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maggiani-chelli-giovanna-web11L'INTERVISTA
di Miriam Cuccu - 18 settembre 2014
L’attacco a Renzi: “Questo non è un governo antimafia”
Sul verdetto di ieri della VI sezione della Suprema Corte, che ha annullato – seppur con rinvio – l’ergastolo per strage al boss Francesco Tagliavia, Giovanna Maggiani Chelli ha le idee chiare: “Sono semplicemente infuriata – ha dichiarato la Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili – perché i tempi sono cambiati, è passato troppo tempo”. “In quel 1998, data della prima sentenza per le stragi 1993, era validissimo il teorema Buscetta – tutti gli omicidi vengono decisi dalla Commissione di Cosa nostra, ndr – e la responsabilità condivisa per tutti gli eventi stragisti. Oggi invece è stato cassato dalla Suprema Corte e l’ergastolo osteggiato trasversalmente a tutta la politica. Le Corti di Cassazione possono essere garantiste”. Una sentenza, questa, “che dimostra che con la mafia si vuole convivere”.

Francesco Tagliavia, che per la Corte d’Assise d’Appello di Firenze aveva "un ruolo di cerniera tra la base operativa e i fratelli Graviano" i due boss di Brancaccio fedelissimi a Totò Riina, è già stato prosciolto per le bombe del ’93 di Roma e Milano, ma per la strage di via dei Georgofili a Firenze (5 morti, tra cui due bambine, e 48 feriti) ha commentato la Chelli “forse sarà più dura che venga assolto, e magari invece di un ergastolo verranno fuori trent’anni”, certo è però che la condanna “viene rimandata in appello perché si rifaccia il processo e perché la mafia possa dire ancora fortemente la sua”.

Giovanna Chelli lancia poi un duro attacco contro il governo Renzi: “Il fatto che si dicano due parole all’anniversario di don Puglisi non significa che questo sia un governo antimafia” sottolineando il fatto che “non c’è più quella voglia di condannare all’ergastolo neppure i mafiosi, perché ergastolo per i mafiosi potrebbe voler dire ergastolo anche per qualcun altro, e in questo Paese il fine pena mai non lo si vuole più, nemmeno per la mafia”. Oggi, ha spiegato la Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, “anche la mentalità degli italiani è cambiata, nessuno dice più che bisogna combattere la mafia” e al contrario “si vuole far passare l’idea che queste siano storie vecchie buone solo per le parti civili, che magari sarebbe anche ora che la smettessero, ma noi – ha ribadito – non smetteremo mai per quello che abbiamo sofferto” perché questo è “il momento di capire perché la mafia ha fatto questo e trattato con lo Stato”.

Proprio sulla questione della trattativa mafia-Stato, materia del processo in corso a Palermo ma legata a doppio filo con le bombe del ’92 e ’93, la Chelli ha aggiunto: “Mentre in primo grado – nel dibattimento celebrato a Firenze, ndr – viene confermato che trattativa ci fu, questa poi non viene più nominata. Dato che andremo in appello, cercheremo di tirarla fuori ancora una volta”. Con questo rinvio, ha concluso, “speriamo che celebrino presto il processo, che non ci facciano aspettare mesi e se ci sono state delle pecche, che queste vengano fuori. Noi auspichiamo a breve visto, che sono vent’anni che aspettiamo. Ma non si dica che questa è giustizia”.

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