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buzzi-salvatore-0di AMDuemila - 7 agosto 2015
Le dichiarazioni di Salvatore Buzzi sono “scarsamente credibili per le versioni sui rapporti e gli interventi minacciosi nei confronti di Riccardo Mancini e per la scarsa plausibilità logica dei rapporti con la criminalità calabrese”. E' questo che annotano i pm alla fine dell'ultimo di cinque interrogatori, il 23 luglio scorso, nel corso dei quali lo stesso Buzzi ha ammesso numerosi episodi di corruzione, anche inediti. Secondo i pm la “collaborazione” dell’uomo delle cooperative accusato di associazione mafiosa con l’ex estremista dei Nar Massimo Carminati “non ha una plausibilità logica” in cinque punti, che sono poi quelli cardine per l’inchiesta, anche se restano al vaglio degli inquirenti le posizioni dei politici tirati in ballo.
Quella di Buzzi viene definita una strategia al ribasso che mira a patteggiare sul versamento dei soldi e far cadere i reati di mafia.

Tra gli episodi riferiti quanto avvenuto al “campo nomadi di Castel Romano”. Dichiara Buzzi: “La vicenda nasce nel 2005, sotto l’amministrazione Veltroni e viene gestita da Luca Odevaine. Occorreva spostare il campo nomadi ma i rappresentanti delle tribù nomadi – tale Meo e Carlo Kammis – non volevano, in ragione del fatto che dove si trovavano erano più prossimi ai luoghi dove volevano stare. Il Comune, attraverso Odevaine, chiude un accordo con costoro, in forza del quale si sarebbero trasferiti, con il pagamento di 15 mila euro al mese per lavori inesistenti. I pagamenti venivano fatti dalle nostre cooperative che subappaltavano lavori fittizi. La nuova amministrazione comunale affidò tali lavori direttamente senza passare da noi”.
Riguardo ai chiarimenti sui rapporti con Alemanno e Carminati, Buzzi minimizza e alla fine dell’interrogatorio il procuratore aggiunto Michele Prestipino e il sostituto Paolo Ielo – titolari dell’inchiesta con i colleghi Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli – formalizzano la contestazione di “scarsa credibilità delle dichiarazioni su 5 punti”. Il primo riguarda l’ex sindaco “perché non è plausibile – tenuto conto dei rapporti tra i due, delle erogazioni di utilità economiche verso Alemanno attraverso la sua fondazione, degli interventi di Alemanno a favore del gruppo di Buzzi, della eterogeneità tra la loro estrazione politica – che non vi fosse tra i due una esplicitazione dell’accordo corruttivo, tanto più che in alcune conversazioni lo stesso Buzzi allude alla sua capacità corruttiva verso Alemanno”. Il secondo si riferisce ai rapporti con Carminati e “contrasta con il contenuto delle conversazioni captate che delineano un intervento di quest’ultimo a spettro ampio a favore di Buzzi, soprattutto in un settore, come quello di Ama”.
Altre bugie sarebbero state dette anche su Riccardo Mancini sia per aver “negato le minacce affinché non facesse rivelazioni sull’inchiesta, che invece emergono palesemente nelle conversazioni intercettate, sia riguardo al ruolo di questi nell’ente Eur”. Infine gli viene contestato l’aver negato “rapporti con le realtà criminali calabresi”, che invece sono documentati.

In uno degli ultimi interrogatori Buzzi ha poi tirato in ballo Maurizio Pucci, assessore ai lavori pubblici di Marino, già fondamentale con Veltroni e Marrazzo. “La nuova Amministrazione Marino -ha spiegato – mi aveva posto a carico i costi di quattro o cinque assessori, diciotto consiglieri comunali, quattro o cinque presidenti di municipi. Il primo degli assessori della giunta Marino con cui ho avuto rapporti di tale natura è Maurizio Pucci, durante la campagna elettorale del 2006, quando gli erogammo finanziamenti e gli mettemmo a disposizione un’autovettura che lui non voleva più restituire. Nell’ultima consiliatura, però, non ci sono state altre erogazioni”. “Poi - ha aggiunto - ci sono state tre assunzioni richieste da Luigi Nieri (l’ex vicesindaco che si è dimesso ). Non normali, né amicali, ma immediate, al costo di 120 mila euro annui, e fatte in una logica di scambio”. “Ho già dato mandato al mio avvocato di querelare Buzzi e di avviare tutte le iniziative legali contro la sua azione diffamatoria. Siamo di fronte a una meschina strategia difensiva che ha chiaramente l’obiettivo di colpire la parte sana della città nel tentativo di apparire vittima di un sistema e non uno dei principali protagonisti di una storia di corruzione e criminalità”, dice l’ex vicesindaco della capitale.

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