Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

guzzanti-art-bongdi Sabina Guzzanti - 29 maggio 2014
Riassunto delle puntate precedenti: il csm il 5 maggio emana una circolare in cui si rende più restrittiva l’applicazione di una regola su chi può o non può fare le indagini sulla mafia. La restrizione è fatta in modo tale da escludere dalle indagini Di Matteo, Tartaglia e Del Bene ovvero il pool che segue il processo sulla trattativa. La circolare arriva due giorni dopo che Di Matteo e i suoi colleghi avevano prelevato una grande quantità di documenti da una sede dei servizi segreti.
Segue indignazione popolare. Solo il procuratore Messineo può intervenire e oggi lo fa inviando un quesito al csm in cui si chiede per farla breve che dalle restrizioni siano esclusi i magistrati di Palermo.

Qui sotto ho preso un pezzo di un articolo di Bongiovanni da ANTIMAFIADuemila e ho fatto dei tagli per agevolare la vostra lettura. Il testo integrale è qui!

Messineo invia il “quesito”, ora la palla passa al Csm
Se da una parte l’Anm si presta nuovamente a fare da grancassa agli attacchi al processo Stato-mafia, dall’altra si apre uno spiraglio in merito all’applicazione dei pm del pool alle nuove indagini sulla trattativa. La lettera del procuratore di Palermo Francesco Messineo, indirizzata al Consiglio Superiore della Magistratura, è giunta (finalmente) a destinazione. Come è noto, ai primi di marzo di quest’anno il plenum del Csm aveva modificato l’art. 8 della circolare sulle Direzioni distrettuali antimafia nelle procure. In questo modo erano stati indicati criteri molto più rigidi per individuare i “casi eccezionali” che consentono la designazione di magistrati non appartenenti alla Dda per procedimenti da assegnare a quel gruppo di lavoro. Con un tratto di penna quella circolare estrometteva di fatto magistrati come Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene dalle nuove indagini sulla trattativa Stato-mafia. Subito dopo la divulgazione della notizia di questa circolare si era sollevata un’indignazione popolare. Dal canto suo Salvatore Borsellino aveva esortato l’opinione pubblica a ribellarsi “contro chi metteva il bavaglio ai pm”. Rispondendo ad una nostra osservazione in merito lo stesso Messineo aveva quindi assicurato che avrebbe scritto al Csm attraverso la procedura del “quesito” per chiedere esplicitamente una via di uscita. Ed ecco finalmente che quella lettera è stata ufficializzata. In un punto della missiva si fa riferimento all’affaire trattativa (pur senza nominarlo) in merito alla coassegnazione di nuovi filoni investigativi tra magistrati Dda e magistrati non Dda. Messineo si sofferma quindi sui casi in cui dovessero emergere “elementi indiziali a carico di nuovi e diversi soggetti rispetto a quelli per i quali si procede e tuttavia per il medesimo fatto ascritto a questi ultimi, con conseguente necessità di stralcio onde procedere separatamente alle relative indagini”, come è il caso appunto del procedimento sulla trattativa. Di fatto “in ossequio al principio di continuità nella assegnazione delle indagini per un medesimo fatto” viene sottolineata l’importanza di non disperdere il patrimonio conoscitivo dei magistrati che non fanno parte della Dda.
Proprio per questa esclusione dalla distrettuale antimafia un filone dell’inchiesta sulla trattativa è stato materialmente tolto ai pm Di Matteo e Tartaglia (lo stesso discorso vale per il pm Del Bene). L’istanza di Messineo è quindi l’ultimo tentativo di evitare che indagini delicatissime si arrestino ripartendo da zero nelle mani di nuovi magistrati che devono leggere centinaia di migliaia di pagine, con i rischi della prescrizione (e non solo). E’ del tutto evidente che non si sarebbe dovuto arrivare a questo punto, e che lo stesso Messineo avrebbe potuto applicare comunque i pm in questione lasciando, se mai, al Csm il compito di pronunciarsi al riguardo. Ma ormai i giochi sono fatti e non resta che riparare al più presto al grave errore della rigidità di questa circolare.
Per quale motivo il Csm dovrebbe allora ostinarsi a far applicare alla lettera la nuova circolare estromettendo così il pool di Palermo dalle nuove indagini sulla trattativa? Se la logica non è un’opinione è evidente che la richiesta del procuratore di Palermo ha un suo fondamento: l’inchiesta sulla trattativa rientra a pieno titolo tra i casi “eccezionali” e quindi necessita di quegli stessi magistrati che la conoscono fin dalle origini. Escludere i componenti del pool da quelle indagini sortisce una serie di effetti a catena. In questo modo l’isolamento del giudice Di Matteo si acuisce ulteriormente con conseguente suo indebolimento agli occhi di Cosa Nostra e di quei poteri (che “deviati” non sono) che non aspettano altro per realizzare la condanna a morte di Totò Riina. Per non parlare dello svuotamento investigativo: importantissime indagini rischierebbero di finire su un binario morto, in totale spregio verso i familiari delle vittime di mafia e verso la verità stessa. Davvero il Csm si vuole caricare di questa gravosa responsabilità – che rimarrà nella storia – come le precedenti infamie compiute dall’“organo di rilievo costituzionale” in tempi più o meno recenti? Davvero i pregevoli consiglieri che sceglieranno di non accogliere le osservazioni di Messineo intendono affrontare il disprezzo dell’opinione pubblica, che inevitabilmente scaturirà, qualora il quesito del procuratore di Palermo dovesse essere bocciato? “Si chiede pertanto – conclude il procuratore di Palermo nella sua lettera – che il Consiglio Superiore della Magistratura, con l’urgenza che il caso richiede, voglia dare autorevole soluzione ai suindicati quesiti”. Questa volta il Csm ha la possibilità di dimostrare, una volta per tutte, che i rappresentanti dell’organo di autogoverno delle toghe hanno fatto tesoro degli errori dei loro predecessori nei confronti di Giovanni Falcone. Lo possono fare in un unico modo: rispondendo positivamente, con saggezza e coscienza, alle osservazioni del Procuratore di Palermo, applicando quindi Di Matteo, Tartaglia e Del Bene alle nuove indagini sulla trattativa.
La parte sana di questo Paese chiede con altrettanta “urgenza” che il Csm trovi subito la “soluzione” all’empasse che la sua stessa circolare ha creato. Prima che sia troppo tardi.

Tratto da: sabinaguzzanti.it

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy