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micromega-ottobre-2014di AMDuemila - 24 ottobre 2014
Da giovedì 23 ottobre è uscito in edicola il nuovo numero di MicroMega, interamente dedicato alla giustizia, dove autorevoli magistrati, avvocati e giornalisti denunciano l’attuale sistema giudiziario creato ad hoc per garantire l’impunità della classe politica.
Certezza della pena, tempi rapidi e trattamento umano sono i principi che il sistema penale e civile – in realtà sempre più lento e macchinoso – dovrebbe tutelare, ma nell’ultimo ventennio, nonostante le riforme promesse da più governi, nessun risultato è stato raggiunto.
Contro una giustizia che garantisce l’impunibilità ai potenti a discapito dei semplici cittadini viene invece opposto il rispetto dell’inviolabile principio della legge uguale per tutti, riportata nelle aule dei tribunali ma troppo spesso ignorato o dimenticato.

Il sommario

Paolo Flores d’Arcais - Senza giustizialismo nessuna riforma
Quando la legalità diventa una posta in gioco, anziché bene comune di tutte le forze politiche, la liberaldemocrazia è già in estinzione. È quanto sta avvenendo in Italia da oltre una generazione. Dove siamo all’emergenza legalità, visto che l’establishment vuole revocare questo principio di civiltà. Senza ripristinare il quale, però, non c’è possibilità di ripresa economica, di sviluppo, di modernizzazione ed efficienza: di ‘cambiare verso’.

Roberto Scarpinato - La legalità materiale ovvero il tramonto di una nazione
Se la Prima Repubblica incorporava corruzione sistemica e mafie come proprie componenti strutturali – anche perché la sovranità monetaria e quella valutaria erano nelle mani delle classi dirigenti nazionali – nella Seconda cambiano i presupposti macroeconomici, e la corruzione, oltre a vampirizzare le risorse dello Stato sociale, impedisce di promuovere il rilancio dell’economia. La mafia ha prontamente cambiato pelle, sfruttando a proprio vantaggio le nuove condizioni politico-economiche, ridimensionando le vecchie logiche di coppola e lupara e integrandosi sempre di più con l’establishment politico ed economico.

Gian Carlo Caselli - Ottavo: non dire falsa testimonianza
Il reato di falsa testimonianza ha avuto alterne fortune nella storia d’Italia e ogni cambiamento ha rispecchiato l’ideologia dominante di un determinato periodo storico. Se in tempi molto remoti la falsa testimonianza era punita con la pena di morte o con il taglio della lingua, in quanto considerata offesa alla divinità, oggi siamo al ridicolo, per cui dichiarare il falso conviene. Con buona pace dei magistrati, e grande giubilo dei delinquenti.

Piercamillo Davigo - Una prescrizione vi salverà
Le norme che regolano la prescrizione e il sistema delle impugnazioni sono due delle principali cause dell’irragionevole durata dei processi in Italia, molti dei quali dopo svariati anni finiscono in un nulla di fatto. Da garanzie per l’imputato, questi istituti si sono trasformati in strumenti dilatori e, combinandosi con altre anomalie italiane, come il frequente ricorso ad amnistie e indulti, sono diventati garanzie d’impunità. Anche e soprattutto per questi motivi l’Italia è al 157° posto per la durata dei procedimenti e per l’inefficienza della giustizia, preceduta da Togo, Isole Comore, Indonesia e Kosovo.

Mario Almerighi - Inizio pena mai
Nel corso della storia, la pena si è trasformata da strumento a garanzia del potere a strumento a garanzia della collettività e dello sviluppo della persona. Ma per assolvere questa funzione, essa deve essere – come insegnava già Beccaria 250 anni fa – certa, vicina al fatto e umana. Oggi tutti e tre questi elementari princìpi di civiltà giuridica sono di fatto in Italia costantemente disattesi, diffondendo sfiducia nella collettività e aspettative di impunità nei delinquenti. Così il 93 per cento dei condannati in primo grado non va in carcere, e con il susseguirsi di amnistie, indulti, svuota-carceri, ricorsi in Cassazione, prescrizioni e riforme ‘garantiste’ al codice penale, il nostro sistema è distante anni luce dai princìpi di civiltà dettati da Cesare Beccaria.

