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di Ugo Lombardi

Non solo mafia nell'intervento del magistrato alla conferenza tenutasi all’Università

Non accade con frequenza che il magistrato più noto del nostro Paese, ma anche il più tutelato oltre che invidiato e da una buona parte di italiani,  ammirato, raggiunga i nostri lidi per parlarci di “illegalità”. Nella giornata di mercoledì, 30 marzo, nelle ore pomeridiane il dott. Di Matteo, pm presso la procura di Palermo, è stato ospitato dalla facoltà di giurisprudenza della università di Bari, invitato dal promotore dell'incontro e presidente della associazione ”Gens Nova Onlus”, prof. Antonio Maria La Scala, avvocato penalista del foro di Bari. Hanno partecipato alla conferenza, che ha avuto per titolo ”L'illegalità tra criminalità organizzata e criminalità economica”, altri illustri relatori come il magnifico rettore della Università di Bari prof. Antonio Felice Uricchio ed il moderatore dott. Mario Valentino, esperto giornalista.
Erano presenti il Neo Prefetto di Bari, Ufficiali dell'Arma dei Carabinieri, della Polizia, della Finanza.
Dopo i saluti di rito indirizzati dai relatori ad un folto pubblico composto prevalentemente da giovani studenti, ma anche da una nutrita presenza di  meno giovani, il moderatore dott. Valentino, ha dato inizio alla conferenza, coinvolgendo direttamente il dott. Di Matteo.
Valentino ha ricordato la testimonianza di un pentito che riferiva le considerazioni a lui espresse dal giudice Borsellino a proposito della Mafia. Egli diceva che il primo passo da compiere in questo percorso di bonifica, è combattere il comportamento mafioso che è dentro di noi e poi quello dei nostri amici.
Il giudice Di Matteo ha esordito sollecitando tutti a parlare di mafia e a promuovere argomenti di mafia, perché queste iniziative rappresentano l'unica maniera per combattere una compagine malavitosa che vive di omertà e di anonimato.
Parlare di mafia, serve a vincere l'indifferenza della popolazione, ha continuato, ma soprattutto rende tutti noi consapevoli che esistono stretti rapporti fra organizzazioni malavitose e potere politico.
Lo Stato potrebbe, secondo il giudice, adottare specularmente lo stesso sistema presente nel dna del sistema malavitoso, per combatterlo.
Combattere la mentalità mafiosa, combattere la violenza e la prevaricazione di un sistema corrotto affogato dalla organizzazione malavitosa, è il primo impegno da rispettare coinvolgendo soprattutto i giovani.
Contro le attività malavitose, sono stato ricordate le iniziative del giudice istruttore, consigliere Rocco Chinnici, fra i più illuminati precursori di importanti innovazioni come quella relativa alla costituzione di un pool antimafia.
I primi fra loro erano definiti giudici sceriffi, attraverso considerazioni che venivano dall'interno dello Stato, della stessa Magistratura, dalle forze di polizia.
Di Matteo ha quindi continuato soffermandosi sulle collusioni esistenti fra la politica corrotta e i delitti commissionati dai suoi rappresentanti nei confronti dei giudici “fastidiosi”.
Eliminare un bersaglio costituiva e costituisce gradimento espresso da parti di un potere estraneo a “Cosa nostra”.
“Il nutrimento dei malavitosi - ha continuato - si avvale dei rapporti con la politica, tanto è sufficiente a spiegare l'eliminazione fisica di tanti eroi, non solo rappresentanti della giustizia, ma anche politici non corrotti, esponenti delle forze dell'ordine, ecclesiastici”.
Il magistrato ha quindi parlato di magistratura politicizzata, di politici coinvolti nelle relazioni con la malavita e della perdita di memoria di cui questo paese soffre.
Non meno importante la disinformazione offerta dagli organi di stampa attraverso i quali molto spesso le notizie che riguardano la mafia sono carenti oltre che compiacenti con il potere (Un vero peccato constatare l'assenza della stampa e delle tv ufficiali, ndr). “Un paese privo di memoria - ha continuato il giudice - sarebbe un paese leso nella democrazia reale. Nella seconda parte, il dott. Di Matteo prima di rispondere alle domande rivolte dal pubblico, ha ricordato che notizie relative ai fatti di mafia bisogna cercarle leggendo giornali specializzati, tra cui ha citato proprio “Antimafia Duemila”.
Fra gli interventi ci sono state anche alcune domande poste da noi conduttori di radio Saiuz, a cui il magistrato ha risposto con la sua naturale, attenta competenza.



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