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toghe rosse ''Così la legalità è sommersa''
di AMDuemila
Carenza di organico del personale amministrativo pari al 27 per cento e boom delle cause dei risparmiatori contro le banche a Milano, prescrizioni aumentate del 30 per cento a Roma. A Venezia prescritti il 49% dei procedimenti definiti. A Palermo +160% di reati legati all'immigrazione clandestina. Sono queste le prime criticità che sono state sollevate quest'oggi dalle Corti di Appello dove si sono svolte le cerimonie per l’apertura dell’anno giudiziario.
Ad accomunare tutti i presidenti delle Corti d'appello, così come aveva sottolineato il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio, è l'allarme sulla prescrizione, un stituto giuridico che manda al macero migliaia di processi ma la cui legge di riforma giace in Parlamento anche a causa delle divisioni politiche.

Milano, carenze d'organico e i procedimenti contro le banche in crescita
“La situazione già critica di carenza di organico del personale amministrativo», ha raggiunto livelli inaccettabili, ha detto il presidente vicario della Corte di Appello di Milano, Marta Chiara Malacarne, nel suo intervento per l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano. La carenza è tale da poter “mettere a rischio il mantenimento dei risultati raggiunti in termini di produttività e il regolare funzionamento dei servizi. In Corte di Appello il personale effettivamente in servizio ha registrato un ulteriore decremento rispetto al dato, già poco confortante, dell’anno precedente, in quanto si è passati da 173 a 143 unità su una pianta organica che ne prevede 227, con un tasso di scopertura reale pari al 37%”.
Nel capoluogo lombardo si registrano “sempre in numero rilevante le cause bancarie” che hanno “ad oggetto il tema di grande attualità della responsabilità fatta valere da singoli risparmiatori-investitori nei confronti di banche-promotori finanziari” per “difetto di informazione” o per “la rischiosità dei prodotti“.
Altro tema quello della criminalità organizzata. Le indagini della Dda di Milano hanno “consentito di accertare il definitivo radicamento della ‘ndrangheta in Lombardia”, ma anche di “contrastarla efficacemente perseguendo centinaia di persone affiliate” ha detto il procuratore generale di Milano Roberto Alfonso nel suo intervento. “Le indagini svolte – si legge nell’intervento – hanno quasi sempre riscontrato la presenza di figure riconducibili alla cosiddetta borghesia mafiosa, costituita, come è noto, anche da imprenditori, professionisti, pubblici funzionari e politici”. Inoltre il procuratore generale ha detto anche che è ora di smetterla “di incolpare i magistrati, per abitudine. Non si tiene mai conto degli inadempimenti gravi che hanno caratterizzato l’azione di governo per molti anni”.

A Roma un anno di Mafia capitale e caso Cucchi
Secondo quanto riferito dal procuratore generale di Roma, Giovanni Salvi, nella Capitale nel periodo tra il 2014 e il 2015 sono andati in prescrizione il 30 per cento dei procedimenti definiti dalla Corte d’Appello di Roma. “Interi settori della legalità quotidiana sono sommersi dalla prescrizione - ha detto il magistrato - così giungendosi alla vanificazione della sanzione penale e della sua stessa minaccia, proprio nelle aree di maggior interesse per il cittadino”. Per Salvi “è indispensabile un mutamento di rotta” perché “il dato diviene drammatico se si fa riferimento ai reati a più breve termine di prescrizione”. Inoltre “i nodi da aggredire subito sono le notificazioni, causa di continui e inutili rinvii e le modalità di trattazione dei procedimenti prescritti o prossimi alla prescrizione che vengono gestiti senza uniformità e che ingolfano udienze destinate ai processi `viventi´”.
In merito all'inchiesta Mafia capitale Salvi ha detto che: “Gli anticorpi non hanno funzionato se è stato possibile una così pervasiva influenza sull’amministrazione locale”. Per Salvi si tratta di una azione “continuata anche dopo il mutamento di compagini politiche” citando le infiltrazioni del clan sia nell’amministrazione comunale guidata da Gianni Alemanno che quella di Ignazio Marino. “Come è stato possibile questo radicamento di una nuova, ma non ignota, tipologia criminale? - ha aggiunto - Il profilo dell’organizzazione è solo in parte assimilabile a quelle delle mafie tradizionali. Inoltre Mafia Capitale mantiene le condizioni di assoggettamento e di omertà di altre organizzazioni, e che sono generate dal combinarsi di fattori criminali, istituzionali, politici, storici e culturali ma presenta caratteri suoi propri, in nulla assimilabili a quelli di altre consorterie”. Si tratta di una “genesi propriamente romana rappresentando un punto d’arrivo di gruppi che hanno preso le mosse dall’eversione di estrema destra”.
Nella sua relazione Salvi ha parlato anche del caso Cucchi: “La giustizia si afferma anche quando la polizia giudiziaria, guidata dalla Procura della Repubblica, persegue con fermezza ma senza pregiudizi verità anche scomode come per la morte di Stefano Cucchi”.

