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di AMDuemila - 25 luglio 2015

“Il Caso Crocetta? Non ho elementi per pronunciarmi. So solo che, qualunque sia la verità, questa vicenda sarà usata per delegittimare lo strumento delle intercettazioni”. E’ questo il commento del pm palermitano Nino Di Matteo sul caso, ormai divenuto nazionale, dell’intercettazione “fantasma” tra il primario di Villa Sofia, Matteo Tutino, ed il Governatore siciliano Rosario Crocetta in cui, in maniera ignobile, si direbbe di Lucia Borsellino “va fatta fuori come il padre”.

Intervistato da Giulio Cavalli il pm lancia anche un messaggio ai giovani: “Se non conservassi un minimo di ottimismo sulla possibilità che i giovani possano cambiare questo Paese, mi sentirei inutile e penserei di aver sbagliato a profondere tutto il mio impegno in questi 20 anni di professione”. E sulle critiche verso i movimenti antimafia aggiunge: “La critica e l'autocritica all'interno del movimento antimafia - ha detto il pm -, rischiano di essere strumentalizzate dall'intelligente opera di chi vuole zittire per sempre il movimento antimafia". Il magistrato ha concluso l'intervista aprendo poi uno spiraglio sulla sua vita privata: “Ho provato amarezza per la diffidenza mostratami anche da uomini delle istituzioni” e ammette che sulla paura dei rischi prevale il senso di dignità, che non gli permette di arretrare e di tradire la sua vocazione professionale.

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