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tribunali-giustizia-faldoni-webdi Francesca Mondin - 14 maggio 2015
Dalla risposta del Dap sul protocollo farfalla alla lettera di Maletti
"Il modus operandi di Mario Mori è stato improntato ad una costante violazione delle norme processuali ... riteniamo che lo stesso abbia agito in più occasioni con modalità tipiche dei Servizi di sicurezza e non da ufficiale pulizia giudiziaria". E' a partire da questa considerazione che il pg Luigi Patronaggio, finita l'audizione del teste Giovanni Paone al processo Mori Obinu (accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano, nell'ottobre 1995, ndr), ha chiesto l'acquisizione di nuovi documenti e l'audizione di nuovi testimoni.
Il magistrato ha quindi evidenziato come nell'arco della carriera del generale Mori si possano riscontrare: "una catena di anomalie seriali, che partono dalla mancata perquisizione del covo di Riina, alla sparatoia di Terme Vigliatore e il mancato sviluppo delle informative pervenute tramite il Riccio."
"Importante - ha detto Patronaggio - è seguire la carriera di Mori che si forma presso i servizi segreti militari, poi va al Ros dove opera non sempre nel rispetto delle norme e poi torna nel Sisde dove, ancora una volta, al suo intero si trova ad operare in modo non conforme alle norme procedurali. Un riferimento è ad esempio il protocollo Farfalla e la gestione delle informazioni prese dai detenuti e collaboratori di giustizia." A riguardo è stata richiesta l'acquisizione degli atti relativi al protocollo farfalla ed in particolare la nota (oggi desecretata dalla procura Palermo, ndr), di Cascini, vice capo del Dap, che ricostruisce dall’interno l’intera vicenda.

In merito poi ai contatti dell'ex colonnello Mori con diverse personalità grigie la pubblica accusa ha chiesto anche l'acquisizione delle dichiarazioni del colonnello Venturi: "che fanno riferimento a rapporto diretto con Vito Miceli, Rosa dei venti, operazione Gladio, e personale vicinanza alla P2 di Gelli". Inoltre è stata nuovamente prodotta anche la lettera di Gianadelio Maletti (ex capo reparto del Sid, ndr) in riferimento al divieto per Mori di operare a Roma e riguardo i rapporti tra Mori e "personaggi discussi e strani come i fratelli Ghiron, legati a Vito Ciancimino ed a logiche di appartenenza alla Massoneria.
Inoltre è stata richiesta l'acquisizione anche delle trascrizioni delle intercettazioni tra De Donno e Dell’Utri all’indomani della sentenza Dell’Utri, "Conversazioni che dimostrano - ha spiegato il pm - relazioni personali tra una persona condannata per concorso esterno in associazione mafiosa ed esponenti delle istituzioni".
Altro punto che i pm palermitani vogliono approfondire è il caso Ilardo, per il quale hanno chiesto l'esame del pentito Carmelo Barbieri, oltre che l'acquisizione delle sentenze di Caltanissetta su attendibilità dello stesso. Gli altri teste richiesti dai magistrati sono l'autista di De Caprio, Giuseppe Bianco riguardo la sparatoria di Terme Vigliatore, assieme a Bonferraro e Merenda.
L’avvocato Basilio Milio, che si è opposto all’acquisizione delle trascrizioni dell’intercettazioni di Dell’Utri, rimettendosi invece alla corte per la decisione se acquisire o meno i documenti sui servizi segreti, ha già annunciato di voler sentire, qualora venisse accolta, l’ingegner Adriano Mazzi, il sottosegretario ai Servizi Marco Minniti, il direttore dell’Aisi Esposito, ed il direttore Ierfone. Inoltre, come aveva annunciato in precedenti audizioni, ha richiesto l’audizione del dottor Giuseppe Pignatone, specificatamente riguardo all’appunto redatto il primo novembre 1995, ed il colonnello Damiano, in merito ai suoi colloqui con Riccio e sulla fuga di notizie sulla collaborazione di Ilardo. A riguardo di tutte queste richieste la Corte dovrà esprimersi nella prossima udienza programmata per l'otto giugno.

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