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In aula, al processo trattativa, Massimo Ciancimino è tornato ieri a parlare del “signor Franco”. Una figura misteriosa, presunto appartenente dei servizi segreti, un soggetto che sarebbe stato presente nella vita della famiglia Ciancimino in tutto il percorso che portò padre e figlio ad essere tramiti di quella trattativa tra Cosa nostra ed istituzioni. Il pm Nino Di Matteo, durante l'esame al processo trattativa Stato-mafia in corso a Palermo, è chiaro e puntuale nella sua domanda: “Suo padre Vito Ciancimino le ha mai svelato l'identità del signor Franco? Le ha mai detto il nome e cognome di questo signore?”. Risposta del figlio di don Vito: “Assolutamente no!”. “E lei lo ha mai riconosciuto in termini di assoluta certezza tra eventuali foto mostratele nel corso delle indagini e nell'ambito degli interrogatori a cui è stato sottoposto?”. “All'interno delle varie ricognizioni con le procure di Palermo e Caltanissetta non ho mai avuto la certezza di poter identificare la persona che faceva il tramite tra mio padre e altre istituzioni. Avevo uno o due numeri del suo cellulare registrati sulla sim. Quando mio padre era vivo era lui a darmi il numero e io lo chiamavo da diverse cabine telefoniche. Il prefisso era di Roma”. Quella sim fu poi sequestrata nel 2006 durante la perqusizione nell'inchiesta che portò poi alla condanna per riciclaggio e, ha rifeirto il teste-imputato Ciancimino, successivamente non gli fu più restituita nonostante le numerose sollecitazioni. Proseguendo nel suo racconto il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo ha anche raccontato che il “signor Franco” sarebbe stato a conoscenza dei rapporti tra Vito Ciancimino e boss come Bernardo Provenzano.

Dentro il Quirinale
Il nome dell'uomo dei misteri sembra dover restare celato ancora una volta. Tuttavia, agli atti del processo, nei giorni scorsi è stato depositato un verbale, in cui Ciancimino jr, secondo quanto riportato da diverse agenzie, interrogato congiuntamente il 23 aprile del 2012 dai pm delle procure di Palermo e Caltanissetta, dichiara: “Mi è sembrato di averlo riconosciuto (il signor Franco ndr) in quelli che erano i conferimenti d’incarico di Monti al governo…uscire in un filmato dalla stanza insieme alla delegazione”. “In quale palazzo, mi scusi?”, chiede uno dei pm. “Era il Quirinale”. In quell'occasione però il racconto di Ciancimino resta particolarmente generico.

I rapporti con Pollari
Quindi, il 28 maggio 2012, il Ciancimino jr torna davanti ai magistrati palermitani e nisseni spiegando che “il signor Franco, in almeno tre/quattro occasioni, venne a trovare mio padre nella sua abitazione di via San Sebastianello a Roma tra il 2000 ed il 2002 insieme al generale Pollari. Io stesso sono stato testimone diretto di quegli incontri che avvenivano nei periodo di chiusura della portineria tra le 13 e le 15”. Si tratta di un verbale che sarebbe stato depositato a Caltanissetta nel processo dove Ciancimino jr è imputato per calunnia nei confronti di Gianni De Gennaro. Il riferimento a Niccolò Pollari, direttore del Sismi dal 2001 e il 2006 è specifico. “Solo in una circostanza (verificatasi tra il febbraio ed il marzo 2002) – si legge ancora nel verbale – assistetti personalmente alla consegna di 500.000 euro (in banconote da 500 euro ciascuna) da parte di Pollari e del signor Franco: mio padre che mi disse trattarsi della restituzione di una somma da egli stesso precedentemente consegnata per la conversione da lire in euro”. Secondo Massimo Ciancimino, don Vito in più occasioni disse di “stimare molto il generale Pollari che riteneva persona seria ed affidabile. Preciso ulteriormente che mio padre, negli ultimi anni della sua vita, mi disse più volte che il signor Franco faceva parte dell’entourage” degli allora onorevoli Violante, Scalfaro e Napolitano.

Sempre le agenzie hanno riportato che, davanti ai pm di Caltanissetta e Palermo il 28 maggio 2012, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo avrebbe indicato in una persona corrispondente a Ugo Zampetti, attuale segretario generale del Quirinale che non ha lavorato né con Scalfaro né con Napolitano, l'agente dei Servizi.
Vi sarebbe appunto un'immagine del segretario generale del Quirinale, dal 1999 al 2014 segretario generale della Camera, dove viene immortalato accanto all'ex premier Mario Monti e all'ex presidente del Senato Renato Schifani. La circostanza riferita da Ciancimino, tuttavia, non sarebbe stata ritenuta credibile dai pm delle due procure siciliane. A proposito della questione Giovanni Grasso, consigliere per l'informazione della presidenza della Repubblica, ha dichiarato: “La vicenda è talmente ridicola e surreale che non meriterebbe neanche un commento. Nondimeno per la sua gravità sarà ovviamente oggetto di denuncia penale da parte dell'interessato”.

Foto © AGF

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