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ciancimino c giorgio barbagalloCade l'aggravante per aver agevolato Cosa nostra
di AMDuemila
Dovrà difendersi anche di fronte al Tribunale di Bologna, il prossimo 13 marzo, rinviato a giudizio dal Gip Bruno Perla con l'accusa di calunnia nei confronti dell'agente dei servizi segreti, Rosario Piraino.
Una vicenda che inizia il 5 maggio 2009 quando il figlio di don Vito racconta ai magistrati di Palermo di avere ricevuto una lettera di minacce nella sua abitazione di Bologna. Conteneva tre fotografie con la sua immagine, cinque proiettili e l'avvertimento che con le sue dichiarazioni si era messo contro tutti, persino contro la magistratura.
Gli atti erano Stati trasmessi ai pm del capoluogo emiliano, che, all’insaputa del diretto interessato, avevano ordinato di tenere sotto controllo l’ingresso del palazzo (e i citofoni) con una telecamera. Qando Ciancimino accusa Piraino dicendo che questi si era recato a casa sua, a Bologna, il 3 luglio 2009, per invitarlo a tenere la bocca chiusa, a smettere di rendere dichiarazioni ai pm palermitani (Ciancimino riveste il doppio ruolo di imputato e testimone chiave nel processo sulla trattativa Stato-mafia) perché si era infilato in un “vicolo cieco” e suggerendogli di pensare a sua moglie e a suo figlio”.

Dalle riprese delle telecamere, però, in quel giorno non si registrava alcuna visita. I pm avevano fatto controllare i cellulari di Piraino, difeso dagli avvocati Nino Caleca e Marcello Montalbano, constatando che non si erano mai agganciati alle “celle” emiliane tra il 2009 ed il 2011. Non solo. Venne anche recuperata una ricevuta, firmata dallo 007, di un acquisto da lui effettuato in un negozio di Palermo, proprio il 3 luglio del 2009.
Nella richiesta di archiviazione nei confronti di Piraino i pm scrissero che “qualora il fatto del 3 luglio 2009 si sia effettivamente verificato, non fu certamente Piraino a presentarsi presso l'abitazione bolognese di Massimo Ciancimino”. I legali dell'agente dei servizi decisero allora di querelare Ciancimino jr che questa mattina, ha rilasciato anche alcune dichiarazioni spontanee. “Dopo la morte di mio padre – ha detto - ho ricevuto minacce da Cosa nostra, con cui non ho alcun rapporto”. Un fatto riconosciuto anche dal giudice Perla che, nel decreto che dispone il giudizio, spiega che “non risulta dagli atti la partecipazione dell'imputato all'associazione criminale” facendo così cadere nell'accusa l'aggravante di mafia.
Dopo il rinvio a giudizio Ciancimino ha commentato sul social Facebook: “Non è facile portare alla sbarra uomini legati ad i servizi segreti, tre ne ho nominati, tre sono state puntuali le incriminazioni per calunnia. I processi serviranno cercare di poter stabilire una almeno una verità processuale, una cosa e certa ed intento sempre ribadire, nonostante da anni pur di screditarmi si provi ad avvicinarmi ad qualsiasi forma di associazione criminale o di averla semplicemente agevolata, nessuno, dico nessuno potrà mai provare un simile comportamento da parte mia. Ho conosciuto la mafia, mio padre ne faceva uso insieme a suoi compagni di altri tipi ben più protetti e potenti sodalizi e sistemi di potere. Io non sono mio padre, io a differenza sua sono un padre, un buon padre, combatterò sempre la mafia travestita e celata in ogni sua essenza”. E poi ancora: “Per quanto riguarda il Piraino, un dibattimento mi aspetta, come sempre il tutto verrà accertato in quella fase. Da tempo ho scelto di pensare a mio figlio, nessuna ribalta, intervista o altro, quando chiamato farò il mio dovere fino in fondo. Non accetterò mai nessuna intimidazione, le denuncerò sempre anche se spesso sconvenienti. Arrendersi ad " il sistema è questo non lo puoi combattere " non è comportamento che mi appartiene. Non mi intimoriscono né lettere di Napolitano, di per sé assurde e di cattivo esempio, né minacce alcune. Andiamo avanti, io ed il mio Avvocato Roberto D'Agostino abbiamo raggiunto il primo e più importante risultato, nessun comportamento messo in atto per agevolare associazioni che da tempo contrasto è stato mai avallato anche se sempre ipotizzato da tanti Gup in molti tribunali. Per il resto sapremo come difenderci”.

Foto © Giorgio Barbagallo

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