Bruno Tinti - Come ammazzare la moglie e non andare in galera. La tragicommedia della giustizia penale in Italia
Abbiamo una giustizia penale progettata per non funzionare. Si mettesse a funzionare, metà della classe dirigente italiana finirebbe in galera. Tra sospensione condizionale della pena, giudizio di bilanciamento, sostituzione della pena detentiva in pecuniaria, semidetenzione (come l’affidamento ai servizi sociali) e semilibertà, è sempre più facile evitare il carcere. Così anche chi commette un uxoricidio e confessa può farla franca. Leggere per credere.

Nicola Gratteri - Programma di un quasi ministro
Febbraio 2014: alla vigilia dell’insediamento del governo Renzi, Nicola Gratteri sta per diventare ministro della Giustizia. Dopo i colloqui del premier incaricato col capo dello Stato, tuttavia, il nome di Gratteri scompare dalla lista dei ministri, sostituito da quello di Andrea Orlando. Ciò che non scompare sono invece le proposte per riformare il sistema della giustizia in Italia e per combattere la criminalità organizzata illustrate a Renzi nel corso di una lunga telefonata dal magistrato calabrese, che qui le ricapitola punto per punto per il lettori di MicroMega.

Furio Colombo - Giustizia e giornalismo
Malgrado la nostra Costituzione non lasci alcuno spazio alla cultura dell’ambiguità e del ‘viceversa’, dal dopoguerra abbiamo conosciuto un’informazione giudiziaria estremamente contigua al potere esecutivo. Solo con Mani Pulite si instaura un giusto ed equilibrato rapporto tra media, poteri forti e giustizia. Ma, caduto Berlusconi, nell’era di Matteo Renzi sembra di esser tornati alla cosiddetta informazione di parte e a una magistratura debole e sotto attacco.

Caterina Malavenda - Chi ha paura delle intercettazioni
La vulgata, messa in giro dai politici e spesso colpevolmente sostenuta anche dai giornali, vuole che in Italia si possa intercettare chiunque, senza limitazioni, e che tutto quello che si dice al telefono rischi di finire sui giornali. La verità, come chi opera nel settore non può non riconoscere, è tutt’altra: le leggi vigenti garantiscono già un buon equilibrio fra l’obbligo dell’azione penale dei magistrati, il diritto alla privacy degli indagati (e soprattutto dei terzi estranei) e quello all’informazione dei cittadini. Nessuna riforma è dunque necessaria in materia. Soprattutto se si traducesse in ulteriori restrizioni: sarebbero un’intollerabile e incomprensibile compressione della libertà di informazione.

Franco Cordero - De maleficiis. La triste prognosi per la giustizia italiana
Impunità dei succhiatori e fisco arrendevole sono stati i due fari della politica berlusconiana. A questo hanno mirato tutte le ‘riforme’ della giustizia dei governi Berlusconi. Ma non sono stati da meno neanche quelli di centro-sinistra e delle recenti più o meno larghe intese, incluso l’attuale governo Renzi: “Il guardasigilli ha fama d’un tiepido; i due sottosegretari vengono dal circo delle cosiddette libertà; uno s’era distinto nell’escogitare penosi espedienti pro divo Berluscone in fuga dal processo. Mani simili, e due Camere comandate dall’esecutivo, concedono poche chance alla povera malata”.

Piergiorgio Morosini - Dalla lupara al networking. Come cambia la mafia e come dovrebbero cambiare le leggi
La mafia è cambiata, le leggi che promettono di combatterla no. Come dimostrano i casi dello smaltimento illegale dei rifiuti nella ‘terra dei fuochi’ e della frode fiscale Fastweb-Telecom Italia Sparkle, le mafie in Italia stanno mutando e si stanno prepotentemente affermando in diversi settori del circuito economico-finanziario, anche nel Centro-Nord. Omertà, illegalità diffusa e corruzione sono risorse fondamentali dei sistemi criminali, sempre più inseriti nei ‘comitati d’affari’, nelle cricche, assieme a imprenditori spregiudicati, liberi professionisti a libro paga, amministratori corrotti e politici senza scrupoli. Per questo è necessario rendere molto più efficiente ed efficace la lotta alla corruzione.

