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cartello aula fdodi Sara Donatelli
Accolto l’impianto accusatorio della DDA di Bologna: dopo la camera di consiglio, il GUP Francesca Zavaglia ha rinviato a giudizio 147 persone. Sono due, invece, i non luoghi a procedere per soggetti con posizioni minori: uno era imputato di reimpiego di capitali illeciti e uno di violazione della legge sulle armi. La prima udienza è stata fissata per il 23 marzo  2016 a Reggio Emilia. Tra i rinviati a giudizio anche l’ex attaccante della Nazionale di calcio Vincenzo Iaquinta, accusato di violazione della legge sulla detenzione delle armi ed il padre Giuseppe, accusato invece di avere preso parte all’associazione a delinquere. L’11 gennaio avrà invece inizio la seconda fase dell’udienza preliminare, quella che vedrà la discussione dei riti alternativi, sempre nell'aula bunker della Fiera di Bologna: 71 sono i riti abbreviati e 19 i patteggiamenti. Fra loro compare anche il boss Nicolino Grande Aracri, gli altri capizona della 'ndrina, e la fiscalista bolognese Roberta Tattini.

Il procedimento penale, che vede alla sbarra 239 imputati, dovrà fare luce su quasi 200 capi di imputazione. Il procuratore reggente di Bologna, Massimiliano Serpi, ha commentato così la notizia: “Riteniamo che questo primo importante step processuale possa essere inteso come una conferma del lavoro sin qui svolto”. L’inchiesta Aemilia, condotta dai PM della DDA  Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri che in aula rappresentano l’accusa, ha scoperchiato quell’organizzazione criminale che da decenni ha messo le mani sugli affari in tutta la Regione attraverso estorsioni, usure e intimidazioni, puntando ad acquisire direttamente o indirettamente la gestione e il controllo di attività economiche, alterando appalti pubblici e privati ed ostacolando il libero esercizio del voto durante le elezioni dal 2007 al 2012 nelle province di Parma e Reggio Emilia. Gli inquirenti hanno posto in luce anche il mondo di mezzo che gravita attorno a tale sistema ‘ndranghetista: politici, imprenditori, poliziotti, carabinieri e giornalisti. Tutti, indistintamente, asserviti a tale organizzazione criminale di stampo ‘ndraghetista. Ed ora tutti, indistintamente, dovranno rispondere delle loro azioni di fronte la legge italiana.

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