Napoli e l'amnestia strisciante
Nonostante alcuni dati positivi “i tempi di definizione dei procedimenti civili e penali, ancorché diminuiti, continuano ad essere eccessivi e questo continua ad essere il principale problema della giustizia – ha detto il presidente della Corte di Appello di Napoli, Giuseppe De Carolis -. I ritardi nei processi penali, la scarcerazione anche di imputati per reati gravi per decorrenza dei termini di custodia cautelare e l’estinzione di un gran numero di reati per prescrizione, vanifica il lavoro dei magistrati e finisce per diventare una sorta di amnistia strisciante e perenne che opera peraltro in modo casuale”.

A Torino ancora critica alla prescrizione
“I magistrati italiani sono al vertice della produttività in Europa. Ma non sono ancora state rimosse le cause profonde della crisi. Si è costretti a muoversi in perenni difficoltà organizzative, nella carenza di organici, e a effettuare criticabili scelte per individuare criteri per la trattazione privilegiata di alcuni processi penali accantonandone altri in archivi che sono l’anticamera della prescrizione” ha detto nella sua relazione il Presidente della corte d'appello Arturo Soprano.
“Negli ultimi anni è stata utilizzata spesso per polemiche sindacali o politiche che niente hanno a che fare con questo momento solenne – ha attaccato Soprano – Una scelta inopportuna che non ha giovato alla magistratura e ha offerto ai detrattori l’occasione per deriderci e definirci come fannulloni e neghittosi”. All’inaugurazione dell’Anno Giudiziario il procuratore capo Armando Spataro non ha parlato. Come l’anno scorso, il magistrato ha ritenuto di non chiedere uno spazio nella “scaletta” degli interventi. “Nessuna polemica - ha detto - semplicemente non è previsto”.

Palermo e Venezia, questione prescrizione
Anche a Palermo e Venezia l’argomento più scottante è la prescrizione. Secondo la relazione di del prediente palermitano Gioacchino Natoli sono stati 1.692 i procedimenti eliminati dai Gip o Gup con pronunzie di prescrizione (5% del totale dei processi definiti); e 1.569 i processi eliminati dai Tribunali e 280 in Corte di Appello. Per la maggior parte si è trattato di fatti che hanno richiesto lunghe attività d’indagine o una lunga istruttoria dibattimentale in primo grado. Per l’appello, il fattore determinante è stato il ritardo nel deposito della sentenza o nella trasmissione del fascicolo del primo giudice. “È stato più volte sottolineato – ha detto Natoli – che i termini di prescrizione dovrebbero decorrere ex novo a ogni passaggio processuale, senza limiti temporali massimi, se non quelli correlati alla fase o al grado di processo in corso”. A Venezia si è sottolineato come a causa della lunghezza dei procedimenti tra primo e secondo grado, si arrivi alla prescrizione del 49% dei reati. Un dato, secondo il Presidente Rinaldi, “che aumenta, se si tiene conto di quanto viene prescritto già in primo grado, se non già da quando c’è il rinvio a giudizio, in tutte le sedi”.

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