Armando Spataro - Il dito e la luna. Obbligatorietà dell’azione penale poteri del procuratore e rapporti tra pm e polizia giudiziaria
Invece che cianciare di ‘abolire l’obbligatorietà dell’azione penale’ – il che equivarrebbe ad azzerare l’indipendenza del pm e porlo sotto la tutela dell’esecutivo – la politica dovrebbe interrogarsi sugli ostacoli che di fatto si frappongono all’effettiva applicazione di questo sacrosanto principio, pensato dai nostri costituenti a tutela della eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Iniziando, per esempio, da una radicale depenalizzazione dei reati minori e da una riorganizzazione del sistema, al fine di renderlo più efficiente.

Felice Lima - Csm: sorteggio vs casta
Il cosiddetto autogoverno della magistratura, da garanzia di indipendenza per i singoli magistrati secondo la lettera della Costituzione, si è trasformato in un sistema di privilegio e tutela corporativa, in cui a essere premiata – come in politica – è la ‘lealtà’ a questa o a quella corrente e non la competenza, il merito, la probità. Per scardinare questo meccanismo che scredita la categoria si dovrebbe cominciare col modificare il sistema elettorale per il Csm, introducendo il sorteggio per la selezione dei candidati.

Pasquale D’Ascola - Sulla giustizia civile
Finalmente anche la classe politica italiana si è accorta che una giustizia civile lenta, inefficiente e fondamentalmente ingiusta è uno dei principali ostacoli a un sano sviluppo economico del paese. Su queste premesse, ci si aspetterebbe interventi organici e coerenti, che però all’orizzonte non si vedono. Eppure le cause dell’ingolfamento della macchina giudiziaria civile sono chiare. E anche i rimedi. Ecco i principali.

Daniela Ghergo - Geografia giudiziaria e disprezzo per i cittadini
Nel 2013 è entrata in vigore la riforma della geografia giudiziaria che, come tutte le ‘riforme’ della giustizia sbandierate in questi anni, aveva l’obiettivo dichiarato di rendere la macchina più veloce, economica ed efficiente. I risultati sono stati esattamente l’opposto: ulteriori rallentamenti dei procedimenti, procedure più lunghe e faticose, e costi fatti ricadere sui cittadini (a Fabriano una notifica urgente costava 3,09 euro, oggi 44,09; a Gaeta un’esecuzione immobiliare 30 euro, oggi 170). Un’altra riforma all’italiana.

Paolo Borgna/Rita Sanlorenzo - Fecondazione eterologa: capriccio o diritto?
Esiste un diritto alla genitorialità? Tutto ciò che la tecnica consente deve per questo diventare un diritto? Se una coppia per ragioni fisiologiche non può avere figli ha ‘diritto’ di ricorrere alla fecondazione eterologa, come ha di recente affermato la Corte costituzionale, o deve accettare questo limite naturale? Dove finisce il diritto delle coppie di avere un figlio e inizia il diritto dei figli di avere certezza sulle proprie origini biologiche? Un confronto senza perifrasi.

Marco Travaglio - Il ventennio dell’impunità
Negli ultimi vent’anni tutti i governi che si sono succeduti – in tutte le loro combinazioni di centro-destra, centro-sinistra e coalizioni più o meno grandi – non hanno fatto altro che approvare leggi, lodi, decreti, ‘riforme’ che hanno reso più inefficiente, più lenta e, soprattutto, più ingiusta la giustizia italiana. Anno per anno, governo per governo, un dettagliato elenco delle principali norme a garanzia dell’impunità dei potenti: la lista della vergogna.

Info: temi.repubblica.it/micromega-online

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