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di-matteo-nino-big4"Atto simbolico dovuto", discussione prima della pausa estiva
di AMDuemila* - 17 luglio 2015
Nella giornata di ieri, 16 luglio 2015, la Commissione Antimafia del Comune di Milano si è riunita per discutere e approvare la proposta di conferire la cittadinanza onoraria di Milano al pm Nino Di Matteo, iniziativa promossa da alcuni cittadini milanesi (LC, BB E FD) che in pochi giorni, anche con il sostegno del gruppo “Movimento delle Agende Rosse ‘Peppino Impastato’ Milano e dintorni” ha ottenuto oltre 390 firme e che è stata presentata in data 21 aprile scorso.
La delibera dovrebbe essere discussa in Consiglio Comunale prima della pausa estiva e ha già incontrato il favore di diversi consiglieri comunali: "Queste onorificenze non sono una cosa formale ma concreta. - ha dichiarato Anita Sorego - La mafia ci tiene molto ai simboli. Il fatto che questa deliberazione avvenga su proposta dei cittadini mi sembra un fatto importantissimo". "Ritengo condivisibile la proposta anche per un aspetto culturale - ha rilanciato Luca Lepore - nel senso che probabilmente è l’unica luce che abbiamo nelle tenebre nel nostro sistema. E’ un segnale positivo che il Consiglio comunale può dare. Ritengo importante continuare a parlare di rapporto Stato-mafia. Benvengano coloro che combattono per la civiltà del nostro Paese". Tuttavia, ha ricordato Rosario Pantaleo, "lo Stato deve essere molto più forte perché paradossalmente non debba avere bisogno un giudice di una garanzia da parte dei cittadini".

"I simboli in questo caso sono sostanza. - ha riflettuto ancora Matteo Forte - Purtroppo è avvenuto che le famose minacce di Riina a Di Matteo sono avvenute all’interno del carcere di Opera. Quindi queste minacce sono partite da Milano. Queste minacce sono, fra virgolette, milanesi. Macchiano la città di Milano. Questo ci deve far reagire, è giusto dire che le minacce provengono da Milano ma Milano si stringe attorno agli uomini dello Stato, a coloro che combattono la criminalità organizzata. Questo atto non è solo simbolico ma è dovuto, da parte delle Istituzioni". "Non ci può essere spazio per la ragion di Stato in un percorso di effettiva lotta alla mafia, la ragion di Stato mette ombre nella lotta alla mafia che deve essere più trasparente possibile. E poi c'è un altro significato, quello di riconoscere una onorificenza ad un magistrato vivo - ha precisato Gabriele Ghezzi - La responsabilità politica in questa lotta è molto importante. Perché se la mafia esiste, esiste perché c’è stato un vuoto politico, una mancanza di volontà politica di sconfiggere questo fenomeno, di cui non si parla mai abbastanza".
"Tutto potrebbe essere richiamato dalla frase “questo deve fare la fine degli altri”. - ha aggiunto Manfredi Paglieri - Forse questo è il punto da cui partire per dare risposte a chi chiede perché. Per far sì non solo che non faccia la stessa fine degli altri, ma anche affinché venga demolito il principio per cui il metodo della Cosa loro sia un metodo praticabile alla cosa di tutti, che è invece il nostro tessuto civile, repubblicano, istituzionale, su cui le Istituzioni si basano. Una prima domanda è “perché Milano?", perché Milano c’entra. Il numero delle interdittive antimafia legati a Expo ad esempio, danno la risposta. La forza - ha concluso il consigliere - dobbiamo darla a chi rende vivo l’impegno contro la criminalità organizzata che deve sentire che non è solo".

* ha collaborato Bruna Bovo

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