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scajola-claudioProcesso immediato per l’ex ministro e Chiara Rizzo
di AMDuemila - 6 agosto 2014
Nascosto da alcuni quadri, in piccole nicchie scavate dentro il muro, gli inquirenti hanno trovato l’archivio segreto dell’ex ministro Claudio Scajola. In precedenza erano già state fatte altre perquisizioni, e proprio dall’esame del materiale trovato i pm di Reggio Calabria Lombardo e Curcio avevano riscontrato riferimenti a cartelle mai finora trovate. Per questo è stato firmato un secondo decreto di perquisizione che ha prodotto i risultati sperati, e dai muri dello studio di Scajola sono saltati fuori una serie di hard disk e di pen drive. Il cui contenuto è celato dal massima riservatezza.

Nei confronti di Scajola, Chiara Rizzo (moglie dell’ex deputato Amedeo Matacena) ed altri tre soggetti coinvolti nelle indagine sui presunti aiuti per la latitanza di Matacena, è stata accolta la richiesta della Direzione antimafia per il processo che si celebrerà con il rito abbreviato. In merito alla richiesta avanzata, approvata dal gip di Reggio Calabria Olga Tarzia, era stata precedentemente stralciata dalla Dda la posizione dello stesso Matacena, condannato a tre anni per concorso esterno in associazione mafiosa e attualmente a Dubai. Il processo, fissato per il prossimo 22 ottobre, riguarderà anche Martino Politi, factotum di Matacena, e Maria Grazia Fiordalisi e Roberta Sacco, segretarie di Matacena e Scajola. Stralciata, invece, anche la posizione di Raffaella De Carolis, madre dell’ex deputato. Scajola, Chiara Rizzo ed il factotum dell’ex politico, Politi, dovranno rispondere di procurata inossevanza della pena, mentre per la Rizzo e Politi pende anche l’accusa di aver schermato i beni di Matacena per sfuggire a un possibile sequestro. Sia Rizzo che Scajola, arrestati tre mesi fa, si trovano ai domiciliari, misura che sarebbe scaduta tre giorni dopo la decisione presa dal giudice.
I pubblici mnisteri di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo e Francesco Curcio, insieme al procuratore Cafiero de Raho, sostengono che l’ex ministro dell’interno si sarebbe mosso per fare spostare Matacena da Dubai, luogo in cui si era rifugiato a seguito della condanna, dato che il Libano era considerato un Paese più tranquillo al fine di evitare l’estradizione. L’accusa sarebbe provata da una serie di telefonate tra Scajola e la Rizzo ed i contatti avuti dall’ex ministro con Vincenzo Speziali (nipote omonimo dell’ex senatore del Pdl) che vive in Libano e avrebbe rapporti con importanti rappresentanti politici del Paese come l’ex presidente Amin Gemayel.

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