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cassazione corte 2di AMDuemila
C'è la condanna definitiva per la "talpa" Giovanni Zumbo. La Corte di Cassazione ha rigettato le istanze difensive, confermando la condanna a 11 anni inflitta al commercialista al servizio delle cosche. Stessa sorte per Demetrio Praticò, mentre la Suprema Corte ha confermato gli 8 anni e 2 mesi di reclusione per il boss Giovanni Ficara.
Tutti e tre furono coinvolti nell’inchiesta “Piccolo Carro” condotta dal pm antimafia Giovanni Musarò, adesso in forza alla Procura capitolina. Zumbo è stato quindi riconosciuto colpevole, anche in Cassazione, di concorso esterno, Praticò di associazione mafiosa mentre Ficara, di reati inerenti armi e simulazione di reato aggravati dalle modalità mafiose. “Giovanni Zumbo si è reso disponibile a fornire notizie in ordine ad indagini in corso a operazione preventive in preparazione e iniziative di polizia in danno dei sodali, in tal modo rendendone più sicuri i piani criminali del sodalizio e favorendone sia l’ideazione che l’esecuzione, tale condotta rientra nel paradigma del concorso esterno in associazione mafiosa”. Sono queste le motivazioni della sentenza nei confronti della “talpa”. Il processo “Piccolo Caro” riguarda quanto verificatosi durante la visita del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 21 gennaio 2010; in questa data i Carabinieri ritrovarono un'auto carica di armi ed esplosivo a poche centinaia di metri dall’aeroporto “Tito Minniti”. A fornire la “soffiata” ai militari sull’auto-arsenale sarebbe stato proprio Zumbo che lo disse all’appuntato dei Carabinieri Roberto Roccella, imputato dinnanzi al Tribunale per una relazione di servizio falsa che atteneva, secondo la Dda, ai rapporti confidenziali intrattenuti proprio con il commercialista in odor di mafia. “Il carabiniere Roberto Roccella – scrive la Corte – ha svolto un ruolo rilevante nel ritrovamento dell’autovettura”. È stato lui, come è emerso in dibattimento, a dire ai suoi superiori che c’era un auto carica di armi posizionata a pochi passi dal luogo in cui a breve avrebbe dovuto sfilare il corteo presidenziale. Secondo le indagini quel ritrovamento era una messainscena ordita dal boss Ficara. “Giovanni Ficara – è scritto in sentenza – nell’intenzione di eliminare non fisicamente, ma sotto il profilo giudiziario il cugino Giuseppe Ficara, suo rivale, ha ordito una trama con la complicità dello Zumbo, ben consapevole delle conseguenze cui il cugino sarebbe andato incontro”.
Ma Zumbo, secondo l'accusa, è anche l'uomo che, nella casa di Bovalino del boss Giuseppe Pelle, alla presenza dello stesso Ficara, rivelerà particolari d'indagine sulla maxioperazione "Crimine", molti mesi prima che questa venga portata a compimento, il 13 luglio 2010, allorquando in manette finirà anche lo stesso commercialista.
Le indagini sul commercialista hanno anche messo in evidenza una serie di rapporti con i servizi segreti per cui ha lavorato anche in maniera ufficiale, come testimoniato in aula anche dal funzionario Corrado D'Antoni, ma anche dallo stesso commercialista in casa Pelle: “Ho fatto parte di... e faccio parte tuttora di un sistema che è molto, molto più vasto di quello che [...] ma vi dico una cosa e ve la dico in tutta onestà: sunnu i peggio porcarusi du mundu e io che mi sento una persona onesta e sono onesto e so di essere onesto... molte volte mi trovo a sentire... a dovere fare... non a fare a fare, perché non me lo possono imporre, ma a sentire determinate porcherie che a me mi viene il freddo!”. Poi il rapporto si sarebbe interrotto, salvo riallacciarsi sul finire del 2009, a pochi mesi dal ritrovamento dell'auto e dalle confidenze in casa Pelle.

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