di strategie di terrore". Ultimi in classifica sono infatti Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea. Siria, Cina e Vietnam sono appena sopra (177°, 176°, 175°) mentre la Russia è 148°, dove "la situazione della libertà di stampa è sempre catastrofica".

Info: rsf.org/fr

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