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cutro c agrigento notizie 2Il testimone di giustizia lancia un appello ai compaesani
di Francesca Mondin
E' passata appena una settimana e già si è sollevata una polemica attorno all'assunzione del testimone di giustizia Ignazio Cutrò nel suo paese Bivona, in provincia di Agrigento.
Cutrò ha iniziato a lavorare presso il centro per l'impiego giovedì scorso, il primo ottobre, grazie alla legge regionale sull'assunzione dei testimone di giustizia nella pubblica amministrazione, legge ideata e proposta dall'Associazione testimone di giustizia, di cui Cutrò è presidente. Fino ad un anno fa Cutrò era un imprenditore con una propria azienda edile ereditata dal padre, dopo aver fatto arrestare i suoi estorsori ed alcuni boss dell'agrigentino però non è più riuscito a far lavorare l'azienda, e lo scorso gennaio è stato costretto a chiudere i battenti.
"Il mio sogno è quello di poter tornare a fare l'imprenditore - racconta infatti Cutrò - però fortunatamente c'è questa legge che è una grande risorsa per chi rimane senza lavoro".
Ma il valore più grande per l'ex imprenditore è quello di poter ricominciare ad avere una vita e lavorare nella stessa terra dove ha denunciato i suoi aguzzini: "Oggi la mafia ha perso, abbiamo vinto noi, lavorare nel mio paese ha un valore simbolico molto importante" aveva detto soddisfatto Cutrò il giorno dell'insediamento.

Non è passato troppo tempo, però, che alcuni giornali hanno dato spazio a commenti pesanti contro la famiglia Cutrò da parte di alcuni compaesani: "Solo sentire il nome mi fa schifo" ha detto uno di loro, e ancora: "Ogni tanto si vede passare con la scorta. Ma tutti ‘sti soldi sono troppi. Se si sente in pericolo, perché non si trasferisce da un’altra parte?".
Un fatto che ha rattristato molto la famiglia Cutrò, che dopo aver fatto la scelta coraggiosa di rimanere nella propria terra, consapevole di andare incontro alle possibili vendette mafiose ed a molte difficoltà economiche, si trova ancora oggi a dover sopportare e vedere pubblicati commenti e giudizi offensivi su una vicenda personale. Tanto che la figlia Veronica Aurora Cutrò, che si è sempre tenuta lontano dai riflettori con molta riservatezza, ha dato spazio ad uno sfogo su Facebook rimarcando con forza la decisione della sua famiglia di rimanere a Bivona. "E' giusto stare dalla parte dello stato - si legge nel profilo personale Facebook - continueremo la nostra lotta qui nella nostra terra con quelle poche persone che ci sono vicine". Chiedendo anche di essere lasciati stare :"Non obblighiamo nessuno ad unirsi alla nostra lotta…chi vuole unirsi a noi e ben accetto…chi non vuole farlo chiedo solo di farsi la sua vita come noi ci facciamo la nostra".
"Dopo le denunce c'è sempre stata una brutta aria a Bivona da parte di alcuni cittadini perchè la maggior parte sono persone oneste - racconta Cutrò ad ANTIMAFIADuemila - però non mi aspettavo questi commenti, pensavo che la mia assunzione potesse essere vista come una vittoria da parte di tutta la cittadinanza anche perchè non abbiamo tolto niente a nessuno, questa pressione sulla mia famiglia fa male".
Ecco quindi che il testimone di giustizia ripete l'appello della figlia: "Lasciateci vivere in pace, non abbiamo chiesto a nessuno di essere accanto a noi per fare questa guerra, non capisco questo accanimento. Noi abbiamo scelto da che parte stare vuol dire che loro sono da un altra parte, forse per qualcuno sarebbe stato meglio avere una famiglia di mafiosi che una di testimoni di giustizia."
Se da una parte Cutrò deve sopportare insulti senza fondamento dall'altra "il lavoro va benissimo - racconta il testimone di giustizia - mi hanno accolto a braccia aperte e da qualche giorno una mia collega per seguirmi nel lavoro si è offerta di stare in ufficio con me" senza minimamente intimorirsi della scorta che segue l'ex imprenditore di Bivona.

Foto © Agrigento Notizie

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