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agostino-castellucciodi AMDuemila - 24 luglio 2015
Ad occuparsi dell'inchiesta deve essere la Procura
Il fascicolo d'indagine sulla morte del poliziotto Nino Agostino, assassinato nell'agosto 1989 assieme alla moglie Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima ed incinta di cinque mesi, avocata nei giorni scorsi dal Procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, torna alla Procura. Lo ha deciso la procura generale della Cassazione che ha annullato il decreto.

Scarpinato aveva sostenuto che i pm, che avevano chiesto l'archiviazione del caso, non avessero fatto tutte le indagini utili prima che il gip Maria Pino, il 12 giugno scorso, respingesse la richiesta di archiviazione presentata dai sostituti procuratori Nino Di Matteo e Francesco Del Bene. Un'azione, quella del Pg, che aveva aperto una spaccatura all'interno del Palazzo di Giustizia. Contro l’avocazione era arrivato il ricorso del procuratore di Palermo Francesco Lo Voi: il capo degli inquirenti siciliani aveva contestato la legittimità giuridica in “diritto e in fatto” del provvedimento del pg. Nel reclamo, poi accolto, la procura sosteneva anche che l’avocazione fosse tardiva, aspetto che, secondo quanto si apprende, sarebbe alla base del provvedimento con cui il pg della Cassazione dispone, ora, la restituzione del fascicolo di indagine alla Procura. I pm Di Matteo e Del Bene avevano chiesto l’archiviazione per i boss Nino Madonia e Gaetano Scotto, unici indagati per il delitto, sostenendo di non avere elementi utili per chiedere il rinvio a giudizio. Dopo la decisione del pg il fascicolo torna adesso ai pm che hanno cinque mesi di tempo per svolgere gli approfondimenti investigativi, ordinati dal gip Pino dopo il rifiuto di archiviare l’indagine, che erano già stati avviati ed interrotti a causa dell'avocazione.
Il Gip aveva suggerito di compiere approfondimenti sul depistaggio che per anni ha portato il caso Agostino in un vicolo cieco a cominciare dalle prime indagini su un delitto passionale inesistente, seguita allora dal Capo della Squadra mobile Arnaldo La Barbera, ed aveva accolto la richiesta del legale di parte civile della famiglia Agostino, Fabio Repici, a recuperare la trascrizione integrale dell’audizione dell’ex prefetto Luigi De Sena davanti ai pm di Caltanissetta il 19 novembre 2010.
Non solo. Nel provvedimento di giugno si disponeva di mettere a confronto il padre dell'agente ucciso, Vincenzo Agostino, con l'ex poliziotto della squadra mobile di Palermo sospettato di essere “faccia da mostro” (l'uomo con la faccia butterata sospettato di aver avuto un ruolo su stragi e delitti eccellenti tra gli anni ottanta e novanta).
Infine veniva suggerito di approfondire le indicazioni dei pentiti Vito Lo Forte ed Angelo Fontana e di interrogare Vito Galatolo, il pentito dell'Acquasanta che lo scorso novembre ha svelato il piano di morte nei confronti del pm Di Matteo. L’esecuzione di Agostino non era mai stata chiarita: una pista investigativa la collega alla scomparsa di Emanuele Piazza, agente della mobile svanito nel nulla nel marzo del 1990. Secondo i pm Di Matteo e Del Bene la duplice uccisione dei due poliziotti era da collegare al fallito attentato dell’Addaura, che aveva come obiettivo l’assassinio di Giovanni Falcone nel 1989.

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