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di Aaron Pettinari - 20 luglio 2014
Porte chiuse al Castello Utveggio all'arrivo delle Agende Rosse
Uno schiaffo alla memoria e alla voglia di urlare la propria indignazione di fronte ad una verità negata da oltre 22 anni. Così è parso quel cancello chiuso al Castello Utveggio, sede del Cerisdi (Centro Ricerche e Studi Direzionali, ndr) all'arrivo di Salvatore Borsellino e delle Agende Rosse, partite da via d'Amelio e giunte sul posto risalendo il Monte Pellegrino. Una salita simbolica in uno dei luoghi che per lungo tempo si pensava essere il punto “ideale” per premere il pulsante dell'autobomba che ha ucciso Paolo Borsellino e gli agenti della scorta davanti alla palazzina nella quale abitava la madre del giudice.
Le recenti rivelazioni sulla strage di Borsellino attesterebbero che fu Giuseppe Graviano, il capomafia di Brancaccio, a premere quel telecomando e lo avrebbe fatto da dietro un muretto sito nella stessa Via D'Amelio. Ma nonostante ciò restano diversi interrogativi basati sulla certezza della presenza dei servizi segreti all'interno del castello che è simbolo di quella congiunzione di poteri che, tra depistaggi e sparizione dell'agenda rossa, hanno avvolto di mistero proprio la strage.


La notizia delle indagini aperte dal pool coordinato dal procuratore Sergio Lari, riguardo la ricerca di una traccia genetica sulla borsa che qualcuno ha aperto mentre in via d'Amelio ancora bruciavano le auto, ha aperto di fatto il corteo che alla testa aveva, come sempre, Salvatore Borsellino. Dietro di lui decine di ragazzi, uomini e donne, venuti da tutta Italia con in mano la propria agenda rossa al grido “Resistenza”, “Paolo è vivo”. Il “popolo delle agende rosse” è stretto al proprio leader che ancora una volta si trova a chiedere giustizia e verità superando ogni limite umano. Per questo motivo quel cancello chiuso, con tanto di lucchetto, appare davvero come un gesto di scherno. Certo, alla fine quelle porte si sono aperte, dopo vari tentativi di contatto telefonico sia dello stesso Borsellino, che dei dirigenti del servizio di polizia che ha accompagnato il corteo. Arrivano le scuse da parte della direzione del Cerisdi per l'imprevisto creatosi, frutto forse di una mancata comunicazione. Alla fine va bene anche così. Poco prima di arrivare di fronte al Castello Salvatore Borsellino, accompagnato dalla figlia Stella, dai suoi ragazzi e da Giulia Sarti, ha la forza per una nuova corsa fino ai primi gradini del centro. Lì vengono urlati i nomi di chi oggi non c'è più, dallo stesso magistrato agli agenti di scorta, ma anche di chi oggi è vivo e ne ha raccolto il testimone come Antonino Di Matteo. E' l'ultimo atto di questa calda mattinata mentre al pomeriggio, alle 18, all'ex Fonderia Reale, si chiudono gli eventi con il convegno a cui parteciperanno Giulia Sarti e Giorgio Ciaccio del M5S, Beppe Lumia del PD e Claudio Fava del gruppo misto.

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