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alfano sonia c giuseppe pollicinadi Leone Zingales
Palermo. «Oggi per la mia famiglia non è cambiato nulla. Non sono arrestati i mandanti "esterni". Non è stata assicurata alla giustizia quella "zona grigia", i "colletti bianchi", che ha autorizzato i sicari ad eliminare nostro padre. E Gullotti? Si sa tutto di Gullotti e del suo ruolo nell'omicidio di Beppe Alfano. Di cosa dovremmo essere soddisfatti?». Parole amare, quelle di Sonia Alfano figlia di Beppe, già eurodeputata eletta nelle liste di Italia dei Valori e già presidente della Commissione parlamentare europea. «Ringrazio - ha continuato Sonia Alfano - gli inquirenti, i carabinieri, i magistrati della Dda di Messina per l'impegno con cui stanno diradando questa nebbia che avvolge l'omicidio di mio padre, ma è giusto sottolineare che quelli arrestati in questa occasione sono personaggi che rappresentano la cosiddetta "ala militare". Io, mia madre, i miei fratelli, vogliamo che si arrivi al vertice, ai piani alti. Qui devono pagare coloro che hanno deliberato l'omicidio di un giornalista che faceva il suo lavoro per passione e con coraggio. E oggi questi nomi non ci sono. Questa "zona grigia" non è stata ancora colpita. Ma la speranza è l'ultima a morire. E siamo fiduciosi che il lavoro del procuratore capo Guido Lo Forte e dei magistrati della Dda messinese alla fine sarà premiato. Lo Forte ha dichiarato che mio padre è stato ucciso perchè disturbava gli affari della mafia barcellonese e gli interessi che ruotavano attorno ai clan di questa zona. Ma tutto questo lo diciamo da anni».

Cosa si aspetta adesso?
«Facile rispondere a questa domanda. Nel 2003 abbiamo offerto agli inquirenti tutti gli elementi per potere avviare un'accurata e approfondita indagine tesa a raggiungere i fili che non si devono toccare. Sono 23 anni che questi maledetti mandanti "esterni" sfuggono alle manette ma, ripeto, le parole del procuratore Lo Forte ci fanno ben sperare. Se è vero che vi è una inchiesta supersegreta della Dda messinese, sul caso "Alfano" vuol dire che ci stiamo avvicinando alla verità».

Perché è stato ucciso Beppe Alfano?
«Mio padre ha scritto tanto. E le vicende di mafia non erano rare. Era un cronista attento e scrupoloso. Quando ha cominciato ad occuparsi dei mafiosi latitanti sono arrivati i guai. Un nome in particolare, quello del boss catanese Benedetto Santapaola, lo avrebbe esposto più degli altri. E sono sempre stata convinta che la pista da seguire, sin dall'inizio, era questa dei boss latitanti. Mio padre aveva scoperto cose importanti e ha scritto quegli articolo dopo avere attentamente verificato le sue fonti. Negli ultimi mesi del 1992 sono arrivate le minacce, quelle serie. E in casa mia piombò la paura. Mio padre non si fermò, andò avanti. Cercò riscontri, chiamo il giudice Canali per riferire quello che aveva scoperto. Si fidava del giudice Canali. Alla fine del 1992 io e mio padre andammo in casa del giudice Canali, in via del Mare, mi ricordo che era un tardo pomeriggio, mio padre voleva raccontare le tappe di alcuni fatti che aveva scoperto. Passarono alcuni giorni e mio padre fu ammazzato come un cane, sotto casa. A due passi dalla sua adorata moglie e da suoi tre meravigliosi ragazzi. Ci hanno rubato il sorriso quell'8 gennaio 1993».

Tratto da: La Sicilia

Foto © Giuseppe Pollicina

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